CRACKERS POESIA- RECENSIONI DEI LETTORI: Francesco D’Angiò visto da Piero Zanetov

stefan zsaitsits

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Sono un lettore “preso e coinvolto” dai testi di poesia contemporanea, cerco di raccoglierla grazie alle pubblicazioni online, ma questa volta segnalo alcune poesie scritte da un artista abbastanza solitario che, come molti di noi, nella vita è costretto ad occuparsi di tutt’altre esperienze. Forse, proprio per questo motivo, è in grado di trasmettere, a chi si intrattiene con le sue parole, un mondo di sguardi disincantati e di sonorità che invadono da dentro il nostro vissuto, al di là della mediocre e piatta quotidianità.

Si chiama Francesco D’Angiò: è poco più che cinquantenne, vive a Matera e da molti anni si dedica alla scrittura con racconti, romanzi brevi e raccolte poetiche. L’ho conosciuto per caso attraverso comuni amicizie e si è creata da subito una singolare empatia che ci ha visto, tra l’altro, lavorare insieme (anche se a distanza geografica) nel suo ultimo volume di poesie intitolato “Clessidre orizzontali”, pubblicato da pochi mesi per le edizioni TriplaE. Mi ha infatti chiesto di realizzare alcuni disegni che potessero rendere in immagine le sue sensazioni. E così il libro è nato, con semplicità e un po’ di dedizione.

La poetica di D’Angiò non è facile: tratta infatti di derive, di metafore quotidiane, di ombre sospese e latenti. Mai obliqua e sempre diretta, tanto da fare male. Sembra di ascoltare un soliloquio che evita accuratamente le carezze, privilegiando invece le tensioni emotive e gli spazi tra le righe, che il lettore percorre in silenzio.

Poi il verso gioca musicalmente con rime spesso assonanti e guida gli sguardi in quella profondità, a volte casuale, dell’esistenza coatta e certamente poco misericordiosa. Si rimane così spinti in un margine quasi spericolato; “nelle buone inutilità del giorno e della notte” e sempre accuratamente lontani dal centro del mistero (che Francesco D’Angiò sicuramente non ama). Mentre il tempo trans-corre come polvere bianca in una clessidra orizzontale che non riesce mai a trovarsi nella posizione corretta. Non c’è bisogno di lancette che segnano ore inutili: la clessidra è lì, ferma e mai innocua, e fa a meno di chi la guarda. E’ forse presenza assoluta?

Soliloquio e monodia assorta credo siano i tratti salienti del suo stile, che sa solo apparentemente di naufragio. Perché il messaggio, anche se nascosto, si presenta quasi sempre. Un messaggio disperato e disincantato, ma non disperante. Comunque so che lui non vuole parlare di facili individuazioni di bel futuro: quello cioè che va bene a tutti (tipo.. felicità universale, paideia, amore ecc.). Ma nonostante il suo “girarsi di schiena alle carezze indulgenti del crepuscolo” qualcosa di tutto questo sentimento di esistere permane nei suoi versi. Non so se si vuole lasciare aperto un ultimo angolo di vita prima della totale rassegnazione. Riesce comunque a guardare alla bellezza “che non gli appartiene” anche se “nel tratto di un volo di petalo” o “di una setola di pane”.

Se “dentro una nuvola si vede il mare” (come nella poesia “Se vorrai”) D’Angiò, come avrete modo di vedere, è proprio dentro quella nuvola. Di seguito tre poesie tratte dalla sua ultima raccolta, Clessidre orizzontali – Tripla E edizioni 2021.

Piero Zanetov

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stefan zsaitsits

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L’ODORE

Nei dintorni la terra sparge mistero di campanella
e suonare di chiesa, una penitenza senza altare.
Gesti consueti fissi al soffitto, la domenica è quasi festa
è quasi inverno.
Dopo sarà il pascolo a darci il buongiorno
ed il verso antico del gallo,
un invito a quel ballo.
Tra un giorno sarà di nuovo mietitura ed odore di giri a ritroso
di spose e di paure.
Dove abbiamo riposto le nostre ansie cresceranno miracoli
a tempo rimesso,
sono i peccati che dovremo tenerci addosso.

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E MI CHIEDO ANCORA

Brucerà il cielo al mattino scoprendo l’insetto senza più volo
dietro la finestra,
e la barca salperà senza timone
accettando la rotta sconosciuta.
Quante volte mi hai presentato la serenità
servita allo spuntare
e poi ingordo ti sei preso ogni minimo sbattere d’ali,
e mi chiedo perchè sono ancora qui
nella casualità di un anfratto
del solstizio privato di tempo,
mentre spirerà quel vento
di respiri svuotati.

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SE VORRAI

Non sappiamo dirci niente, balliamo con le labbra
e sono passi fuori di quel tanto che si ammutolisce il canto;
adesso ce la faccio e dopo fuggo distante
che non mi sono mosso di un passo.
Coprimi la faccia che voglio guardare
se dentro una nuvola si vede il mare,
dopo ti volerò incontro come un suono distorto
perché so di avere torto a cercare il giro più complicato per lasciarti andare.
Al di là dell’imbrunire ti aspetterò
ma non sarò io la luce fioca che si fa voglia di scomparire
quando si accende sbadata la calata delle ombre
e fuori ritorna la distanza tra me
e la pazzia di rinsavire ogni giorno prima che tu sia quell’ultima luce
che mi stana dalla disperazione di esserci ancora.

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stefan zsaitsits

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ALTRI RIFERIMENTI IN CARTESESNIBILI
https://cartesensibili.wordpress.com/2021/07/28/proposte-dai-lettori-due-poesie-di-francesco-dangio/

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