UN PERCORSO CONOSCITIVO DI GUARIGIONE IN TEMPI DI PANDEMIA- Lucia Guidorizzi: A proposito di “Canto per la mia terra” di Paola Volpato

paola volpato- erbe così sottili

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Ci sono libri che ci invitano ad intraprendere percorsi profondi di consapevolezza aprendoci alla sapienza antica della terra. A questo genere di libri appartiene la raccolta poetica di Paola Volpato “Canto per la mia terra. In tempo di pandemia” Vitale edizioni 2020. Paola Volpato è un’artista appassionata che nella sua opera esprime con grande coerenza e continuità una perfetta consequenzialità tra poesia e pittura. In particolare in questa sua raccolta emerge la dimensione scritturale che amo di più: quella della camminante. L’autrice, nei giorni difficili del 2020 che per molti hanno rappresentato un tempo recluso tra le quattro pareti della propria camera, sceglie la solitudine appartata degli argini e camminando lungo le rive del Marzenego, investiga i segni, le tracce che trova inscritte nella natura, in una sorta di geomanzia salvifica. Camminare lungo un corso d’acqua diviene così un percorso di consapevolezza che lascia fluire memorie, immagini, segni. Il fiume diviene metafora del fluire eracliteo del tempo, l’acqua disegna meandri sulla terra, linee fluide e sinuose, simili a spirali serpentine, nettamente in contrasto con la rigida geometria dei campi e dei terreni sfruttati da coltivazioni intensive.

 

“Nel paesaggio che ho scelto di abitare
ci sono linee orizzontali, verticali, longitudinali
che si intersecano in prospettive
di campi, di filari, di pioppeti, di tralicci di fili elettrici (…)

E sono qui perché me lo ricordo com’era
il paesaggio che ho scelto di abitare
ricco di fiumi, di canali, di fossi</i
con andamento a serpente, a Draconcello, a Muson

Con meraviglioso contrasto loro scorrevano
su queste terre piatte, nutrendo lungo le rive
ombre d’alberi e tutto il loro corteo (…)

da “Il paesaggio che ho scelto di abitare”

 

In Paola Volpato c’è la continua rievocazione della sacralità e della dolcezza di un territorio, quello veneto, che possiamo ammirare nei quadri di Giorgione e Cima da Conegliano che ora è stato violato e bruttato da logiche utilitaristiche e produttive, costellato dal grigiore di capannoni industriali e da avvilenti villette geometrili. Nel cogliere lo stridore di queste dissonanze che feriscono lo sguardo e che indignano i sensi, l’Autrice esprime tutto il suo rammarico
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“Viadotto grigio, prepotente armato cemento
irruente come animale feroce sulla preda,
ti slanci di la del corpo disteso 
dei campi umidi e sereni che sotto di te giacciono
molli di splendore e di verde cangiante (…)

Da qui è tutto visibile:
senza rimorsi, con aura baldanzosa, arrogante
hanno tagliato in due la terra
e lo sguardo degli alberi di là 
lungo la sinuosità del fiume
e l’incanto del silenzio e degli uccelli 
e gli odori delle erbe e dei fiori
e il tempo di prima e di adesso”

da “Ponte”

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paola volpato- erbe così sottili

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C’è in queste poesie il senso dell’eros della terra, l’amore per il paesaggio di zanzottiana memoria, un senso reverente di sacralità nei confronti della natura. Lo spirito di Paola Volpato è quello di una viandante, di una camminante, di una raccoglitrice arcaica di erbe e di fiori che sa riconoscere e chiamare per nome, il suo rapporto con la Natura è libero, assoluto e non certo legati ad aspetti performativi, come accade per i patiti di nordic walking, di running o di jogging, il suo camminare è scandito da un continuo osservare, accogliere, lasciar andare, in cui ogni cosa si trasfigura col mutare dell’inclinazione della luce, come appare evidente nella seguente poesia “Non mi piace la luce del mezzogiorno”
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“Non mi piace la luce del mezzogiorno sulla campagna
perché sembra che alla terra 
manchi quel sapiente velo di trucco

Che mette in evidenza il contorno degli steli,
che dà volume e lucentezza alle labbra dei frutti, 
che mostra le rughe delle foglie, dei frutti, dei tronchi, delle erbe
che sprigiona il pastello dei fiori, le nuance delle fronde

Così è tutto talmente piatto!
I colori si trapassano
e si aggiunge quella luce ad accecarti

Le ombre invece sono espansive
ti raddoppiano, ti creano un perno,
ti danno peso, ti sottolineano…
ti illuminano per contrasto

Ammiccanti preparano ad una presenza
La rendono…aulica

Ora la terra è orba della sua ombra!”

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Lo stesso cammino, percorso, muta nelle diverse ore del giorno, in diverse stagioni e condizioni metereologiche. La luce cambia con la diversa atmosfera, il libro della Natura non si finisce di sfogliarlo mai. Per questo motivo percorrere lo stesso sentiero porta ad esperienze nuove. Importante è non perdere di vista i segni, le tracce che ci raccontano di una meraviglia sempre pronta a rinnovarsi. Come Hildegarda di Bingen, mistica e visionaria, Paola Volpato è consapevole che la malattia consista nella perdita dell’unità e di come invece l’equilibrio sia il risultato del rimanere a contatto con la terra, con quell’humus che c’insegna a restare umili. La Natura, se sappiamo ascoltarla, è in grado di risanarci da tutti i mali che ci affliggono. Non è un caso che questa raccolta sia stata scritta proprio nei tempi oscuri della pandemia, proprio nel momento in cui molte persone si sono ripiegate in se stesse, chiudendosi in un bozzolo oscuro di paura e scoramento: invece la nostra viandante ha scelto di camminare in solitudine  e camminando di mettersi in ascolto di quanto la terra racconta, di lasciarsi curare dal fluido vitale che circola nella linfa degli alberi, di immergersi in questa conoscenza delle acque, delle piante, dei fiori, degli animali tutti.

 

“Vedo la bellezza in erbe sempre più sottili
e tutte le loro forme disposte senza economia, 
in modi diversi e armonici,
condensate in soluzioni,
ricche di particolari…perfette!

Il mio sguardo si assottiglia sempre di più
per poter…vedere
minuscole creature di proporzioni e fattezze ammirevoli
che dispongono le foglie opposte
o le avvolgono a spirale lungo il gambo
o le alternano
o mescolano tutto e fanno come gli pare… (…)

da “Erbe sottili”

 

Ogni apparizione, ogni epifania vegetale o animale è sospesa fuori dal tempo. Physis, la Natura, questa Grande Madre Universale è la Tessitrice di un arazzo infinito in cui si intrecciano Visibile e Invisibile e solo lei può dare le risposte che andiamo cercando.


“Se sono triste”

“Se sono triste
mi creerò una statuetta di terra con cui parlare,
plasmata dalla creta del fondo della palude
dell’oasi di là della strada
(abito sotto il percorso dei suoi trampolieri).

Lei porta dentro ricordi di epoche e di animali:</i
aironi, tarabusini, scriccioli, cuculi, usignoli e
di civette, gufi, aironi, gallinelle d’acqua e
di topi muschiati, talpe, colubri nerolucenti e
di libellule e gerridi pattinatori che vi si sono specchiati
e di rane e girini e lucci e pesci gatto e tinche…e anche 
di ami di pescatori, fionde, piastrelle di varie fogge…

Da quella creta sedimentata da secoli sul fondo melmoso
mi si formerà nelle mai una compagna, un’anima,
con un sorriso fermo e fiducioso nel volto
e una forma da emulare per la sua eleganza,
per la sua sapienza, per il mio benessere
con dentro tutta la memoria della vita
e un’energia sedimentata e possente

…una kore con il suo sorriso arcaico
mi riporterà alla luce!”

 

E con questo invito a rimanere fedeli alla terra e alla sua sapienza antica,  Paola Volpato ci accompagna coi suoi versi luminosi, selvatici, mai arresi, capaci di vedere oltre le strettoie del vivere che caratterizzano il nostro tempo, per affidarci alla canzone delle acque e delle terre che abitiamo.

 

Lucia Guidorizzi

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NOTE RELATIVE ALL’AUTRICE

Paola Volpato dal 1984 espone in numerose mostre personali e collettive in Italia – tra cui Venezia, Milano, Roma, Napoli, Bologna, Como, Bolzano, Treviso, Padova, Caorle, Noale, Mirano ecc. – e all’estero, tra cui Buenos Aires, San Paulo do Brasil, New York, Sacramento-Uruguay, Vlamir-Mosca, Madrid, Miami, Berlino. 
Vince nel 1985 il premio nazionale di poesia “Poeti intorno al Mondo” promosso da “Il Gazzettino”. 
Ha svolto attività di designer realizzando collezioni di tessuti da arredamento per prestigiose aziende del settore presentati al Pitti di Firenze e alla fiera di Milano, progetti per industrie vetrarie di Murano. 
Ha realizzato disegni per manifesti, illustrazioni d libri e calendari d’arte. 
Tiene corsi di tecniche artistiche per bambini ed insegnanti. 
Ha realizzato affreschi in spazi pubblici, istallazioni site specific, video 
Partecipa alla 54a Biennale Venezia-Pad. Spagna, su progetto di C.Pietroiusti. 
Partecipa su invito ad Arte Verona 2015, “Arbor Memorial” spazi indipendenti 
Lavora ad istallazioni site specific, pittura, video, affreschi in spazi pubblici tra cui: 
Mirano – Ospedale, murales nel nuovo ingresso, pareti esterne Scuola Materna “I.Calvino” di Noale, Forte Mezzacapo Venezia, istallazione Arbor3 – percorso La Ronda dell’ Arte 
Noale – Istallazione luminosa di 40 m. sulla Torre civica, Todi – installazione “Anfiteatro vegetale” su 2ha di collina davanti al Tevere. 
opere in collezione permanente: 
Museo Arte Contemporanea ad Ebene Rechenau (Austria); 
Museo di Arte Moderna di Vladimir (Mosca); 
Collezione Frostburg State University; 
Collezione Università di Norfolk-Virginia; 
Istituto romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia. 
Pinacoteche comunali di Napoli, Vicenza, Noale, Treviso, Caorle 
Banca della memoria, Milano- video Parting http://www.memoro.org/it/Parting_4684.html, vincitorD video concorso Pasinetti 

Sito dell’artista: http://paolavolpato.com/about/

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Paola Volpato, Canto per la mia terra. In tempo di pandemia- Vitale edizioni 2020.

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