VIAGGIANDO A…- Teresa Mariniello: Milano e le sue mostre. Banksy al Teatro Nuovo

 

“Non so perché le persone siano così ansiose di mettere in pubblico i dettagli della loro vita privata; dimenticano che l’invisibilità è un superpotere.”- Banksy

Questa è una delle frasi di Banksy riportate all’inizio del percorso alla mostra. Non può non colpire e far riflettere in un momento storico che vede postati sui vari social non solo notizie riguardanti la cultura, la politica, il sociale, ma anche, direi soprattutto, momenti di vita quotidiana riguardanti i piatti che si preparano, i tramonti che si ammirano, gli amici che si frequentano…Le nostre case sono spalancate allo sguardo di un altro qualsiasi, senza pudore, in cerca di quella visibilità che alimenta un narcisismo ormai dilagante.
Lui invece si rivolge sì, a un altro qualsiasi, ma lo fa senza rivelare nulla di sé se non il pensiero e la posizione che assume rispetto ai vari temi che tratta, politici, sociali e etici.

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Nessuno sa chi sia eppure tutti conoscono il suo nome.
Inizia probabilmente a usare la vernice spray per i graffiti a Bristol negli anni “80”, insieme ad altri giovani che esprimono in questa forma il proprio dissenso o semplicemente il loro “esserci”. Vengono definiti presto delinquenti che distruggono le proprietà e le forze dell’ordine iniziano a reprimere tale forma di comunicazione. “Taggare” era allora un’attività generica, solitamente maschile, svolta di notte perché pericolosa legalmente.
La tecnica che sarà usata presto da Banksy sarà quella dello stencil che consente una grande velocità di esecuzione, massimo 15 minuti; è inoltre economica, si tratta solo di ritagliare sagome in cartone…La conservazione delle mascherine consente poi una riproduzione in serie o su altri supporti o in altri contesti.

 


Banksy si muove, si sposta in paesi diversi nel tempo. Appare a Londra, Venezia, Napoli, ma anche a New York e in Cisgiordania lungo il muro di 70 km che la separa dallo stato di Israele. Se ne contano nove delle sue opere sul muro, sono quasi tutte raffiguranti bambini che cercano di aggirare l’ostacolo aggrappandosi a palloncini o scavando con palette.
Nonostante tutto questo girare e portare in espressione la sua denuncia lui resta il più misterioso artista di graffiti al mondo.

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“Non c’è niente di più pericoloso di qualcuno che vuole rendere il mondo un posto migliore.”

E questa è l’altra frase che compare all’inizio del percorso di visita. Sembra una contraddizione eppure quel migliore sta per ordinato, confinato, facilmente governabile, senza contrasti o contrapposizioni, anche se ciò può comportare la guerra. Tra i suoi soggetti preferiti ci sono dunque quelli che stabiliscono l’ordine costituito, soldati e poliziotti e carri armati, e quelli che lo subiscono, bambini, anziani, animali.
In tutti i suoi graffiti c’è una denuncia al sistema, quello capitalistico, che premia chi si trova già in posizione di privilegio e che punisce chi infrange regole che non ha scritto; un sistema che cerca, in definitiva, un mondo migliore per pochi e non per tutti.

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Banksy si serve della grande dimensione dello spazio urbano per denunciare l’atrocità della guerra, dello sfruttamento minorile, della manipolazione mediatica, del consumismo aberrante. Con un linguaggio molto vicino a quello pubblicitario, veicola con immediatezza e semplicità i suoi messaggi, e usando l’arma della poesia, dell’ironia, del sovvertimento colpisce il bersaglio. Entra nella mente e nel cuore anche di un bambino, diventando pericoloso perché non si dimenticano i suoi graffiti, e si torna in quella via, in quella piazza a riguardarli. Sentendo tutto il paradosso e la miseria della condizione a cui noi umani condanniamo noi stessi e il mondo degli animali.

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Tra questi quelli più raffigurati sono i ratti, e non è un caso. Sono brutti, sgradevoli e insignificanti, ma possono essere in grado di distruggere sistemi sociali. Ci sono inoltre somiglianze tra questi e gli artisti dei graffiti: si muovono di notte, sono intelligenti e indesiderati dal resto della società per bene, si moltiplicano facilmente nonostante il controllo sui parassiti così come i graffiti nonostante il lavoro di pulizia sulle superfici..
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Infine “rate”, topo, è anagramma di arte. 

Banksy artista si fa topo. Di notte si aggira nelle città, e veloce monta su alte scale appoggiate su muri proibiti, lasciando che il mattino porti ai passanti il suo segno sovversivo. Mentre lui è già altrove.

 

Teresa Mariniello 

Gli scatti fotografici presenti nell’articolo sono dell’autrice

RIFERIMENTI IN RETE

https://theworldofbanksy.it

https://www.facebook.com/teatronuovomilano/

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