UNA MAPPA SENZA TRACCE- Fernanda Ferraresso: A Map to the Next World di Joy Haryo. Note di lettura

post commodity

https://postcommodity.bandcamp.com/album/we-lost-half-the-forest-and-the-rest-will-burn-this-summer

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Leggere poesie di alcuni autori, non tutti no, è come uscire dalla nostra storia, dalla nostra vita, dalle faccende quotidiane, che spesso sono legacci o addirittura catene, e attraversare di corsa, anche nella più incredibile lentezza del testo, universi che sospettavamo esistessero ma non si erano ancora presentati alla nostra porta.
Nella poesia è l’improvviso che si spalanca, una specie di buco nero del cosmo in cui sei risucchiato e tutto quanto ti pesava dentro collassa, esplodendo luce e riducendo la sua massa. Tu lo senti perché sei afferrato, catturato e sollevato, trasportato da un vento a cui non puoi resistere, sei un vento di fotoni e vedi, mentre respiri quel vento ti apre, in tutte le direzioni dell’essere, dell’essere presente ad una vita che non avevi colto prima, anche se l’avevi davanti agli occhi, meglio ancora: era già dentro i tuoi occhi, dentro di te, solo imprigionata.
Se anche parla di cose comuni, quelle stesse cose che tocchi, sposti, attraversi, quelle cose non o sono più le stesse. Hanno aumentato la tua dimensione, sono le enne misure di un te stesso che ora ti ospita, come accadeva anche prima, ma solo ora lo sai, lo sai di certo, come avessi occhi che attraversano le densità dell’aria, degli oggetti, dei paesaggi e tutto fosse semplicemente una nuvola che si configura ora in questo ora in altro, senza perdere un filo della tessitura di un incredibile telaio, come un territorio, che tutti i luoghi riassume in fili di orditi e trame. E puoi essere albero, rana, uccello, prato, ghiacciaio, mare, roccia, una nuvoletta di fiato, tutte le vite di tutti quelli che sei stato prima e sarai ancora, come in un disegno che tu stesso hai iniziato e ancora hai la spola in mano. Turbolenza è, in questo spazio tra i licci, quiete che si evolve, un aereo percorso che tutto tocca e avvolge, dipanando tutte le storie che ci crescono come un albero nel petto e nella pagina del suo libro sono scritte ad anelli, concentriche le memorie che ci riguardano. Prendere il capo di quel filo, nel midollo dell’albero, corrisponde a scrivere  anche noi un tratto di anello e così facendo unirlo agli altri, che si iscrivono in quel profondo scorrere nella polpa di un legno che è la vita interiore di un cuore senza nome che tutti i testi soffia nei nostri, facendone sequenze di battiti ogni parte del nostro pianeta, proprio come in un braciere il vento, diffonde le scintille delle braci facendone lumi che rischiarano la notte.
Questo mi è capitato leggendo in rete (https://www.poetryfoundation.org/poems/49621/a-map-to-the-next-world) una poesia di Joy Harjo, che seguo nelle diverse proposte che offre attraverso la sua pagina in fb. La poesia qui di seguito è dedicata a sua nipote ma la considero dedicata a tutte le nuove generazioni, ai piccoli che dovranno fare i conti, oltre che sempre con se stessi, anche con un luogo-corpocomune che va condiviso ed è stato a lungo colpevolmente dilaniato.

Fernanda Ferraresso

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post commodity-do you remember when?

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relative  from “How We Became Human: New and Selected Poems: 1975-2001 ” , by Joy Harjo

for Desiray Kierra Chee

In the last days of the fourth world I wished to make a map for
those who would climb through the hole in the sky.
My only tools were the desires of humans as they emerged
from the killing fields, from the bedrooms and the kitchens.
For the soul is a wanderer with many hands and feet.
The map must be of sand and can’t be read by ordinary light. It
must carry fire to the next tribal town, for renewal of spirit.
In the legend are instructions on the language of the land, how it
was we forgot to acknowledge the gift, as if we were not in it or of it.
Take note of the proliferation of supermarkets and malls, the
altars of money. They best describe the detour from grace.
Keep track of the errors of our forgetfulness; the fog steals our
children while we sleep.
Flowers of rage spring up in the depression. Monsters are born
there of nuclear anger.
Trees of ashes wave good-bye to good-bye and the map appears to
disappear.
We no longer know the names of the birds here, how to speak to
them by their personal names.
Once we knew everything in this lush promise.
What I am telling you is real and is printed in a warning on the
map. Our forgetfulness stalks us, walks the earth behind us, leav-
ing a trail of paper diapers, needles, and wasted blood.
An imperfect map will have to do, little one.
The place of entry is the sea of your mother’s blood, your father’s
small death as he longs to know himself in another.
There is no exit.
The map can be interpreted through the wall of the intestine—a
spiral on the road of knowledge.
You will travel through the membrane of death, smell cooking
from the encampment where our relatives make a feast of fresh
deer meat and corn soup, in the Milky Way.
They have never left us; we abandoned them for science.
And when you take your next breath as we enter the fifth world
there will be no X, no guidebook with words you can carry.
You will have to navigate by your mother’s voice, renew the song
she is singing.
Fresh courage glimmers from planets.
And lights the map printed with the blood of history, a map you
will have to know by your intention, by the language of suns.
When you emerge note the tracks of the monster slayers where they
entered the cities of artificial light and killed what was killing us.
You will see red cliffs. They are the heart, contain the ladder.
A white deer will greet you when the last human climbs from the
destruction.
Remember the hole of shame marking the act of abandoning our
tribal grounds.
We were never perfect.
Yet, the journey we make together is perfect on this earth who was
once a star and made the same mistakes as humans.
We might make them again, she said.
Crucial to finding the way is this: there is no beginning or end.
You must make your own map.
Copyright © 2002 by Joy Harjo

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post-commodity

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Una mappa per il prossimo mondo, di Joy Haryo da “How We Became Human: New and Selected Poems: 1975-2001 ”
 per Desiray Kierra Chee

Negli ultimi giorni del quarto mondo ho voluto fare una mappa per
chi si sarebbe arrampicato attraverso il buco nel cielo.

I miei unici strumenti erano i desideri degli umani mentre emergevano
dai campi di sterminio, dalle camere da letto e dalle cucine.

Perché l’anima vaga con molte mani e piedi.

La mappa deve essere di sabbia e non può essere letta sotto una luce qualsiasi.
Deve portare il fuoco alla prossima città tribale, per il rinnovamento dello spirito.

Nella leggenda ci sono le istruzioni sulla lingua della terra, come
ci siamo dimenticati di riconoscere il dono, come se non fossimo noi in esso o noi quello stesso.

Prendi nota del proliferare di supermercati e centri commerciali, gli
altari del denaro. Descrivono con evidenza la deviazione dalla grazia.

Tieni traccia degli errori della nostra dimenticanza; la nebbia ci ruba
i bambini mentre dormiamo.

Fiori di rabbia spuntano nella depressione. Mostri
di una rabbia nucleare sono nati là.

Alberi di cenere dicono addio all’addio e la mappa sembra
scomparire.

Qui non sappiamo più i nomi degli uccelli, come rivolgerci
a loro con i loro propri nomi.

Una volta sapevamo tutto in questa lussureggiante promessa.

Quello che  dico è vero ed è stampato in un avvertimento sulla
mappa. La nostra dimenticanza ci perseguita, cammina sulla terra dietro a noi, lascia
una scia di pannolini di carta, aghi e sangue sprecato.

Dovrà bastare una mappa imperfetta, piccola.

Il luogo di entrata è il mare del sangue di tua madre, la piccola morte di tuo padre
desiderio di conoscere se stesso in un altro.

Non c’è uscita.

La mappa si può interpretare attraverso la parete dell’intestino: una
spirale sulla via della conoscenza.

Viaggerai attraverso la membrana della morte, annuserai l’odore di cucina
dall’accampamento dove i nostri parenti banchettano
con carne fresca di cervo e zuppa di mais, nella Via Lattea.

Non ci hanno mai lasciati; li abbiamo abbandonati per la scienza.

E quando fai il tuo prossimo respiro mentre entriamo nel quinto mondo
non ci sarà nessuna X, nessuna guida con le parole da portare.

Dovrai navigare seguitando la voce di tua madre, rinnovare la canzone
che lei sta cantando.

Un nuovo coraggio brilla dai pianeti.

E illumina la mappa stampata con il sangue della storia, una mappa che tu
riuscirai a conoscere, se lo vorrai, dal linguaggio dei soli.

Quando uscirai, cerca le tracce degli uccisori di mostri là dove sono entrati
nelle città della luce artificiale e hanno ucciso ciò che ci stava uccidendo.

Vedrai rosse scogliere. Sono il cuore, contengono la scala.

Un cervo bianco ti saluterà quando l’ultimo essere umano si arrampicherà sulle
rovine.

Ricorda il buco della vergogna che segna l’atto di abbandono  dei nostri
territori tribali.

Non siamo mai stati perfetti.

Eppure, il viaggio che facciamo insieme è perfetto su questa terra che
una volta era una stella e ha fatto gli stessi errori degli umani.

Potremmo rifarli di nuovo, ha detto.

Fondamentale per trovare la strada è questo: non c’è inizio né fine.

Devi creare da sola la tua mappa.

Traduzione Fernanda Ferraresso