RACCONTANDO – Francesca Eleonora Capizzi: A quale ora per strada

monica barengo


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Come il giacinto che i pastori pestano
per i monti, e a terra il fiore purpureo
sanguina. 

Saffo

 

Il cuore è un organo muscolare dove convergono tanti elementi invisibili. In Egitto era la sede dell’anima, se non addirittura l’anima stessa. La dea e sacerdotessa Iside presiedeva alla cerimonia della pesatura del cuore in cui si stabiliva la destinazione del defunto. Numerosi ricordi mi fanno battere in modo accelerato, convulso il cuore. Essi segnalano il mio livello zero di impassibilità; attestano quanto non sappia prendere la distanza dal mio passato e quanto il corpo partecipi alla vita segreta dell’anima – intendendo forse il nostro respiro. All’età di sette anni, riflettendomi sul vetro del balcone di casa, mi chiesi se il cuore di una donna, nel mio caso di una bambina, pesasse in maniera diversa da un cuore maschile e si potesse distinguere un cuore dall’altro in questi termini o se invece il peso del cuore dipendesse esclusivamente da tutto quello che c’è dietro ogni azione compiuta nel corso della vita. Come potevo avere un normale battito cardiaco se, per strada, perfino da piccola, provavo il terrore di essere presa da mani maschili per divenire il loro oggetto di divertimento e di piacere. Mia madre mi ammoniva dicendomi di non stuzzicare gli uomini, perché si sa… << L’uomo è cacciatore >>, ma sapiente madre qui si tratta di una bambina. In questi casi la madre specificava che esistono anche gli uomini depravati, i quali sono da evitare in tutto e per tutto. A me piaceva andare da sola a trovare le mie amiche. Forse, perché mi sentivo libera di mettere in atto un desiderio o perché raramente qualcuno in casa era disponibile ad accompagnarmi. In ogni caso cercavo di andare e venire senza troppe complicazioni e con la tachicardia ormai cronica. La paura mi rendeva audace. Un giorno, sulla strada di ritorno per casa, alcuni uomini mi seguirono rallentando con la loro automobile; schioccando parole di invito; alludendo a una festa cui avrei dovuto partecipare. In quell’attimo ebbi la certezza che tutto sarebbe dipeso da quell’attimo. Fu questione di pochi secondi, ma il tempo era lungo nello svolgersi e le azioni prendevano forma come al rallentatore. I loro gesti, i loro corpi, le loro facce, le loro movenze come potevano avere a che fare con me? Perché si avvicinavano a me sempre di più, quasi a prelevarmi dal posto in cui ero, a rapirmi e portarmi via? In questo “ via “ dove non avrei potuto più fare niente, dove avrebbero colpito a morte la mia sessualità e l’interezza del mio essere, dove qualsiasi azione avrei mosso, sempre se avessi potuto muovermi, avrebbe aizzato la loro voglia di sfogare su me ogni repressione dalla più recondita alla più urgente. C’era da provare un’immensa commiserazione per questo genere umano di sesso  maschile? In quel momento provavo solo paura. La paura di essere acchiappata, messa con violenza nella loro automobile e destinata ai loro giochetti che per me rappresentavano torture inimmaginabili. La reazione mia fu immediata, anche se il tempo aveva perso il suo scorrere numerico, e scattò una difesa fantasiosa, istantanea. Nell’attimo in cui mi girai verso loro divenni un ragazzino. Mi mostrai nei panni di un altro, il mio teatro era coinvolto nell’esibizione finale senza avere eseguito le prove. I capelli corti e la magrezza mi furono complici imprescindibili, inoltre avvalorai il debutto con la pronuncia di poche parole espresse con un timbro – nonostante la giovane età – riconoscibilmente maschile. A questi uomini non interessavano i ragazzini di sesso maschile perché dopo qualche battuta accelerarono sulla loro automobile. Delusi e privi di interesse nei miei confronti si diressero altrove, lontano da me. Tornai di corsa a casa, e giunta al cospetto dei miei genitori non raccontai l’accaduto, accennai di avere corso per essere a casa prima del previsto. Con il passare degli anni la sensazione di dovere difendermi dagli uomini crebbe, e oggi donna di una certa età, non più bambina, non più ragazza, rispetto al passato non è cessata né la paura né la necessaria prontezza a difendermi. In alcuni sogni mi ritrovo a scappare, mi risveglio e penso alle donne che non sono riuscite a scappare e sono state stuprate. << Le donne che a una certa ora girano per strada sono prostitute >>, alcuni commentano  –  testuali parole ascoltate personalmente in diverse circostanze. Perché le prostitute possono essere stuprate?  E via via … di domanda in domanda, esiste un essere vivente che può essere stuprato? Quale responsabilità comporta l’educazione di un figlio, maschio. Non tanto per quello che riuscirà a fare nella vita quanto per come si comporterà durante la vita. Ogni madre sa che la fatica è già nel grembo per quello che concerne l’imposta di educazione sociale che si scatena e si innesta all’istante. La società non lascia nessun margine di libertà per scegliere una forma di educazione; pone le basi dettando i precetti dall’alto della sua esperienza; impone i suoi modelli, per lo più legati al profitto economico differenziando modello maschile e modello femminile; minaccia con viltà e bassezza coloro che non si adeguano; opera con strategie mirate e precise; isola gli estremi e colpisce i più deboli. All’interno della famiglia, cellula della società, ho trovato ostacoli giganteschi nell’ambito dell’educazione dei figli. Attraverso il mio comportamento, spesso malato e incoerente, mi si è palesato il codice che arriva ai figli, il significato ultimo che permane nella memoria. Cosicché ho cambiato molto il mio modo di comportarmi. Sola con me stessa, con ciò che più di altro mi è necessario: interrogarmi sull’educazione di un figlio, maschio.  In certi luoghi all’uomo non è più concesso di usurpare, prevaricare, puntare qualche parte del corpo come un atto di violenza, di dominio, di controllo, di autodeterminazione (e che determinazione); non può agire come spesso ha agito e riemergere illeso, indisturbato tutte le volte che lui perpetra il suo comportamento; in altre circostanze ha già scoperto che le donne non muoiono per lui, che egli non è il punto fisso della loro realizzazione personale. Alcune donne lo metteranno di fronte a se stesso con calma, con la consapevolezza di chi cerca un compagno e non un… e qui la parola si assenta. Rimangono tanti altri luoghi in cui il cuore potrebbe addirittura scoppiare perché l’uomo si trova lì e cerca le sue vittime. Nella scelta della vittima vi è qualcosa di terribile, all’inizio per il solo fatto di essere scelte, a volte per puro caso, altre dopo appostamenti fissi e morbose ricerche, alla fine per avere subito una condanna e un’esecuzione nella totale violenza fino alla più invisibile emorragia.
L’uomo non si interroga; non esce da tutto quello che ha costruito nei millenni; non indaga quella natura ancestrale lontana da ciò che ha voluto credere gli appartenesse; si accontenta di cercare la sua esteriorità; non sradica le proprie convinzioni: non sferza i suoi colpi migliori, in quanto i più crudeli, verso se stesso; non vuole sentirsi smarrito, disarmato e confuso di fronte al mistero della vita. Potrebbe non volere tutto questo e rifugiarsi in cosa gli è più comodo, più a portata delle sue mani. Le strade, gli spazi devono essere percorribili dagli uomini e dalle donne in qualunque ora del giorno, in qualunque ora della notte. Il giorno in cui camminerò da sola, per strada, libera dalla paura proverò lo stupore della meraviglia. Mi è difficile raffigurare e presagire un momento simile. Il più vaneggiante sogno deve essere veramente desiderato.  Farò in modo che non sia solo il mio sogno! 

 

Francesca Eleonora Capizzi

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