FACCIA. IDENTITA’ E DEFORMITA’- Francesca Eleonora Capizzi- Note di lettura al libro di Antonio Marturano

agostino arrivabene- il peso della porpora

 

Premessa. Non metterò insieme parole per raggiungere spiegazioni; fornire speculazioni ulteriori; tentare risposte a domande che la lettura del testo di Antonio Marturano potrebbe porre.
Faccia. Identità e deformità è “[…] il racconto esistenziale di un viaggio personale nella malattia”, e per tale ragione io resto in ascolto. La riflessione su un gruppo di malattie che interessano una parte specifica del nostro corpo – la faccia – apre una serie di considerazioni e indagini dalle quali si evidenziano alcune costanti. Si evince, dai tempi antichi, che la deformità è stata associata alla colpa, ai comportamenti ritenuti immorali, alla punizione trasmessa di generazione in generazione.
Le divinità, interessate alle azioni umane, come ci ricorda l’autore, intervengono contro la hýbris punendo chi ha oltrepassato i limiti imposti dal divino pulpito. Nel corso del tempo si assimila, in diverse culture, uno stretto legame tra colpa e punizione. Non sono rari, neanche durante l’infanzia, racconti esemplari in cui la minaccia che qualcosa di terribile possa accadere, comportandoci in un certo modo, costituisce lo stimolo – dettato dal terrore – a compiere o non compiere una certa azione. Di solito, le punizioni per questo tipo di disobbedienza si riferiscono a fantasiose menomazioni, deformazioni fisiche, rovesciamenti di alcune parti corporali.
La deformità facciale causa un problema di esclusione sociale. L’autore si concentra sulla Sindrome di Treacher Collins Franceschetti, di cui è portatore, per le implicazioni sociali che la malattia arreca. Si può parlare di faccia da diversi punti di vista, in questo libro è l’elemento che distingue un individuo nei rapporti sociali, “[…] la faccia come portatrice dell’identità personale e dei luoghi comuni relativi alla faccia”. Si ricorda, in Remy de Gourmont, in Joseph Merrick (chiamato Elephant Man per la Sindrome di Proteo), la trasfigurazione della faccia per effetto di due diverse malattie. Alla sofferenza fisica si aggiunge l’afflizione per il proprio aspetto. Potranno mai essere pronti su come affrontare il mondo esterno sapendo che dovranno subirne il giudizio?
Giudizio che ha a che fare con pregiudizio. Giudizio che rifiuta la conoscenza. Giudizio che attinge dalla paura. Spesso accade che una faccia deforme risvegli, nella maggiore parte di persone, un sentimento di avversione e rifiuto, una sorta di terrore di un incontro vis-à-vis con la diversità; con una parte di noi stesse/i tenuta forzatamente nascosta.
Gli animali avvertono l’energia di un indivisuo attraverso altri canali, non di certo dalla faccia.
Le piante sentono le nostre intenzioni dalla cura e dalle attenzioni che rivolgiamo loro. Noi non oltrepassiamo l’aspetto della faccia nella conoscenza dell’altro/a, almeno durante i primi incontri.
Il giudizio, da parte della società, su una persona sconosciuta avviene dunque sulla base di un attributo, un particolare, una caratteristica, una diversità, una apparenza.
I soldati della prima guerra mondiale, oltre che per la guerra in corso, restavano feriti anche perchè non conoscevano bene le armi che usavano. Sono le gueules cassées, i soltati che avevano subito mutilazioni alla faccia. Il cospicuo numero dei soldati sfigurati ha dato inizio alla chirurgia maxillo-facciale. La preoccupazione che accomuna le gueules cassées a Remy de Gourmont, a Joseph Merrick è quella di non volere essere notati, di passare inosservati, di essere normali, di non suscitare nessuno sguardo in particolare. La chirurgia, come afferma Sander Gilman – citato nel testo  – può aiutare: affinchè il passaggio, dal vecchio gruppo in cui ci si trova, verso il gruppo desiderato si compia. La domanda: «Come posso lavorare con un viso così?» che i soldati si ponevano esprime la loro più terribile, irrisolvibile preoccupazione e asserisce che la faccia “[…] è il centro dell’interazione sociale”. Antonio Marturano ci parla anche di sé, delle sue fasi durante l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta: le sue lotte, i suoi amori, gli affetti, i dolorosi interventi chirurgici, l’accettazione, la discriminazione, i viaggi, l’amore per la filosofia, la musica, lo studio, il lavoro… Anni in cui, tangibilmente, ha constatato che l’umanita è vittima del pregiudizio estetico e non vuole mettere le basi per scandagliarlo e affrontarlo. Le parole di Hannah Arendt – riportate dallo stesso autore – affrontano il problema irrisolto del diritto e dell’appartenenza all’umanità, e dicono: “[…] che ogni individuo ha il diritto ad appartenere all’umanità, diritto che dovrebbe essere socialmente garantito dall’umanità stessa”.
Antonio Marturano scrive: “[…] non aneliamo ad altro che alla sicurezza: rinchiusi nei territori mentali e spaziali che ci siamo creati, non desideriamo altro che ritrovare facce conosciute, normalizzate, il salto nello sconosciuto e nel rischio deve essere eliminato fino a mettere le nostre vite nelle mani delle macchine, che ci provvedono un cammino verso la morte saldo e privo di sgradevoli sorprese…”

 

Francesca Eleonora Capizzi

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NOTE RELATIVE ALL’AUTORE

Antonio Marturano è nato a Taranto il 10/06/1965 e si è laureato in Filosofia  ed ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Filosofia Analitica delDiritto presso l’Università Statale di Milano è stato membro del Comitato di etica della Difesa Militare Italiana (DIFESAN) fino alla sua abrogazione. e’ stato premiato nel 1999 con una borsa Marie Curie Fellowship per continuare gli studi nel Regno Unito con Ruth Chadwick prima alla University of Central Lancashire (Preston) e poi presso la University of Lancaster durante i quali ha organizzato la conferenza internazionale CEPE 2001; Dal 2002 è diventato research fellow presso il Centre for Leadership Studies alla University of Exeter e si è interessato dei problemi etici e filosofici degli studi sulla Leadership nel 2006 è il primo europeo a diventare Lecturer presso la Jepson School of Leadership alla University of Richmond (VA): oggi è professore a contratto di Antropologia Filosofica all’Università Tor Vergata di Roma (Dipartimento di Storia, Patrimonio Culturale, Educazione e Società). Ha pubblicato diversi saggi e oltre 100 articoli sia in italiano che in inglese, Ha in fase di preparazione un volume sulla filosofia della leadership e in fase di stampa un volume collettaneo sulla Disoccupazione tecnologica entrambi per la Routledge.

 

 

Antonio Marturano, Faccia.Identità e deformità – Fefè Editore 2021

 

 

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