IL PUNTO DI VISTA DELLA CASSIERA di Luisa Pianzola

andreas gursky (99 cent))

 

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“Bella vita di pane/e menta”

I componimenti brevi, i versi  piani, il fraseggiare quieto: chiara è la volontà in questa poesia di azzerare gli artifici per ritrovare la naturalità del parlare, ma ecco, di colpo arriva lo scarto, l’accostamento impensato e tutto cambia di segno. Così, già nella prima poesia dove “fonema”, termine tecnico della linguistica, interviene in modo tranquillo, e tuttavia inatteso, nei versi “il vociare della domenica/stilli l’ultimo fonema notturno”; nella lirica successiva sorprende invece e convince per la sua impensata efficacia l’accostamento inconsueto del pane alla menta “bella vita di pane/e menta”. L’imprevisto, quietamente accettato come forma stessa del vivere quotidiano, è all’origine di immagini come quella dei primi tre versi della lirica che dà il titolo alla prima sezione IL TEMPO È UN SERVO SILENZIOSO: il tempo qui non è niente più di un cameriere, il quale “consegna la comanda con lentezza/ma al punto di arrivare svolta all’improvviso”(pag. 17). Potrei continuare con esempi tratti da ognuno dei 54 componimenti, suddivisi in cinque sezioni, in cui si articola la raccolta. Ogni volta un punto di vista inatteso, una svolta che riporta il grande nel piccolo e riconduce all’interno del “ tribunale dei piccoli/e dei graziosi”(pag. 21), nell’”età piccina/delle risorse serali”(pag. 22)  tanto le grandi questioni esistenziali come l’accadere quotidiano.

“Il sapone delle preghierine”

Si compone così di pagina in pagina un teatrino affettuoso, organizzato con diminutivi, quali: “il sapone delle preghierine”(pag. 60),  “Un saltino di gioia inespresso” (pag. 35), “buchetti infiniti” (pag. 65) dove i personaggi si dispongono quieti in una luce che sa di eterno. Il mondo ci appare elementare e numinoso, come se fosse descritto da un bambino. L’innocenza di uno sguardo che non giudica, e perciò vede, e quindi, lucido e implacabile, restituisce visibilità all’ordinario.

La punteggiatura

Questa voce dimessa e felice usa una sintassi che non ha nulla di appariscente: le virgole, i punti sono dove ci aspettiamo che siano, ma anche quando erompe in un giubilo spontaneo: “come siamo felici oggi/come siamo felici.”(pag. 68), evita ogni esclamazione. D’altronde, in una delle ultime poesie, la voce narrante, rivolgendosi, a Dio, afferma: “Meglio una lunga pennellata di fiorellini/su fondo bianco, del tuo catastrofico punto esclamativo” (74).

I luoghi e le parole

Un bar, o meglio “questo bar di Voghera”, la cassa del supermercato, l’imbocco di una strada, le case basse di Tromso, le freccebianche, piazza del Duomo, la via Emilia sono i luoghi casuali attraverso i quali si dipana questa voce sottile e innocente che registra “ qualcosa di anodino e informe/una lecita preghiera al contrario” (pag.19), un “racconto [che] si espande oltre i confini del monitor” (pag. 23), “il disfarsi di una parola/il suo disfacimento in piaceri e sentimenti” (pag. 35).

Le parole vengono saggiate nella loro tenuta, nel loro modo mutevole di essere e virare: da sostantivi a verbi: “crescevi a ricordi/non ricordi nulla”(pag. 41);  da sostantivo ad aggettivo, “la parola vero:/la vera parola” (pag. 25); oppure invertendone l’ordine: “Gli uccelli verso sera/verso sera gli uccelli”(pag. 45);  o ampliando una sequenza con l’inserzione di un nuovo termine “la tua bella immagine[…]/la tua serena bella immagine” (pag.41); o variando appena una preposizione: “Sopra un corpo sfinito/sul corpo sfinito” (pag. 39), come una voce che tentasse e riprovasse, e per tentativi mettesse a punto una sua lingua che lentamente si espande, includendo via via ciò che appare spurio, estraneo.

I personaggi: innanzitutto, la commessa

La protagonista della seconda sezione, che dà il titolo alla intera raccolta, “veleggia al di là/del tornello […]potente in ogni istante/perché niente può ferirla/Lei è la cassiera sorridente” (pag.29); la commessa è “un’idea ancestrale, una santa/ per consumatori smarriti, una dea vergata di fresco” (pag.31). Accanto a lei sfilano altri personaggi, a volte anonimi, come l’auto e il conducente della silloge di “Piano sequenza”, che però poi, nella Nota dell’autrice, leggiamo ispirata alla  “vicenda di Loris Stival ucciso dalla madre a Santa Croce Camerina il 29 novembre 2014″; a volte menzionati con il nome, come la silloge “Romain”, (riporto sempre dalla stessa Nota) “dedicata a Romain Dehaese, giovane studente di Tolosa, talentuoso ma con problemi psichiatrici, fuggito da Grenoblenel 2016, stabilitosi a Tortona l’anno seguente e di nuovo scomparso nel 2018″.

Il male

“Il male ti osserva dal nuovo assetto/anzi il nuovo assetto è un albore di male/ che si incista in una giornata leggera.” (pag. 41); “il corpo si piega si plasma/al male che a poco a poco gli sorride” (pag. 43): al centro della raccolta si collocano i testi di  NUOVO ASSETTO, che documentano, nelle parole della poetessa, un periodo della sua vita segnato dalla diagnosi di depressione maggiore. E al centro di questa sezione la splendida poesia che voglio riportare per intero, senza commenti. Sarebbero superflui o inutilemnte verbosi, nel tentativo di spiegare quello che in questi versi scorre in modo così dolente e felice, aggettivi che, lo comprendiamo leggendo questi versi, non sono in antitesi, ma l’uno l’ombra dell’altro.

 

I fiumi di ansiolitici e antidepressivi
sgorgano da sorgenti remote su su tra i monti
tanto che in origine l’acqua leggera
non ne contiene traccia.
Man mano che calano a valle mutando
densità, la natura li guida verso i singoli destini
dei più deboli che dagli appartamenti in solitudine
contano le gocce nel bicchiere,
un’ave maria di sapore amarognolo.
I figli i bimbi le code ai tornelli dei supermercati
la ragazza bella, la famiglia intera
spillano veleno prima di coricarsi
ma la salute li attende poderosa al termine
della cura, inevitabile.

 

Adriana Ferrarini

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Luisa Pianzola, Il punto di vista della cassiera– LietoColle editore 2020- Pordenone legge

 

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Note sull’Autrice
Luisa Pianzola (Tortona, 1960) è poeta e giornalista. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea, ha pubblicato i libri di poesia Una specie di abisso portatile (La Vita Felice, 2015), Il ragazzo donna (La Vita Felice, 2012), Salva la notte (La Vita Felice, 2010), La scena era questa (LietoColle, 2006), Corpo di G. (LietoColle, 2003), Sul Caramba (Sapiens, 1992) e le plaquettes “In un paese straniero a volte ospitale” (Fiori di Torchio, 2013), Miniserie (Accademia di Brera, 2013). Suoi testi, tradotti in inglese e francese, sono usciti su riviste internazionali, siti web e antologie. Redattrice della rivista letteraria “La Mosca di Milano” e cofondatrice dell’agenzia di scrittura creativa Fattidistorie, ha curato per Lieto Colle il progetto Serre di Poesia.

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andreas gursky- 99 cent  

 

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