VIAGGIANDO A…- Teresa Mariniello: Milano e le sue mostre. Tania Bruguera al PAC

tania bruguera- la verità anche a scapito del mondo- locandina pac milano
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Intanto il contenitore, Padiglione di Arte Contemporanea, PAC. 

Costruito al posto delle ex scuderie della Villa Reale porta la firma dell’arch. Ignazio Gardella e la data d’inaugurazione nell’anno 1954. Costituito da spazi estremamente flessibili si articola su tre livelli, il primo, molto ampio, è diviso da leggeri setti adatti ad accogliere parti dell’esposizione, il secondo, posto a una quota leggermente più bassa, è raggiungibile attraverso una rampa e una scala ed è completamente aperto con una vetrata continua sul verde dei giardini di Villa reale; infine il terzo, posto al piano superiore, si affaccia sulla prima sala attraverso un camminamento aperto  sulla stessa con retrostante  altro spazio allungato e non illuminato. 

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planimetria pac

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Il corpo di fabbrica segue l’andamento di via Palestro ed è chiuso su di essa, per portarsi poi in asse con quello di Villa Reale affacciandosi sui suoi giardini, neoclassici e ricchi di suggestioni; ne risulta una forma trapezoidale compatta in pianta ma estremamente mossa e articolata al suo interno.

All’inizio sede delle collezioni civiche del XX secolo si apre alla fine degli anni “70” ad ospitare mostre temporanee sulle forme d’arte attuali e sperimentali, diventando anche oggetto di intervento da parte degli artisti data la duttilità dei suoi spazi.

Dal 27.11.2021 al 13.2.2022 ospita una delle artiste più influenti sulla scena internazionale, non solo per l’intensa attività in questo ambito ma anche per un forte impegno nel sociale e politico producendo opere di lettura e interpretazione della realtà contemporanea, toccando temi “spinosi” come l’emigrazione, l’esilio, la censura e, anche, la memoria collettiva, la manipolazione della storia. 

Si chiama Tania Bruguera, è nata a L’Avana e vive un po’ lì e un po’ a New York.

È un’artista che intreccia l’arte e la vita, così da fare del linguaggio estetico uno strumento d’indagine e di possibile risoluzione di conflitti sociali, legati soprattutto ai diritti umani.

La sua mostra “La verità anche a scapito del mondo” porta un titolo importante.  Parte di questa frase fu pronunciata da Hannah Arendt, filosofa tedesca, durante un programma televisivo. La domanda del conduttore era stata: “Ci sono motivi validi per tacere su alcune cose che sa?” La risposta data fu: “Fiat veritas et pereas mundus”, (sia detta la verità anche a scapito del mondo). Parafrasando quella originale latina: “Fiat iustitia et pereat mundus”(sia fatta giustizia e perisca pure il mondo), la filosofa alluse ideologicamente a una società non basata sulla  giustizia ma sulla  verità, facendo coincidere questa parola con libertà.

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cancello di accesso

 

stanza 1-come le tue idee si trasformano in azioni civiche

stanza 1-il misero trattamento riservato ai migranti sarà il nostro disonore di domani

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Bruguera parte da qui per l’inizio della sua mostra, attraverso un cancello di ferro si entra nella prima stanza in cui si articola la mostra. Al suo interno c’è una sedia a dondolo con accanto una serie di libri della filosofa e un microfono per il visitatore che fosse interessato a leggere. Così come avvenne nella abitazione dell’artista nel 2015 per una lettura di oltre cento ore del testo di Hannah Arendt “Le origini del totalitarismo”. In seguito a quella lettura nacque l’INSTAR, istituto di artivismo Hannah Arendt, un centro situato a L’Avana che ha come obiettivo un’alfabetizzazione civica che attraverso la conoscenza dei diritti propri e collettivi sia in grado di difenderli e che grazie a incontri aperti a persone di età e classi sociali diverse perviene a proposte di nuove idee sulla democrazia e sulle strategie utili a un cambiamento.

Nella stessa stanza campeggia una bandiera, al centro di essa c’è un disegno realizzato con filo spinato e cucito insieme da sopravvissuti ai lager nazisti e da figli di deportati durante la seconda guerra mondiale. Un lavoro collettivo, che nella cucitura, diventa una denuncia alle barriere del passato e del presente. Un monito a non dimenticare e a sapere che si continua a mettere filo spinato per impedire i flussi migratori, militarizzando i confini delle nazioni come ha iniziato a fare la Grecia nel 2021 con dieci kilometri di filo spinato per ostacolare i siriani provenienti dalla Turchia.

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stanza 4- tavola della salvezza

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Nella stanza quattro l’artista espone il tema dell’esilio, della perdita e della memoria collettiva. 

Un grande flusso migratorio all’inizio degli anni ’60 si verificò a Cuba verso gli Stati Uniti dopo l’ascesa di Fidel Castro, e nuovamente negli anni ’90 durante il periodo Especial caratterizzato da un forte indebolimento economico seguito ai rapporti troncati con l’URSS. Scappare dall’isola verso la Florida era però possibile solo con mezzi di fortuna e un numero imprecisato di persone morì nel tentativo di fuggire.

“La tavola della salvezza”, titolo dell’opera, è dedicata alla memoria di quanto accaduto. 

Il marmo nero ricorda i monumenti funebri, le aste lignee alludono agli scafi delle tante barche usate per la traversata, il cotone indica le garze per medicare la grande ferita.

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stanza 4- statistica

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Sempre nella stanza quattro è esposta “Statistica”, una bandiera con disegno simile a quello cubana. La differenza è nel materiale che appare da lontano con una solidità che non è di stoffa.

Sono infatti capelli di cittadine/i che li hanno donati e insieme li hanno cuciti per molto tempo e con molta pazienza, in una manifestazione di unione che diventa gesto politico.

La bandiera è, per ogni nazione, un simbolo di identità sociale e politica; con questa azione si trasforma in uno stendardo funebre che vuole ricordare tutte le promesse mancate e le contraddizioni non risolte nel paese.

Altre stanze illustrano in modi, sempre volti a coinvolgere il visitatore, temi che riguardano i diritti umani come scritto in precedenza, ma mi preme, in chiusura, raccontare della installazione presente nel parterre, nella parte più bassa del padiglione, e che non porta titolo.

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parterre-senza titolo

 

La grande vetrata sul giardino è coperta di un bianco quasi lattiginoso  su cui si proiettano le ombre degli alberi fuori, così come sono bianchi soffitto e pavimento. In questo ambiente decontestualizzato sono posti a intervalli regolari piccoli cumuli di sabbia simboleggianti il disordine e la distruzione degli attacchi, tra essi spiccano, laceranti, due elementi scultorei neri.

Sono due bare. 

Sono quelle di due popoli, Palestinesi e Israeliani, che continuano ad essere protagonisti di un conflitto che conosce molto tempo e poche tregue, a danno soprattutto dei civili palestinesi costretti a un ritiro in campi profughi o all’emigrazione a causa della decrescente indisponibilità di terra a loro riconosciuta. 

L’unificazione dei territori in un unico Stato era stato visto, all’inizio del secolo scorso, come una delle soluzioni possibili e quella ci ricorda ancora Tania Bruguera, nonostante il bianco ovattato su cui si proietta un mondo che vuole restare fuori.


Teresa Mariniello 

Scatti eseguiti col cellulare

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