SOTTO L’OMBRELLONE DI GIUGNO- Paolo Polvani: Azzurro il pomeriggio è troppo azzurro

céline ranger

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Il cuore di Camilla si mette a battere come la grancassa nella settima di B., Camilla con la felpa da gita e all’apice del romanticismo. L’occhio indagatore era un po’ che scrutava e infine l’ha visto. Greta le parlava ma lei non sentiva, Brigitta le mostrava gli occhialini da sole nuovi, piccoli e rotondi, Samanta era tutta gridolini, ma il suo cuore aspettava quei capelli lunghi e l’aria malandrina, l’andatura gaglioffa.
La terza C scalpita sotto la fiancata rossa del pullman, la Mencarelli dall’alto della sua impalcatura di capelli e dietro le spesse lenti da miope strabuzza gli occhietti, e uno per volta! grida, ma quelli di sotto spintonano e premono e vogliono salire per primi per accaparrarsi i posti in fondo, per fare casino, per fare i cori, per lanciare le cicche sputate e i gavettoni non appena l’atmosfera si sarà arroventata.
L’autista è ancora a terra e fuma. Stanno arrivando quelli della terza effe, al completo con la garrula prof Ciacchini.
Camilla ha occhi solo per Bruno. Sono tre giorni che vive dentro un film, perché oggi è martedì ma sabato c’è stata la festa di Noemi e Bruno ha prima scovato la sorgente delle sue risate, poi l’ha stretta, forte, le ha detto sei bellissima e lei si è sciolta come fondente dentro una pentola sul fuoco, e infine l’ha baciata, tre volte, e l’ultima ha sentito anche la punta della sua lingua, ed è stato un concerto di sassofoni e violini, di campane e rondini in amore nel cielo terso di giugno, una esplosione che l’ha tramortita e insieme catapultata in quell’empireo beato dove i santi ballano con gli angeli e fanno festa tutto il giorno.
E adesso è seduta vicino al finestrino e Giulia le racconta di quanto è stronza quella di matematica che ce l’ha con lei e la perseguita, ma Camilla è presa dai movimenti che avvengono tre file più avanti, dove Bruno fa finta di picchiarsi con Riccardo e insieme fanno le facce torve alla prof e gli occhi dolci alle fanciulline che cinguettano come primavere piene di passeri.
Terza media, gita scolastica. Direzione reggia di Caserta. Anche le prof sono più garrule del solito, anche loro negli zainetti portano i panini con la frittata e l’insalata, la coca cola in barattolo e la banana.
Camilla non è l’unica ad avere il cuore in subbuglio, un piccolo esercito di Grete, di Ilde, di Samante ha il cuore frantumato e con aria melodrammatica confida le pene amorose alla compagna, ma Camilla ce l’ha più in subbuglio di tutte, ha un concerto in corso con tanto di rondò e eroiche e patetiche e fughe e impennate dell’orchestra, Camilla è il più bel concerto in atto sul pullman che trasborda il vociare della terza c e della terza effe dalla scuola alla reggia di Caserta. La prof ieri ha tenuto un appassionato sermoncino sull’architetto Vanvitelli, e sul grande, spettacolare parco che sarà teatro dei loro giovani entusiasmi, ma adesso Camilla è tutta presa da Bruno che fa baruffa coi suoi compagni e si scalmana. Si sono guardati prima di salire sul pullman, uno sguardo frettoloso e Camilla ci ha visto dentro tutte le promesse che in questi giorni l’accompagnano come piccole, dolcissime ossessioni, piccoli rivoli di felicità che urgono e promettono di sfociare in una felicità smisurata come uno smisurato fiume.
Anche il cielo di fine aprile è carico di promesse e di elettricità, così azzurro che pare di smalto e ispira Vanda Canterini ad afferrare il microfono in dotazione al pullman e intonare: Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per meee, al che si acquietano le schermaglie dei maschi, tacciono le voci del melodramma amoroso delle tredicenni tragiche, le prof la smettono di raccontarsi di suocere e di cognate e all’unisono si aggregano al refrain ipnotico, mi accorgooo di non avere più risorse senza di teee, e allora io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo da te, ed è infatti a questo punto che la Canterini Vanda di Luigi e Simona abbandona il microfono e si lancia nella fila di Bruno, e l’avvinghia in un abbraccio e il Bruno galeotto davanti a tutti la ghermisce come un rapace malandrino e la bacia, sulla bocca la bacia mentre il pullman scandisce ancora una volta azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo, per me…e Bruno e la Vanda si abbrancano e baciano nell’imbarazzo della Ciacchini, nelle rimostranze della Mencarelli, nell’ululato selvatico dei coristi che inneggiano all’azzurro, e alla nostalgia estiva, e nello strazio di Camilla che vede incendiarsi gli spezzoni deliziosi del film che si proietta da tre giorni e intuisce la grandezza di Vanvitelli e del suo parco, è lì che annegherà il  dolore, e le sue lacrime avranno per rivali i getti delle fontane.

Paolo Polvani

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