PASSAGGI CON FIGURE- “La poesia del Cuore” letta da Elianda Cazzorla e Maria Grazia Palazzo

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Elianda Cazzorla crea una storia con quattro poesie

Tra le onde che s’alzano e quelle che s’abbassano si muovono le liriche di Teresa Mariniello.
È un andare su e giù, nelle intermittenze del cuore. La poeta registra i suoi moti e prova a renderli leggeri tra l’angoscia e la rassegnazione, la gioia e il dolore, la speranza e la disperanza.
L’aiuta Erato, la musa della poesia amorosa e della danza e della mimica e della geometria.

Erato muove i piedi scalzi accanto alla Madre, alla Figlia e a Madame Blondel. Aiuta a conquistare l’oltre a una delle tre protagoniste e non si spezza il cerchio d’amore anche se arriva l’Impronunciabile che agisce e sfianca. La Poesia, invocata, salta fra le dita che allargano le mura di basso e mediocre quadrato e allontana l’aria acre di rancori e di falsi nodi gordiani. 

Madame Blondel intanto parla dal verde fresco di foglie alla Madre che nel rito dell’esserci di ogni risveglio va sul balcone e guarda la Giada con occhi d’Amore. Quando nell’anno ci sono le vacanze, la Madre s’affaccia e aspetta il ritorno della Figlia da Milano. Madame Blondel diventa il testimone di quegli incontri, in cui una chiede all’altra: hai scritto ancora per me? Madame Blondel beve dal cielo il suo nutrimento, sente gli annunci sfavillanti degli azzurri. La Madre raggiunto l’oltre, sceglie la sua dimora per esserci ancora. Non è nell’algida stella, non è nel guizzo di fiamma, non è in un’immagine incorniciata, è in Madame Blondel, nell’albero di Giada che cresce, s’allarga e stende i suoi rami sul balcone per farsi abbracciare dalla Figlia.

Quanta bellezza nelle trentasei liriche che girano attorno alla dipartita di una delle persone più importanti della nostra esistenza. Immagini vivide, sequenze di un film interiore, montato e rimontato dalle intermittenze del cuore.

 

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Maria Grazia Palazzo illustra nel dettaglio l’intera silloge

Come il titolo anticipa, la silloge poetica di Teresa Mariniello, “Poesia del Cuore” dà una prima indicazione di viaggio al lettore, anche al più sprovveduto, che saprà coglierne al balzo il suggerimento nel percorso evocativo, tipico della poesia. Si tratta di compiere un viaggio, una circumnavigazione intorno e dentro un vissuto interiore di affetti, delicati e fragili ma anche persistenti e potenti nel ricordo e nella memoria.

Sembra, infatti, che la tessitura della raccolta si muova nel senso di una evocazione dell’assenza, in un sentimento di lucida e umanissima nostalgia, della madre e che diventa percezione di sé, del proprio vivere ed essere tutt’uno con ciò che manca. Una madre presente e assente, nella quotidianità, nella distanza e vicinanza, in un paesaggio familiare, che prende forma negli alberi, nei gesti o negli abiti di una festa sacra, nella percezione inebriante di un paesaggio o di profumi antichi. Si apre così, a pag. 7, l’incipit della raccolta: “Scorrono i desideri del cuore/ come cavalieri del deserto/ passata la duna, /a volte vacui come  miraggi/restano fermi,/come un gioco di specchi/ scoperti dallo strappo/ a una tranquilla soddisfazione.” È un viaggio, dunque, tra assenze presenze, miraggi, rispecchiamenti, un viaggio arduo che si fa anche volo e sprofondo, come l’autrice, poco dopo, rivela: “E all’improvviso/è come un battito d’ali/ che vuole farsi ampio, percorrendo/ poi uscendo dalla gola./ Portando con sé/ la vertigine del profondo.” Si tratta, evidentemente, di un’azione a sorpresa che chiede di essere agita, quasi liberata, dentro il corpo fisico che è anche corpo sociale, cioè corpo degli affetti e perciò dei fantasmi, disorientante, perturbante, certamente non indolore. Ma la voce della poeta si fa chiara, consapevole, senza alcun ripiegamento. La situazione evocata è quella di chi si muove e costruisce un habitat da cui, tuttavia, non rimanere imprigionati, di chi architetta un paesaggio plausibile, che avvolga e possa esso stesso farsi segnale, voce nel silenzio “a ogni possibile incontro”, in una foglia di primavera o in un richiamo d’onda. Lo stesso paesaggio diventa voce e preghiera, in un sentimento panico della natura che è percezione profonda del mondo esterno e fusione tra elemento naturale e ciò che è specificamente umano, il cuore appunto, come sede dei sentimenti, ma anche organo motore, deputato a rinnovare la circolazione del sangue, fondamentale per convogliare ossigeno e per lo scambio di anidride carbonica. 

La sensazione che si ha, addentrandosi nella lettura della raccolta, è che ci sia un movimento vitale di scambio nell’esperienza umana tra vita e morte, materia e spirito, che emerge nella scelta lessicale e nel ritmo lento e improvviso con cui le immagini offerte si dispongono all’attenzione, quasi materializzandosi. Faticoso è anche morire, comunque la vita va ballata, si legge a un certo punto, a pag. 22, nel terz’ultimo verso della seconda strofa di Testamento. Un controcanto struggente, a volte, con la madre, assunto quasi a principio di relazione e di identità fondante, che rivela il miracolo di una reciprocità piena. Bellissima la poesia Indoeuropei, quasi un viaggio millenario, a pag. 26, bella anche per quella anafora ‘giù giù’ più volte ripetuta, al centro della seconda strofa, tra cavalli e agrumeti, quasi un attraversamento verticale. Sul finire della raccolta si intuisce che l’evento centrale ispiratore è davvero la perdita della madre e lo struggente canto di una figlia amata che da una terra del sud ha scelto il nord come luogo di vita e di lavoro. Nella poesia Angelo sale l’invocazione di un abbraccio: “Angelo, vieni chiaro/ portami ancora il suo abbraccio/aprimi l’invisibile/ e cullami piano.

Il linguaggio piano, semplice si ferma dinanzi all’inesorabile, si apre all’invocazione, quasi preghiera. Quasi un responso la poesia a pag. 36: Ma questo tempo/ che passa sulle cose/ e sfilaccia il lenzuolo e la veste/ sbecca la brocca/ becca la parola e ci inciampa. / Voltato via/ sembra annunciarsi uno nuovo.” S’intende, sul finire della raccolta che dinanzi alla morte chi scrive non può indugiare ma accogliere la trasformazione del tempo, ‘lo sguardo sul nuovo mondo’, si legge a pag. 43 e poco più avanti il tono poetico si fa dialogo fiduciante nella fede, il dolore deve lasciare spazio alla speranza. 

Mi sembra una prova di grande onestà intellettuale e generosità questa di Poesia del cuore nel trattare il tema, che si evidenzia anche dalla pertinenza e sobrietà nell’uso delle parole. Una scelta lessicale che fa trapelare, probabilmente anche, l’amore per la poesia classica, elegiaca e la volontà di mantenere un climax, una gradazione nell’uso delle parole, radicato anche nella sapienza antica. Il verso breve, oltre che accrescere in alcuni momenti il pathos, ne allevia gli effetti paralizzanti e ne accelera il graduale passaggio. Come se la poeta da una parte esprimesse la sua sofferenza e la caduta delle illusioni, dall’altra accogliesse ciò che la vita dona di grande e immarcescibile: l’amore degli affetti più veri, cioè in ultima analisi la radicalità dell’amore per la vita. Il titolo scelto si rivela perciò coerente con l’architettura interna della raccolta poetica. 

Buon viaggio a “Poesia del cuore” di Teresa Mariniello.

Elianda Cazzorla e Maria Grazia Palazzo
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Testi tratti da Poesia del cuore di Teresa Mariniello

 

Per Giulia, che è andata

Tenerissimo e faticoso
amore
che hai chiuso gli occhi.
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Di certo non hai scelto
una algida stella
o un guizzo di fiamma
come tua dimora,
ma il verde fresco di foglia
che ti parlava.
Al mattino
vi immergo il viso
come in un’acqua sorgiva.

 

Il due

Non è tornare indietro.
Solo allargo i campi, molto adagio
fuori dal pozzo.
Io no, non potevo
non affacciarmi sul baratro con te.
Fino all’ultima notte
il mio piccolo pegno
d’amore,
sul doppio binario
di gocce d’acqua per te
di faticose ciglia per me.

 

Sono qui ora, senza noi
nel verde che amavi
in giorni di battente solitudine,
stanco ormai il vento freddo
che mi prese.
E a te che mi conoscevi
a te sola dico:
ce la farò.
Il nostro ultimo giorno insieme
non sarà stato invano.

 

Amica poesia

Saltami fra le dita,
Poesia.
Allargami queste mura
di basso e mediocre quadrato,
di piante stantie e polverose
stanche di ricordi,
allontana quest’aria acre
di rancore, di falsi nodi gordiani.
Ballami la danza,
Poesia.
Dammi forza d’allargare ali piumate
pizzicate come corda di violino.
Via, via
nel recinto sacro
dalle basse acque sorgive.
A piedi scalzi,
con te vicina Poesia.

 

Gli azzurri

Chi non ama la terra
e la sua polvere
non sente gli annunci sfavillanti
degli azzurri,
non sente il proprio acino
simile a quello della foglia.
In filigrana di luce
racconta la sua essenza.

 

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Teresa Mariniello, Poesia del cuore- Nulla die edizioni 2020

 

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