Lauradeilibri-Laura Bertolotti: Oliva Denaro

foto di scena- matrimonio all’italiana , 1964 regia vittorio de sica

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Oliva Denaro vive la sua adolescenza in un paesino della Sicilia, stretta tra una madre che la rimbrotta in continuazione: «La femmina è una brocca: chi la rompe se la piglia» e un padre silente. Intanto cerca di capire quali siano le regole della vita, se le ripassa, anche se non le piacciono, perché a lei piace:«[…] correre a scattafiato con gli zoccoletti ai piedi, immaginare i nomi delle nuvole, girare nella mente i termini latini, raffigurare a carboncino le divinità del cinema, indovinare l’amore nei petali di un fiore».

Il fratello di Oliva è Casimino, più fortunato perché maschio «non è brocca lui», non importa se è negligente a scuola, perché è maschio, non deve «aspettare il marchese», perché è maschio, invece Oliva, con il marchese,  diventerà  donna e dovrà assoggettarsi  a regole di comportamento più rigide per non disonorarsi.

Oliva ama studiare e coltiva il sogno di diventare maestra, mentre sua madre pensa soltanto di farne una buona moglie, come ha fatto con la sorella più grande, già maritata. L’amica più cara è Liliana, figlia di un comunista e di «una madre che lavora fuori casa», molto più disinvolta delle sue coetanee. Le ragazze discutono e fanno progetti sul loro futuro e Liliana non vuole per sé il matrimonio ma una carriera in Parlamento, «come Nilde Iotti».

Il nuovo romanzo di Viola Ardone ricorda la vicenda di Franca Viola, diventata il simbolo della ribellione alla cosiddetta fuitina, fuga-rapimento d’amore,   e conseguente paciata tra le famiglie, che siglava un accordo matrimoniale per tacere l’avvenuto rapporto sessuale tra un uomo e una donna, anche se unilateralmente voluto.

E anche Oliva subisce un rapimento, uno stupro e l’onta di venire additata  dai compaesani per  non aver rispettato le regole della tradizione. Persino il maresciallo Vitale, che rappresenta la legge in paese,  le consiglia di seguire la consuetudine e non procedere con una denuncia, eppure Oliva trova in sé la determinazione per ribellarsi e il padre la supporta nella sua decisione.

«Maresciallo […] mia figlia Oliva non ebbe mai intenzione di prendere quell’individuo. Non ci fu accordo tra le famiglie e nemmeno una proposta regolare. Fu lui a mettersi sulla nostra strada e di fronte all’indifferenza che ne ricavò decise di reagire con la forza, prima danneggiandomi la roba e poi la figlia».

L’autrice riesce a fare di questa storia un romanzo piacevole da leggersi eppure toccante e profondo nell’analisi di personaggi e situazioni.

Scritto in prima persona, alla voce di Oliva si alterna talvolta quella del padre, permettendo di capire quanta indignazione e sofferenza costi un gesto non allineato con le convenzioni sociali.

Bisogna aspettare il 1981 per vedere abrogati gli articoli 544 e 587 del Codice Penale, che prevedevano il matrimonio riparatore e il delitto d’onore,  e solo nel 1986 lo stupro diventa reato “contro la persona” invece di “contro la morale”.

Un cammino arduo che  Oliva-Franca, tra le tante donne,  hanno compiuto nella solitudine e nell’incomprensione dei benpensanti, delle autorità e sovente, ma non nel loro caso, dei familiari.

Nel romanzo di Viola Ardone lo stupratore se la cava con il minimo della pena, ma Oliva va oltre e si ritaglia la sua porzione di felicità  senza piegarsi al ricatto del paese, realizzando il desiderio di diventare insegnante e  tornando ad abitare nel luogo dov’è nata e dove vuole vivere con l’uomo che ha scelto di amare.

«Chinati giunco che passa la piena» diceva suo padre, uno dei tanti saggi detti che punteggiano il romanzo.

Anche in questo suo nuovo libro l’autrice decide di partire da un fatto davvero avvenuto e da persone reali, attribuendo loro altri nomi, per affrontare un problema su cui giova riflettere, perché i diritti non si acquisiscono senza lottare, senza dolore, senza scontrarsi con opinioni differenti e leggi avverse.

Nel precedente Il treno dei bambini (Einaudi, 2019) l’autrice ha ricordato i “treni della felicità” che partivano dalle regioni meridionali del nostro Paese, all’indomani del conflitto appena terminato, e portavano i bambini a vivere presso famiglie del Nord per un breve soggiorno in cui conoscevano un altro stile di vita e altre possibilità di nutrirsi, istruirsi e divertirsi.

Un’iniziativa voluta dal Partito Comunista Italiano che trovò molta adesione da parte delle famiglie indigenti e altrettante critiche, mosse anche dalla Chiesa, incline a insinuare dubbi su  un presunto indottrinamento ideologico operato sui bambini e le bambine allontanati appositamente dalle loro famiglie.

Viola Ardone racconta queste vicende dal punto di vista di chi le ha vissute, tra dubbi, desideri, sogni e, nel caso di Oliva Denaro, abusi fisici e psicologici.

Al padre di Oliva assegna parole che fanno commuovere: «La cosa buona che un padre può fare è mettersi da parte e lasciare andare. […] Pensavo di avere tre piantine deboli e ho scoperto nel mio campo tre alberi fruttuosi e resistenti. Anche dalla terra bruciata dal sale può rinascere vita».

 

Laura Bertolotti

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NOTE SULL’AUTRICE

Viola Ardone è nata a Napoli nel 1974. Insegna italiano e latino in un liceo. Per la casa editrice Einaudi, nella collana Stile Libero, ha pubblicato nel 2019  Il treno dei bambini, caso letterario dell’anno, in corso di traduzione in trentaquattro lingue e presto diventerà un film. La scrittrice e giornalista Concita De Gregorio ha presentato  OLiva Denaro al Premio Strega 2022.

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Viola Ardone, Oliva Denaro- Einaudi 2021

 

 

 

 

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