ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: Due insieme…Camminando fianco a fianco tra le righe di poesia di Ko Un

michaël cailloux

.

.Senza uscire dalla porta
conoscere il mondo.
Senza spiare dalla finestra
vedere la via del cielo.
Più lontano si va,
meno si sa.
Perciò il saggio non viaggia, eppure sa;
non guarda, eppure comprende;
non fa, eppure compie.

Lao Tzu

.

Deve esserci un filo, una bava di ragno, trasparente e invisibile, qualcosa che salta da una terra all’altra di questo pianeta, indifferente al tempo e alla misura di una distanza. C’è. Ci deve essere perché è tangibile l’affinità del sentire, anche con abitudini e abiti diversi, con lingue differenti e ideologie non combacianti. C’è un sentiero sotterraneo che ognuno percorrendolo in sé arriva all’altro e non esiste più un qui e un là, è lo stesso il paese ospitante, e la poesia è il tracciato delle impronte comuni per un sentire affine, che crea parentela. Ognuno è la cella di se stesso e il paese in cui si muove, in cui cade e si rialza, in cui ci si vorrebbe a volte perdere e poi per un fiato si ritorna. Tutto questo, e ancora altro, mi avvicina alla poesia di un autore coreano che ho conosciuto tardi e attraverso le mie ricerche relative al cinema,  coreano anch’esso, che da tempo seguo. Pur avendo storie differenti sento per questo paese e per queste persone una vicinanza che non ho sentito con altri: l’amore per l’arte, la musica, la gioia della comunione nel sentire e guardare il corpo del cielo e il paesaggio, la voglia di fare festa, l’amore per la musica e la poesia, la gioia del dialogo, lo stupore per le cose piccole e immense, il desiderio di pace, la timidezza e l’introspezione, il micro e il macro che ogni cosa ospita. Potrei continuare ancora e sentire ogni volta una vicinanza per la quale mi sento a casa, in ogni poesia, in ogni rigo o parola che ho letto, o meglio ho abitato, di questo e anche di altri autori, altre autrici, anche staccate in un tempo certamente lontano, remoto. Eppure lì, in quelle parole, anche se ogni traduzione certamente non offre il colore e la profondità della lingua originale, sono le parole che nascono e disegnano il mondo, ogni volta nuovo perché è se stessi che si sta percorrendo attraverso una percezione che offre ogni volta una visione particolare, differente, non certo il mondo rapace del capitalismo e della globalizzazione, ma quello frattale in cui la gioia nasce da una bellezza in profondità, è una corrente sotterranea che scorre tra le terre e le complesse province di una variabilità nutrita di luce e d’ombre, ma spontanea come una colonia d’erba in cui ad opera del vento spunta qualche fiore. Ed è proprio l’erbaparolapoesia che colonizza e trasforma la crescente violenza e la disumanità di un potere/volere che aliena la vita. Per questo, leggere diventa vivere e il movimento tra le righe è il cammino, a volte pericoloso, ma comunque avvincente  che porta ad una nuova stanza, ad una nuova casa o via o…Qualsiasi cosa sia, la scoperta a cui si arriva, da questo oggi ad un prima che si raggiunge, è qui ed è non solo chi ha scritto ma…Ognuno di noi.
E. Non esiste più differenza geografica e linguistica, il sentire profondo è quel filosentierorespiro che ci avvicina, in ogni tempo.

Fernanda Ferraresso

.

michaël cailloux

.

Testi tratti da Cos’è? – Editrice nottetempo 2013

 

Neonato

Prima che tu nascessi
prima di tuo padre
prima di tua madre
il tuo brusio

.

Emozioni profonde

Dieci anni ho atteso per un fiocco di neve.
Il mio corpo incandescente come carbone ardente.
Ora tutto è spento.
Prima c’era il canto delle cicale, ora non più.

.

Nel tuo abbraccio

Cent’anni nel tuo abbraccio.
Non esistono Paesi,
non esistono amici
nessuna strada per me da percorrere.
Abisso di assoluta ignoranza, che estasi!

.

Una parola

Troppo tardi.
prima ancora che la pronunciassi
il mondo aveva udito
la mia parola
il lombrico l’aveva udita
il lombrico sbavò un grido.

.

Altrove

Come vivere
senza te

.

michaël cailloux

.

Testi tratti da L’isola che canta – Antologia poetica (1992-2002), LietoColle 2009
Traduzione di Vincenza D’Urso

 

Prima ancora delle mie poesie
era stato il moto dell’Universo
a non permettere neanche un singolo punto
Così
la mia poesia senza punti
era inevitabilmente in moto.

.

L’animo di un Poeta

Un poeta nasce negli spazi tra crimini,
furti, uccisioni, frodi, violenze,
nelle zone più oscure di questo mondo.

Le parole di un poeta s’insinuano tra le
espressioni più volgari e basse,
nei quartieri più poveri della città,
e per qualche tempo dominano la società.

L’animo di un poeta rivela il solitario grido di verità
che emana dagli spazi fra mali e bugie del suo tempo,
è un animo picchiato a morte da tutti gli altri.

L’animo d’un poeta è condannato, non v’è dubbio.

.
La vela bianca
.
Certo, nessuno anela a una tempesta!
Eppure tu, bianca vela lì fuori nel mare,
tu, nel profondo del cuore, desideri che la tempesta arrivi.
Perché solo nella tempesta
riesci ad essere viva.
.
Oh, bianca vela di pazienza e desiderio paziente nello scuro
mare blu!Battaglia!Il mio sguardo non si stacca da te.Per l’erba sotto i miei piedi,
anche una brezza gentile è tempesta.
(Da: Chogugŭi pyŏl – Stelle di patria, 1981-1990)

.

michaël cailloux

.

Il davanti dell’albero
.
Guarda, gli umani di spalle.
Se Dio esiste,
sarà forse questa la sua forma
in questo mondo?
Persino un albero
ha un davanti e un dietro.
Non necessariamente per colpa della luce del sole.
Non necessariamente per il Sud e il Nord.
Attraverso il suo davanti, io incontro l’albero,
attraverso il suo dietro, me ne accomiato.
E già mi manca, quell’albero.
Non possiede parole, l’albero,
ma se sente parole d’amore
porge più foglie al soffio del vento.
Le foglie del nuovo anno
saranno d’un verde ancora più smagliante.
E quando la nostra estate sarà trascorsa
rifulgirà lì,
d’un rosso fuoco
che nessuno potrà mai eguagliare.
D’un rosso fuoco
che nessuna fine d’amicizia umana
potrà mai terminare.
.
Madre
.
Una donna cammina e parla da sola
sembra che siano in due.
Mormora qualcosa affettuosamente
o forse è il pianto di una donna abbandonata,
nella storia appena letta.
Non sono forse così a volte le madri umane?
Come possono solo l’indoariana Maya
o la Vergine Maria
essere considerate madri?
La donna che, al tramonto, scruta nel buio
pur non avendo figli che ritornino,
non è forse anche lei una madre?

.

Strada

.
La strada non c’è.
Da qui in poi, speranza.
Mi manca il respiro,
da qui in poi, speranza.
Se la strada non c’è,
la costruisco mentre procedo.
Da qui in poi, storia.
Storia non come passato,
ma come tutto ciò che è.
Dal futuro,
dai suoi pericoli,
alla mia vita presente,
fino all’ignoto che segue,
all’oscurità che segue.
Oscurità
è solo assenza di luce.
Da qui in poi, speranza.
La strada non c’è.
Perciò
la costruisco mentre procedo.

Ecco la strada.
Ecco la strada, e porta con sé, impeccabile,
innumerevoli domani.

.

Una mia breve biografia

A volte sogno.
Dopo il volo lontano d’un pellicano sull’Oceano Indiano
io sogno.
Come usava fare mio padre al paese natio.
Scomparsa la luce dopo il tramonto, in quell’oscurità
io sogno.
Risvegliato dal sogno
sono vivo come una linea elettrica che piange nel vento.

Finora ho respinto i miei sogni.
Persino in sogno
ho lottato per respingere i sogni.
Così,
che fossero fantasie
o teorie dominanti di un’era
le ho respinte.
Esistevano solo le cose così come sono.
Ho visto
luci fosforescenti brillare sul mare notturno.
Ho visto
le bianche fauci delle onde scintillare appena
mentre l’oscurità le seppelliva.
Esistono solo le cose così come sono.
Ho visto
lo scintillio della luce fosforescente e il suo nascondersi,
simili allo sguardo che unisce la madre e il suo neonato.
Ora accetto i sogni.
Le cose non sono più solo come sono.
Io sogno.
Ieri
non è oggi.
Oggi
non è domani.
Ma io sogno il domani.

La Madre Terra è tomba d’esperienze.

.

Entrando nel bosco

Il bosco era oscuro.
Il bambino che era con me
mi strinse forte la mano.
Lui e io diventammo uno.
Non avevamo parole.
Ci addentrammo ancora di più.
Eccola!
La mia fanciullezza rimasta immutata.
Un cucciolo di cervo corse via.

.

Disegnando una carta geografica

Anche oggi disegno una carta geografica.
Metto il Mare del Nord tra il Regno Unito e la Norvegia,
e traccio la costa della baia di Parhae in Asia orientale.
Poi strappo tutte le carte
disegnate finora.

Questo non è così.
Questo non è così.

Il vento che batte alla finestra mi dice:
“Povero te!
Quello che tu disegni è un mondo nuovo.
Non è una moderna carta generica che trovi ovunque.”

Non è solo il vento.
Me lo dice anche il vento di pioggia che batte contro la finestra.

Resisto al mio mal di pancia
e riprendo a disegnare una carta.
Una carta mai vista prima d’ora,
dove manca l’America, e anche l’Asia.

.

Gioia

Ciò che ora io penso,
chissà dove nel mondo,
qualcuno l’avrà già pensato.
Non piangere.
Ciò che ora io penso,
chissà dove nel mondo,
qualcuno lo starà pensando.
Non piangere.
Ciò che ora io penso,
chissà dove nel mondo,
qualcuno lo vorrà pensare.
Non piangere.
Che gioia!
In questo mondo,
chissà dove in questo mondo,
io sono composto di molti Io.
Che gioia!
Io sono composto
di molti Altri.
Non piangere.

 

Il poeta
.

Fu a lungo un poeta.

Persino i bambini
e le donne
lo chiamavano “Poeta”.
Più di chiunque altro
lui fu un Poeta.
Persino i maiali, i cinghiali,
grugnendo lo chiamavano “Poeta”.

Partì per andare lontano, morì sulla via del ritorno.
Non un verso rimase nella sua capanna di paglia.
Fu forse un poeta che non scriveva poesie?
Un altro poeta
compose in sua vece una poesia.
Non appena scritta,
fiuuu, volò via con una folata di vento.
Fu così che poesie di ogni spazio e tempo, scritte in
migliaia di anni, seguendole
volarono via una per volta, fiuuu, con una folata di vento.
La poesia non c’è.
.

Una lapide

 

Che triste cosa l’immortalità.
Questo mondo è destinato alla decadenza.
Per non dimenticarlo,
per non dimenticarlo mai,
eressero una lapide.
L’eressero scolpendo
il suo nome sulla pietra.

È forse il vento l’unico onore del vento?
A quella lapide che resiste sibilando,
alle violente tempeste di neve,
a quella lapide attaccarono orecchie.

Ma il suo nome
non dovrà brillare più della stessa verità.
Che fortuna non poter leggere il suo nome
alla luce delle stelle,
in questa profonda notte delle anatre selvatiche.

Coloro che troppo presto si unirono
sono ora dispersi.

Chiuso nell’abbraccio del loro cuore,
il suo nome lentamente sbiadì.

Che triste cosa l’immortalità.
Un giorno i loro poveri discendenti
non ricorderanno
di chi sia stato quel nome.

E i nuovi arrivati
da molto lontano,
ricorderanno ancora meno di chi sia stato quel nome.
Il nome inciso sulla pietra svanì lentamente.
Diventarono sordi,
tanto da non udire
lo scroscio della tempesta che accompagna
il rombo del tuono.

Se non è un nome scritto nella tempesta,
se non è un nome scritto sulle onde
di un lontano mare,
se non è un nome che segue l’eco della voce
di qualcuno morto a lungo tra i monti e poi sorto d’un tratto,
prima e dopo migliaia di anni,
quel nome potrà anche non essere immortale.
Quella lapide altro non era
che un pezzo di pietra ricoperto di licheni,
una pietra ben sepolta nella terra,
caduta dopo essere stata lungo in piedi, sola

.

Danze
Il vento del nord soffiando s’avvicina.
Gli alberi,
alberi d’inverno, tutti, danzano.
Anch’io mi adeguo, e danzo.
In fondo
neanche il cielo sembra resistere:
i fiocchi di neve disordinatamente danzano.
Anche gli orsi nel profondo delle caverne,
e le serpi sepolte lungo i pendii delle colline,
si svegliano per un attimo dal lungo sonno
e danzano pacatamente
al ritmo delle cose terrene.
.
L’isola che canta
(da  Soksagim – Sussurro – 1998)

Sparse, nel mare delle mie origini,

chissà perché,
isole qui e là.
Piccola, tra loro,
s’intravede l’Isola che canta.
Quando il vento, forte, soffia nelle lontane acque dell’Ovest,
attorno a quell’Isola,
sempre,
si ode cantare.
Puntuali, da tempi antichi,
arrivano le anime dei pescatori morti nel vasto mare,
Arrivano col grande vento
e cantano.
Per giorni e notti, cantano.
Così anch’io, cresciuto
guardando quell’Isola
ho accolto in me il grande spirito
e ancora oggi sono un cantore viandante.
Ho avuto, a volte, momenti solenni, ma oggi non son’altro
che un triste
malinconico cantore viandante.
.
Nota relativa all’autore
.
.
Ko Un è una delle figure più importanti della letteratura coreana contemporanea.
Cresciuto durante gli anni più bui dell’occupazione coloniale giapponese, dopo una lunga parentesi trascorsa come monaco buddista, si spoglia degli abiti religiosi per assumere negli anni Settanta la guida della dissidenza sudcoreana contro la dittatura militare, che gli costa spesso lunghi periodi di prigionia. Grande è anche il suo impegno verso la riunificazione nazionale, e nel 2000 fa parte della delegazione ufficiale sudcoreana per il primo storico incontro al vertice a Pyongyang tra i leader delle due Coree.
In oltre quarant’anni di attività ha pubblicato più di 120 volumi tra raccolte di poesie, saggi e altri scritti. Poeta di fama internazionale, è stato invitato a poetry readings in moltissimi paesi del mondo.
Nel 2004 per la prima volta ha partecipato a un convegno sulla poesia in Italia, paese in cui sono state pubblicate unicamente due raccolte poetiche: Fiori d’un istante (Libreria Editrice Cafoscarina 2005) e L’isola che canta(LietoColle 2009).
Per note biografiche più estese https://it.wikipedia.org/wiki/Ko_Un
.
Ko Un, Cos’è?– Editrice nottetempo 2013
.
Ko Un, L’isola che canta– LietoColle Editore 2009

2 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.