SCARPE DA FILM AL MUSEO ROSSIMODA DI STRA- Sguardi di Adriana Ferrarini

museo rossimoda di stra – esposizione roger vivier

E’ una tale gioia per gli occhi, un tale volteggiare di forme stravaganti e seducenti, di colori impensati, di straordinarie invenzioni da infilare ai piedi delle donne, che parlare delle calzature esposte al Museo Rossimoda di Stra impone limiti e rinunce. Tra i vari designer di calzature di cui sono esposte le creazioni, ho scelto quindi di concentrarmi solo sul più grande, Roger Vivier, e invece di passare in rassegna le opere esposte, raccontare solo tre dei suoi affusolati scarpini che, creati per tre icone del cinema del secolo scorso – Marlène Dietrich, Audrey Hepburn, Catherine Deneuve – hanno consacrato ogni volta una nuova immagine della donna.

  1. Il TACCO BOULE di Marlène Dietrich

È il 1953 e Roger Vivier è già un designer di scarpe già tanto noto da essere invitato a disegnare le calzature che porteranno la futura regina di Inghilterra,  Elisabetta II, sul trono il giorno dell’incoronazione. “Il Fragonard delle scarpe” come viene soprannominato lo stilista francese per la leggiadria rococò delle sue creazioni , o anche “il Fabergé della calzatura”, perché gli scarpini da lui creati sono delicati e preziosi come pezzi di gioielleria, in quello stesso anno crea un paio di scarpe con tacco-gioiello per l’attrice e cantante tedesca Marlène Dietrich, la seducente e spietata Lola Lola del film “L’angelo azzurro”. La Dietrich ha un fascino ambiguo, una voce, che “non avesse altro che quella, potrebbe spazzarti il cuore” (così disse Hemingway) e quella pallina luccicante infilzata dal tacco sottile della scarpa in satin nero ai suoi piedi, è micidiale, proprio come lei, sofisticato, come lei, e luccicante, come solo una diva.
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2. I KITTEN HEELS di Audrey Hepburn

Alla fine degli anni 50 Roger Vivier, affascinato dalla verticalità aerea delle ballerine,  inventa per Dior un “tacco choc” di 10 cm: prima di allora nessuno osava andare oltre i 6 cm. Le donne quindi devono imparare a incedere nella vita in punta di piedi, senza slogarsi la caviglia e al contrario dando l’idea di essere a loro perfetto agio. I kittens heels, tacchi da gattina, più bassi e prosaici, servono giusto allo scopo, all’allenamento alla vertigine. Ma la moda è fatta di sovvertimenti, continui e insidiosi, tanto alla fine da fagocitare o spazzare via del tutto l’idea stessa di sovvertimento. Così Givenchy, giovane e aristocratico stilista già affermato sulla scena francese, nel 1961 disegna per Audrey Hepburn, sua musa, il famoso tubino nero per il film “Colazione da Tiffany” e  le mette ai piedi proprio un paio di quei decolleté bassi, considerati così poco eleganti. Ma la Hepburn, che nel film recita le famose parole, «lei e il suo gatto non appartengono a nessuno e nessuno gli appartiene», con la sua grazia inarrivabile fa dei tacchi da gattina il simbolo dell’eleganza assoluta.

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3. La PILGRIM di Catherine Deneuve

Pochi anni dopo, nel 1965, in occasione della collezione Mondrian di Yves Saint Laurent, Roger Vivier disegna una décolleté nera classica, con fibbia oversize placcata in cromo. Le mette il nome Pilgrim, poiché la fibbia ricorda quella delle calzature dei Padri Pellegrini. Ha un successo strepitoso e due anni dopo il regista spagnolo Luis Buñuel le vuole ai piedi di Catherine Deneuve nel suo scandaloso film “Bella di giorno”. Non è un caso, i Padri Pellegrini si associano nella nostra mente a una concezione puritana del sesso e nel film l’attrice impersona una donna dell’alta borghesia che, pur innamorata del marito, è molto repressa sul piano sessuale e non riesce a vivere la sua sessualità che nella dimensione onirica, fino a quando non scopre, facendo sesso con sconosciuti in una casa di tolleranza, la capacità di provare piacere con il suo corpo. La Pilgrim, la decolleté puritana, compare già nella scene inziali del film in una inquadratura in cui si vedono solo le gambe e le scarpe della protagonista che grida fuoricampo,  legata e trascinata in un bosco dai cocchieri sotto lo sguardo del marito. Si tratta di un sogno e nel sogno le impeccabili Pilgrim in vernice nera appaiono significativamente inzaccherate, inzozzate di melma, le calze abbassate alla caviglia. 

MUSEO ROSSIMODA DI STRA


La famosa Boule in una reinterpretazione successiva, che sostituisce la punte affusolata e il tacco a spillo con una punta squadrata e un tacco più comodo e basso dove la “boule”, la pallina, che cresciuta a dismisura, diventa lei stessa il tacco. 


La Pilgrim, ora ribattezzata La Belle Vivier 

Adriana Ferrarini

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