ISTANTANEE – Fernanda Ferraresso: L’anima tra i marosi e i passi perduti nella poesia di Elham Hamedi

elham hamedi- fragment

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THE FIRST SOUL

When I drank the sea
I did not even wander to the sky on the first step
I was the wounded soul of a glass
And a thousand cracked lips
Thirsty to weave water with fish scales
The oyster was full of eyes that spoke to pearls
The oyster was the interpretation of a heart with a galactic pulse
And I was a short tide
that could be explained
Only by the connection to the human uprising


LA PRIMA ANIMA

Quando ho bevuto il mare
Non ho vagato in cielo nemmeno sul primo gradino
Ero l’anima ferita di un bicchiere
E mille labbra screpolate
Assetata di tessere acqua con squame di pesce
L’ostrica era piena di occhi che parlavano di perle
L’ostrica era la traduzione di un cuore dal polso galattico
Ed ero una marea corta
si potrebbe dire
Solo per il legame con la disobbedienza umana

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THE SECOND SOUL

I was in the mirror,
“I” was exchanged for a thousand images
With the image of the papers, crumpled but light between words
With the ghosts of the trees, the shadows on my shoulders
I paused in the mirror
“I” was exchanged for all images of humans
My eyes became the eyes of children who were just drowning
the world in the clear water of their eyes

My hair became clusters of wheat that the wind analyzed
A thousand shoes walked in my footsteps
And the sound of shoes, the holy verses
Injected into the ears of birds
The sky sometimes came close to my eyes
And sometimes by hunting a bird
It was getting away

 

LA SECONDA ANIMA

ero allo specchio,
“Io” è stato scambiato per mille immagini
Con l’immagine delle carte, accartocciate ma leggere tra le parole
Con i fantasmi degli alberi, le ombre sulle mie spalle
Mi sono fermato allo specchio
“Io” è stato scambiato con tutte le immagini di umani
I miei occhi sono diventati gli occhi dei bambini che stavano affogando
il mondo nell’acqua limpida dei loro occhi
I miei capelli sono diventati grappoli di grano che il vento ha analizzato
Mille scarpe hanno camminato sulle mie orme
E il rumore delle scarpe, i versi sacri
Iniettati nelle orecchie degli uccelli
Il cielo a volte si avvicinava ai miei occhi
E a volte cacciando un uccello
Stava scappando


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THE THIRD SOUL

I melted in the world
And my voice is heard from the bottom of the throats of all human beings
The sea no longer claims
The sea is our fragrant bodies
And the world is the creativity of an invisible thread
That the heart sews all phenomena together
Without a drop of blood reddening the sky


LA TERZA ANIMA

mi sono sciolto nel mondo
E la mia voce si sente dal fondo della gola di tutti gli esseri umani
Il mare non reclama più
Il mare sono i nostri corpi profumati
E il mondo è la creatività di un filo invisibile
Tutti i fenomeni che il cuore cuce insieme 
Senza una goccia di sangue che arrossi il cielo



Elham Hamedi- inediti
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elham hamedi- fragment

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Jorge Luis Borges scriveva: “Noi siamo la nostra memoria,/ noi siamo questo museo chimerico di forme inconstanti,/ questo mucchio di specchi rotti”. E’ lì,tra quegli specchi in frammenti, che ognuno cerca di trovarsi, di vedersi, spesso inutilmente, intero, non sempre enigmatico mistero e, nello stesso tempo, di lasciare qualcosa di sé, un segno, una traccia, dove altri possano rifiorirlo nella loro memoria.
Visualizzare e dare forma a ciò che sfugge, che è aereo, volatile e volubile, ma pervade e intride la materia, è ciò che le opere di Elham Hamedi, sia quelle pittoriche, che quelle letterarie in poesia, cercano di fare, come inchiodando un attimo preciso, che lo sguardo profondo ha colto, senza confondersi con il tempo  in cui si vorrebbe trovare il senso per sintetizzarlo in un solo significato. Tutto resta sospeso. Nel movimento del frammento, afferrato nell’istantanea si coglie l’attimo, l’attimo prima che evolva. E’ l’ambra che già i greci chiamavano elektron, l’ elettrone,  o anche “il futuro” perché in electrum come lo definivano i latini, c’erano le proprietà fisiche di una pietra d’ambra. Strofinata si carica di elettricità ed è memoria preziosa, fossile di una vita catturata nell’istante in cui qualcosa si è modificato..
Hamedi spiega le sue opere, che vanno sotto il titolo di Fragment- frammenti e afferma che ciò che si vede non è una frattura esposta soltanto, quanto piuttosto ciò che ne consegue, in un recupero dei pezzi, di un corpo scomposto, collocando le parti di cui si forma quasi in un mosaico, in un diverso assemblaggio da cui ciò che si palesa è un dire fermo, inciso in ogni sua parte:- sono memoria e resto ferma anche se tagliata, sbranata e trascendo il corpo per farmi memoria di tutti. 
In una composizione solo sua, si fa strumento in cui il singolo si mostra come un coeso abito abitato, anche se corpo in quel caos di parti, testa orecchio piede , sembra voler ingrandire e gridare una affermazione forte. E’ un grande orecchio, un ascolto profondo e labirintico, la vita è l’attimo in cui la percezione interpreta la frantumazione ricomponendola attraverso repertori sonori, tendinee tessiture, intime correnti oscure, scrivendo le sue perle in quell’oceano di caos e caso da cui tutti e tutto discendiamo e in cui camminiamo, attraverso  immagini che non è dato vedere agli altri e sono intime, segrete, sono le perle dentro la conchiglia di chi le ospita in sentieri marini, abissi, dove camminiamo con piedi azzurri quasi con passi danzanti, in punta di piedi.

– The main theme … is the disintegrated parts of the body as one still unit of life. The human who interprets and reacts cannot be seen. The head of the man lacks the thought process unit of the body. In other words, only the physical presence of the parts of the body integrated with the surrounding objects can be noticed.
Sometimes the body and the elements of the surrounding nature are so closely integrated and transformed that they resist symbolism then, they become unexplainable. The artist takes the infant’s perspective in which the mother consists of different parts of the inanimate nature, the body of the mother, the body of the infant or even the body of other people. There are times when the body takes the form and the color of the surrounding nature. There are also times when the surrounding nature takes the form and the color of the still muscles of the body.
The wondering pieces of clothing and cloth are regarded as a symbol of the illusion of integration or a soul unexplainable and left behind. The sounds inset in the paintings, deviating from the conventional symbolism, depict pain and pleasure. The blurred sounds aim at conceptualizing a reality that cannot be projected in the form of language.
The disintegrated man constantly worries about the illusion of integration of his parts while pain and pleasure struggle to lead disintegration toward death.-

Il tema principale di Hamedi resta sempre il corpo, le parti di un corpo disintegrato sì, ma in cui la vita, non tanto l’uomo isolato, ma le parti di cui si compone, come parti di un unico indistruttibile profondo, oltre l’esteriorità a cui siamo abituati. La vita mostra la sua speciale unità, che resta coesa. L’umano non è visto nell’espressione ma nella tensione dei componenti, i suoi sensi e il movimento, anche quando tutto sembra fermo, bloccato un marmo. Il pensiero, il grande promotore dei nostri gesti qui è freddato,  il corpo è spoglio di pensiero, le sue parti sono componenti di quel tutto teatro scena in cui è immerso, una speciale cosmogonia contemporanea, dove l’eroe manca del volto ed è quel continuo smembrarsi e ricomporsi in tutti i corpi che formano un uomo-continuo, continuativamente riconfigurato e inspiegabile perché di sé il tutto: madre natura cielo terra aria energia. La morte è anch’essa solo frammento di quel quadro che sfugge, senza una cornice, solo tela, oltre le dimensioni di se stessa e si lancia a chi la guarda, l’avvicina o anche la rigetta, nei fili di un quotidiano che comunque, anche lì, nell’opera,  si mostra, in tutta l’illusorietà che suoni, parole, gesti, abiti, colori e segni hanno organizzato nei secoli quanto nei secondi, tutti gli istanti in cui ci è dato, sempre inconsapevoli di una verità realmente esperita e intera, di vivere.
Un dialogo che si sposta sempre tra un qui e un là percepiti comunque come filtrati l’uno dalla linfa dell’altro, incessantemente, quasi dolorosamente per un male che è l’originale consapevolezza di una conoscenza in cui siamo stati iniziati, in quel giardino delle delizie, quell’eden dell’infanzia umana, che poi si fa abbandono con la cacciata e nuovamente caduta nell’ignoranza in cui faticare, attraverso una memoria che si disperde in un mare di pezzi, frammenti di tanti specchi, per ricucire la propria visione del mondo e della vita.

Stare alla frontiera dell’immagine quanto del sentire sembra essere per Hamedi il luogo in cui più profondamente guardare, nel territorio di un sé consapevole di ogni mancanza, di ogni distanza, di quelle voci che non smetteranno mai di farsi sentire e abitare la carne, configurando sillabari di incredulità e attenzione acuta, forte proprio di quel sapersi riscrivere,  ritessendo in continuo quell’uomo-donna-tutto e niente, contemporaneamente.

Incombente vita e morte sono la residenza,  in una distanza in cui spazio è quel nuotare affogare e riaffiorare, rifiorire, ferire, lacerati da una forza che è sempre la passione con cui la vita ci prende e noi le rispondiamo, ciascuno dalla propria terra, in cui il sisma dell’esistere non è mai rassegnazione.

My name is Night / And with sensitive cartilage in my ear / I hear the cries of the moon / The moon that is buried in me / The moon with its rotten bones / With My Hollow Bones / The pain conversation has begun…

Il mio nome è Notte / E con la cartilagine sensibile nel mio orecchio / Sento le grida della luna / La luna che è sepolta in me / La luna con le sue ossa marce / Con le mie ossa vuote / La conversazione sul dolore è iniziata…

E in Terza anima scrive ancora:

(…)
mi sono sciolto nel mondo
e la mia voce si sente dal fondo della gola di tutti gli esseri umani

Fernanda Ferraresso

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NOTE RELATIVE ALL’AUTRICE

 

Elham Hamedi è nata nel 1967 in Iran – Shiraz. È un’artista multimediale, poeta e curatrice internazionale, membro permanente dell’Iranian Visual Arts Scientific Association, laureata in ricerca scientifica alla Yazd University e laureata in radiologia all’Università di Shiraz.

Alcuni dei suoi dipinti e installazioni sono stati ispirati dai frammenti di organi e dalle loro interazioni con oggetti inanimati.

Nelle sue opere (pittoriche e poetiche) cerca di stabilire una connessione tra l’arte e gli argomenti medici legati al corpo. Questa relazione intertestuale è associata a temi psicoanalitici e la psicoanalisi è considerata il collegamento tra le due aree dell’educazione di Hamedi. Ha tenuto diverse mostre personali e collettive in Iran e all’estero. La sua collezione di dipinti è stata recensita da quattro critici iraniani in “Sokhan”, Rivista Culturale e Artistica Numero 34, 2018. I suoi lavori sono stati recensiti anche da Rocco Zani, critico italiano, in “WordNews” 2021.

Sta collaborando al progetto di Maurizio Esposito sulla rivista Dialogo. Il n. 52 della serie “I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano” è dedicato a lei. (ZAQBOOR Silloge of poems ,a cura di Giuseppe Vetromile).].E’ una delle artiste selezionate per la prima Biennale d’Arte Contemporanea della Murgia-Italia 2021.

Nella sua veste di poeta è presente alla Prima Edizione Internazionale Iside IX-Arti Letterari . È designer della rivista letteraria e artistica “Aghrabeh”.

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