PASSAGGI CON FIGURE – Elianda Cazzorla: Edith Bruck e noi

antonio tempesta- bradamante valorosa- romae 1597

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Da giorni Bradamante rompe: – E quando scrivi per Carte sensibili? L’anima guerriera, che mi riporta al dovere, ha ragione, non posso mancare; ogni mese dal 2015 inserisco un pezzo. E poi proprio a gennaio, non posso mancare, quando il baule è pieno zeppo di buoni propositi.

Ci sono momenti in cui la mente è un campo di ghiaccio. Provi e stride. Scrivi e cancelli. Esplori un argomento e lo escludi. Ne scegli un altro e poi subito giù nel canale. Di ghiaccio anche lui. Tutto scivola inutile. La penna e la tastiera, regina e damigella, sono nello sconforto. Poi il campo bianco di ghiaccio si riempie di scarabocchi, cerchi concentrici con svolazzi, qualche stella tracciata nel modo in cui lo facevo da piccola, senza staccare mai la matita dal foglio… la stella di David… risento parole che narrano fatti orribili di cronaca, le hanno dette alla radio, in questa settimana.

Livorno – 26 gennaio 2022: Due ragazzine di 15 anni hanno aggredito un dodicenne, (…) prendendolo a botte e calci e sputandogli addosso. Secondo La Nazione, è successo domenica scorsa, a Venturino Terme, in pieno giorno. Il bambino si trovava in un parco pubblico, insieme ad alcuni suoi coetanei e (…) due adolescenti che hanno cominciato a prenderlo di mira e a insultarlo (…): Stai zitto. Sei un ebreo di m…a. Devi morire nei forni. [1]

Bradamante con la sua lancia infilza le immagini negative e le trasforma in immagini cariche di positività. Non è sola, c’è Es che l’aiuta e Io che le sistema in un ordine accettabile.

Affiora un antico vociare diffuso in uno spazio ampio e il Sssss del fate silenzio, che si perde già prima di arrivare alle poltrone più vicine. Auditorium liceo artistico, Modigliani, in via Degli Scrovegni a Padova, centocinquanta posti a sedere occupati. Oggi una lezione allargata a tutto il biennio e qualche classe del triennio. La cattedra è sul palco, due donne dietro la cattedra, due bottiglie d’acqua e un microfono, sulla cattedra. Alle spalle delle due donne: pannelli mobili con foto, citazioni, articoli di quotidiani, e realizzazioni pittoriche per copertine alternative al romanzo autobiografico letto.

È qui con noi Edith Bruck.

E arriva il silenzio. In quell’attimo trecento occhi curiosi cercano nel viso della scrittrice, dietro la cattedra le espressioni della protagonista dell’autobiografia: Chi ti ama così. In quell’attimo realtà e immaginazione si sovrappongono e centocinquanta nuove immagini nascono. È quella Dikte? La bambina ebrea strappata dal villaggio in Ungheria, tra l’Ucraina e la Slovacchia, e trascinata con sua sorella in vagabondaggi forzati in sette lager. Quella ragazzina di dodici anni che in quanto piccola era destinata ad andare nella fila di sinistra, insieme a sua madre, nella fila degli inutili, vecchi e bambini, da portare nel forno crematorio. Sua sorella Eliz era già stata spinta nell’altra fila, per i lavori forzati. Eliz urlava non portatemi via voglio morire, ammazzatemi con mia madre e supplicava di andare a sinistra, dove Dikte stringeva il braccio della mamma con tutta la sua forza. Improvvisamente sentii che un soldato mi spingeva verso destra e quasi sussurrava: destra, destra il nome del luogo era Auschwitz. (pag.25) Dikte riesce a sopravvivere aggrappandosi alla sorella: vivevamo l’una per l’altra, ridotte pelle e ossa, senza forza fisica, ma di animo sì. Il nostro lavoro consisteva nel legare uno straccio attorno ai piedi dei morti e nel trascinarli nel camion che li portava via. Più morti vedevo più mi cresceva la volontà di vivere. Di mia madre non so cosa ne abbiano fatto, ho pianto per cinque settimane e poi ho pensato a sopravvivere. (pag.43)

 

foto anonima – edith bruck – liceo artistico “modigliani” padova – 1995

 

Ci sono classi che hanno letto il libro, Chi ti ama così, altre che non l’hanno letto e quindi non conoscono l’autrice. Edit Bruck è nata in Ungheria nel 32, dopo la deportazione da bambina nei campi nazisti, ha vissuto in diversi paesi, attualmente vive a Roma, ha scritto molti libri… -ah il microfono non funziona?- la diretta è così, perdonate. Ragazze e ragazzi, salirete sul palco, cinque per volta e formulerete domande alla scrittrice. Noi insegnanti ci scusiamo con Edith Bruck nel caso in cui venissero rivolte domande che potrebbero sembrare irriverenti, ma non è per cattiveria e perché c’è un abisso terribile tra chi ha vissuto quell’esperienza e chi vuole conoscerla. Noi siamo qui per ricordare, perché come ha affermato la scrittrice in un’intervista: Il male fatto a uno di quegli ebrei è il male fatto all’umanità. E non possiamo dimenticare. Chiudo questo mio intervento con una poesia scritta di Joy Haryo[2],  Remember, perché l’obiettivo di questa giornata è il ricordo e noi oggi proviamo a esplorarlo e a costruirlo, affinché ci venga passato il testimone. Con i ricordi di Edith costruiamo il nostro ricordo per l’agire giusto di ogni giorno e per le vite che verranno.

Remember the sky that you were born under,
know each of the star’s stories.
Remember the moon, know who she is.
Remember the sun’s birth at dawn, that is the
strongest point of time. Remember sundown
and the giving away to night.
Remember your birth, how your mother struggled
to give you form and breath. You are evidence of
her life, and her mother’s, and hers.
Remember your father. He is your life, also.
Remember the earth whose skin you are:
red earth, black earth, yellow earth, white earth
brown earth, we are earth.
Remember the plants, trees, animal life who all have their
tribes, their families, their histories, too. Talk to them,
listen to them. They are alive poems.
Remember the wind. Remember her voice. She knows the
origin of this universe.
Remember you are all people and all people
are you.
Remember you are this universe and this
universe is you.
Remember all is in motion, is growing, is you.
Remember language comes from this.
Remember the dance language is, that life is.
Remember.[3]

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.Sara (quindici anni): le porgo i saluti e ringraziamenti da parte di tutte le classi qui presenti. Ho letto il suo libro e posso dirle di aver trovato una persona che ha sofferto e lo dice nelle 109 pagine di tutto il libro. Una donna che ho ammirato per il suo carattere forte e coraggioso. Ho ammirato la sua fede, la speranza che un giorno qualcuno l’avrebbe salvata. Lei si è aggrappata alla vita e non voleva lasciarla nemmeno per un istante e penso che sia stato questo a salvarla dai campi di concentramento. Ho anche trovato un essere umano che aveva dubbi con incertezze e paure e penso che la paura più grande era quella di non riuscire più a trovare la vera felicità. Penso che questa paura lei abbia cercato di sconfiggerla attraverso la fuga, ma non per lasciarsi alle spalle dei problemi, ma la fuga per la ricerca della vera stabilità. Un’altra cosa che mi ha affascinato e allo stesso tempo sconvolto è stato il tipo di lingua che lei usa: semplice, alla portata di qualsiasi tipo di lettore e mi ha sconvolto perché quando lei narra avvenimenti nei campi di concentramento, che sono alienanti e disumani, lei non mette dentro i propri sentimenti. Io penso che questa sia stata una scelta precisa perché quello che lei scrive lo commenta da solo chi legge. Nonostante abbia letto altri libri sulla persecuzione degli ebrei da parte della Germania nazista, quello che lei ha scritto mi ha agghiacciata. Penso che debba essere così, perché una cosa che ci impressiona è una cosa che difficilmente dimentichiamo.

Edhit Bruck:  la vostra compagna ha raccontato le impressioni che ho avuto leggendo il mio libro; quindi, non posso rispondere perché non ci sono domande, l’unica cosa che posso spiegare e che io il libro l’ho scritto in italiano dopo solo tre anni di permanenza in Italia. Posso dire perché ho incominciato a scrivere questo libro. In Ungheria, fuggendo dall’Ungheria – non funziona di nuovo questo microfono- ora funziona? Io avevo scritto parte di questo libro con la matita su un quadernetto di scuola e poi quando sono fuggita dall’Ungheria e sono arrivata in Cecoslovacchia ho dovuto buttare via tutto ciò che era scritto in lingua ungherese, perché io non dovevo avere nessuna nazionalità, nessuna appartenenza, sono scappata senza documenti e non avrebbero dovuto trovarmi nulla addosso, se per caso mi avessero preso sul treno dove ero nascosta. Poi ho perso la prima parte dentro. E quando sono arrivata in Italia nel ‘54 o ecco ho cominciato a riscrivere questo libro, però non è che sapessi molto bene la lingua e temevo che fosse scritto male e allora avevo un’enorme pudore nel farlo vedere alla persona di cui era innamorata, che è mio marito oggi[4] e così l’ho fatto vedere a un amico perché non volevo che lui mi giudicasse e gli ho dato le prime 40 pagine scritte così come le avete lette su questo libro, lui mi ha detto: continua perché è molto bello, molto fresco, semplice ed è giusto scrivere così. Allora ho scritto questo mio libro esattamente così senza aggiungere nulla senza togliere nulla perché sapevo fino a che limite arrivavano le mie conoscenze della lingua italiana. Le cose che racconta sono molto drammatiche, non ho trovato faticoso scrivere nella lingua italiana, lo trovo più faticoso oggi perché sono diventata più esigente con ogni libro. Ho iniziato a scrivere non so per quale motivo, Primo Levi diceva che lui è diventato scrittore perché è stato ad Auschwitz, io non lo so se è così per me, io credo che avrei scritto lo stesso perché già da bambina scarabocchiavo le poesie per la mia mamma. Quindi era da moltissimo tempo che volevo scrivere, ma non avevo una lingua in cui scrivere in cui esprimermi. Questa esperienza estrema che ho vissuto non la potevo tenere dentro, questo dolore così immenso, questa indignazione così immensa… non si scrive mai abbastanza, è un argomento che non finisce mai, comunque ne parleremo dopo, adesso passo la parola a un’altra persona, prima però vorrei ringraziare tutti voi che siete qui e la professoressa che mi ha chiamato e come ha organizzato così splendidamente questa giornata.

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Elianda Cazzorla- … Continua

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NOTE AL TESTO

[1] https://www.true-news.it/facts/livorno-bambino-aggredito-perche-ebreo-devi-morire-in-un-forno

[2] Poeta nativa americana note di lettura di Fernanda Ferraresso in https://cartesensibili.wordpress.com/2021/07/28/una-mappa-senza-tracce-fernanda-ferraresso-a-map-to-the-next-world-di-joy-haryo-note-di-lettura/

[3] Ricorda il cielo sotto il quale sei nato,/conosci ciascuna delle storie delle stelle./Ricorda la luna, sappi chi è./Ricorda la nascita del sole all’alba, questo è il/ punto più forte del tempo. Ricorda il tramonto/e il dare l’avvio alla notte./Ricorda la tua nascita, come ha lottato tua madre/per darti forma e respiro. Sei la prova della/ sua vita, e quella di sua madre, e la sua./Ricorda tuo padre. Lui è anche la tua vita./Ricorda la terra di cui sei pelle:/terra rossa, terra nera, terra gialla, terra bianca/terra marrone, noi siamo terra./Ricorda le piante, gli alberi, la vita animale che tutti hanno la loro/ tribù, le loro famiglie, anche le loro storie. Parla con loro,/ascoltali. Sono poesie vive./Ricorda il vento. Ricorda la sua voce. Lei conosce /l’origine di questo universo./Ricorda che sei tutte persone e tutte le persone/sei./Ricorda che sei questo universo e questo/l’universo sei tu/ Ricorda che tutto è in movimento, sta crescendo, sei tu./ Ricorda che il linguaggio deriva da questo./ Ricorda che il linguaggio della danza è, che è la vita./Ricorda.

[4] 29 marzo 1995

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