SOGNARLA UN’ALTRA INDIGESTIONE DI BELLEZZA-Paolo Polvani:note di lettura a “Diramazioni” di Bartolomeo Bellanova

stan bigda- leisure time

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Dell’ultima raccolta poetica di Bartolomeo Bellanova, appena pubblicata per i tipi di Ensemble, mi colpisce l’incisività di alcuni versi, come se la biografia dell’autore avesse ulteriormente affinato e reso acuminato lo stilo col quale incide i suoi versi sul foglio, oppure il frammento tagliente di vetro col quale intaglia le parole, e quando leggo “credo nella tenerezza cannibale degli amanti” sento che qualcosa si fa largo nella pelle e si propone come un tatuaggio nella sensibilità del tessuto epiteliale del lettore, e nel leggere “L’alfabeto dei passi / è un romanzo infinito”, percepisco un ampliamento, un allargarsi della visuale comune e un respiro più profondo e corroborante prende forma e sostanza nel procedere del testo.

Se uno degli obiettivi della poesia è utilizzare la parola come uno strumento che conquisti nuovi spazi di libertà e annetta territori di significato, allora

e resistere alla tempesta
come quei passeri
di gennaio, croci volanti
di quattro ossa
e quattro piume
appiccicate alle ali

ecco che i versi inventano prospettive nuove da cui osservare il mondo, e questo eccesso che supera il linguaggio e infrange le barriere dell’usuale, oltrepassa ogni abitudine, abitua il lettore a presagire cosa si cela al di là del limite del significato convenzionale, si fa strumento di libertà.

Inoltre il linguaggio della poesia ridisegna il mondo facendo uso accorto di una lingua non mercantile, non destinata precipuamente allo scambio comunicativo, rimescola i vocaboli e li estrae dal letargo cui una sempre più frequente desuetudine li ha relegati, (Tu che mi uncini le lettere / nella saliva prima che dalla voce / prendano forma / e mi lasci disidratato dalle parole), e così accade una piccola festa del linguaggio, piccoli schizzi di parole che pensavamo dimenticate in qualche soffitta, come tartaglia e alveoli, gramigna, geroglifico e papiro. 

Disidratata dalle parole appare sempre più la lingua, e una sempre più accentuata desertificazione del bagaglio lessicale è l’equivalente del progredire dell’aridità che mangia i campi coltivabili, li spoglia di ogni possibilità produttiva ed equivale nel pensiero a perdere pezzi di realtà e a rendere assetato il terreno sul quale il pensiero germoglia, e tutto questo comporta impoverimento della realtà sociale. 

Non sarà sufficiente l’apporto della sola poesia per far tornare a germogliare la lingua e a renderla portatrice di nuove messi, ma è comunque un fronte aperto sul quale si gioca la battaglia di vivificazione, di concimazione e coltivazione delle possibilità che la lingua possiede.

Si tratta di entrare piano nella posizione della notte e smuovere il terreno, renderlo propizio a nuove coltivazioni, seminarlo di nuovi geroglifici, e coltivare la pazienza di attendere che affondino le radici nella terra e piano germoglino:

 

Geroglifico 

È il momento di lasciare andare
le gocce del giorno
le gocce di cotone
e le perle di sudore;
l’acqua
tutta l’acqua imprigionata
nell’ultima saliva
e poi entrare piano nella posizione 
della notte come un geroglifico
sul papiro del buio. 

 

Scrive Fulvio Pezzarossa, nell’ampia e ricca prefazione, che Bartolomeo Bellanova  con una tastiera articolata di risorse e tonalità ha costruito un progetto letterario teso a richiamare il lettore a una doverosa coerenza ai cardini fondamentali dell’esistenza associata, quali libertà, dignità e rispetto, che alimentano istanze profonde, emozionali e sensibili, di ciascun essere umano. Il che presuppone l’affinarsi di strumenti di conoscenza di ciascuno e della umanità intera sollevata da pregiudizi e da preconcetti, dai quali risulta più facile il distacco attraverso la proiezione e ricostruzione attuata dalla letteratura”.

Una grande varietà tematica fa da sostegno alla narrazione, un romanzo familiare e personale lega i testi e ne fa capitoli di un unico racconto, così assistiamo all’entrata a Bologna del padre a dorso di mulo, il 21 aprile del ’45 insieme ai compagni della Brigata Matteotti, e si delinea la storia d’amore con la madre, che l’aveva nascosto in cantina e i ricordi che affiorano da una cartolina, Saluti da Montecatini, e l’appuntamento mancato con Michela Turra, e si palesa la voce di Derek Walcott e il brusio di Baudelaire, e “Sotto al portico dei Servi/ una sciabolata di luce/ è in agguato dietro alle colonne magre”.

Tornano anche le città attraversate e amate, disegnate con grande perizia calligrafica e rese evidenti con sapiente fulgore di tratti e nitore di parole:

 

Bari

Insonne ascolto la nenia dei piccioni 
che nelle ultime ore della notte
hanno covato questa luce
di marmo bianco, 
figlia prediletta di padre cielo
e madre mare.
 Ha scoperchiato
 un sarcofago di pietra
 questa luce che si erge,
 si snuda svergognata
 e lava gli occhi dal falso.
 Questa luce che ama
 lo sfatto e il sublime,
 il mosaico e il velo
 il merletto e Bisanzio,
 le cosce e il bordello.
 Questa luce che incide
 i contorni ai campanili,
 ai monili, agli altari votivi
 e ai souvenir.
 Con la punta di diamante
 incide i cuori, li impianta,
 li separa, seziona
 e poi li getta giù
 sulle lastre scure
 e ci cammina sopra.
 Questa luce che gronda sesso
 dalle fronti dei burattini
 parlanti accalcati nei vicoli.

 

Paolo Polvani

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Bartolomeo Bellanova, Diramazioni–  Ensemble edizioni 2021

 

 

 

 

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