VIAGGIANDO A…- Teresa Mariniello: Milano e le sue mostre. Tina Modotti- Donne Messico e libertà al Mudec.

locandina mudec milano- mostra “tina modotti. donne messico e libertà”

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Il Museo delle culture, Mudec, è stato inaugurato nel 2014 e porta la firma dell’architetto britannico David Chipperfield. Nasce, come altre parti della città, dal desiderio di riqualificare spazi urbani dismessi, in questo caso quelli degli stabilimenti dell’ex acciaieria Ansaldo, situate nel quartiere di Porta Genova. L’edificio museale si sviluppa su due livelli e propone su entrambi una corte interna variamente articolata. Al piano terra gravitano direttamente su di essa la biglietteria, il ristorante, il bookshop e, connesse con percorsi, una biblioteca specializzata, una sala conferenze.
Al piano superiore, su una corte che diventa quadrilobata, si sviluppa il percorso espositivo con accesso alla varie sale, quelle delle collezioni permanenti e quelle delle mostre temporanee.
Il contrasto tra i due livelli è netto. A una geometrizzazione rigida, accentuata anche strutturalmente attraverso il sistema di pilastro trave del piano terra, si contrappone la sinuosità delle curve tutte in vetro del piano superiore.
Anche all’esterno l’edificio si presenta squadrato, ricoperto in alluminio nella parte superiore, è tutto vetrato in quello inferiore, così da meglio interfacciare col cortile interno. Su questo, altri piccoli edifici ospitano mostre temporanee, tra cui quella dedicata a Tina Modotti.

Nella penombra tipica delle mostre fotografo le sue fotografie o quelle che la ritraggono. Ho una macchina leggera, la mia Fuji X-T20, imposto gli ISO a 3200 con un tempo massimo di 1/60 e una focale 5. Una grana eccessiva sarà inevitabile ma non si possono scaricare foto da internet, in questo caso. Un omaggio a una grande fotografa, da parte mia, piccolissima e solo amatoriale.
Ciò che mi colpisce subito è la sua bellezza e l’intensità del suo sguardo, non solo quando comincia la sua carriera di attrice, che avrebbe potuto seguire con successo ottenendo agi economici, ma anche quando è ritratta in pose semplici, oppure è interpretata, è proprio il caso di dirlo, da artisti del calibro di E.Weston. L’incontro con lui segnò una tappa importante nella sua vita, decise di trasferirsi in Messico per fare proprie le idee rivoluzionarie e artistiche del paese; qui conobbe e frequentò persone come Frida Khalo e Diego Rivera, solo per citare i nomi più noti. Qui cominciò a sviluppare un suo personale linguaggio fotografico, attento alla testimonianza della vita del popolo e alle sue sfaccettature, quotidiane e collettive. Con un occhio rivolto soprattutto alle donne messicane, alle immagini della rivoluzione, ai protagonisti del Muralismo messicano. Tutto ciò era in fondo già nella sua storia personale, Tina si portava dentro sia il ricordo della povertà della propria famiglia costretta ad emigrare, sia l’adesione del padre al socialismo. Anche la passione per la fotografia risaliva alla sua infanzia, di quando un familiare l’aveva fatta impratichire nel suo studio, ma fu essenziale il suo rapporto con E. Weston per farle esprimere al meglio le proprie capacità. All’inizio fu sua assistente in camera oscura per aprire poi insieme uno studio di ritrattistica a Città del Messico, in seguito ebbero l’incarico di viaggiare nel paese per la produzione di immagini da pubblicare in un libro. Secondo alcuni critici in questo periodo la sua carriera può essere divisa in due parti, quella iniziale, romantica, in cui i temi fotografici erano fiori, ritratti, elementi naturali, e la successiva, rivoluzionaria, con soggetti legati alla trasformazione sociale del paese.
Furono anni intensi quelli vissuti in Messico, Tina Modotti visse amori e impegno politico con la stessa passione, ma alla fine degli anni trenta fu espulsa dal paese e iniziò per lei un periodo di fughe che la vide attraversare tutta l’Europa, sino alla Spagna dove partecipò alla Guerra Civile, insieme al suo compagno di allora Vittorio Vidali, e che le costò successivamente una sorta di esilio. Non potette più tornare a Udine, sua città natale.
Dall’anno dell’espulsione Tina non aveva più fotografato per dedicarsi completamente alla lotta politica che aveva preso sempre più connotati legati al sistema dell’Unione Sovietica.
Tornata in Messico con Vidali, morì sola in un taxi di ritorno da una cena trascorsa con amici. Aveva 46 anni. Forse stroncata da un infarto, si disse, forse assassinata pure si disse, dallo stesso Vidali, perché sapeva troppo sulle sue attività in Spagna durante la guerra civile.
Il poeta Pablo Neruda indignato per quelle che gli apparivano come calunnie, le dedicò una poesia. Trascritta su sfondo rosso chiude il percorso della mostra. Di essa riporto quella parte di versi che meglio la rappresentano.


Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita:
di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma,
d’acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea,
la tua delicata struttura.

Teresa Mariniello

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scatti di teresa mariniello

 

Le foto presenti nell’immagine:
1-Tina Modotti, ritratto di fotografo sconosciuto
2-3 -Tina Modotti, ritratti di Edward Weston
4- Donna di Tehuantepe, ritratto di Tina Modotti
5- calle, oler di tina Modotti
6- Donna con bandiera, ritratto di Tina Modotti
7- Donna incinta con bambino, ritratto di Tina Modotti

 

scatto di teresa mariniello

Concha Michel suona la chitarra, ritratto di Tina Modotti

 

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