OTTO ANNI E L’INFINITO- Lucia Guidorizzi: In ricordo di Claudio Rocchi

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18 giugno 2013- 18 giugno 2021

In ricordo di Claudio Rocchi

 

18 giugno 2021: otto anni sono trascorsi dal passaggio di Claudio Rocchi da questa terra a un’altra dimensione. La sua parabola esistenziale, troppo breve, ha lasciato un segno luminoso, una traccia profonda in quanti hanno avuto la fortuna d’incontrare quest’uomo e artista straordinario, in vita e in musica. La sua esistenza è stata aperta a ogni sperimentazione, improntata alla ricerca della conoscenza, sempre volta al cambiamento, capace di abbracciare ambiti tra i più diversi in quanto animata da un inesausto spirito di ricerca. Come il principe Siddharta, Claudio Rocchi ha vissuto molteplici vite ed è sempre stato in grado di lasciare condizioni e stadi precedenti in cui non si riconosceva più, per investigare nuovi stati dell’essere.
Claudio Rocchi nasce l’8 gennaio 1951 a Milano, nell’Italia del boom economico, esordisce giovanissimo come bassista e cantante nel gruppo musicale degli Stormy Six, dove resta fino al 1969. Gli Stormy Six sono uno dei primi gruppi musicali italiani a rappresentare il rock progressivo e in seguito si dedicheranno sempre più a canzoni politicamente impegnate. Claudio Rocchi però non si lascia ingabbiare da un cliché politicizzato, in cui stenta a riconoscersi, si dissocia dal gruppo e inizia il suo viaggio hippie, aperto a ogni forma di ricerca e conoscenza possibili. Studia alla facoltà di filosofia, è uno dei primi artisti a dedicarsi allo studio delle discipline orientali, a studiare i sacri Veda, a compiere esperienze del profondo ispirate da desiderio di conoscenza: tutto ciò lo rende un musicista eclettico, affascinato dagli aspetti più insondati dell’esistenza. Indimenticabili sono i suoi programmi radiofonici: Per voi giovani (Rai Radio 2), Pop Off (Radio 2), Radio Starship (Radio2), Ognidove (Rai Radio 1), Margherite, storia e sogni (Radio 2), Chi, cosa, dove, quando (Radio 1/Sardegna) trasmissioni in cui con garbata e visionaria sensibilità offre agli ascoltatori uno sguardo diverso sul mondo, facendo dialogare insieme Oriente e Occidente. Il suo primo album discografico da solista è “Viaggio “ che risale al 1970 e ottiene il premio della critica discografica nel 1971.
Nel 1971 esce il suo secondo album “Volo Magico n° 1” che apre la sua stagione più psichedelica. In un crescendo ipnotico l’album raggiunge il suo culmine nella seconda facciata con il pezzo “La realtà non esiste” brano che può essere considerato il manifesto della sua poetica.
Nel 1972 esce “Volo Magico n° 2 La norma del cielo”, nel 1973 “Essenza” che è il risultato di esperienze riportate dal viaggio in India compiuto l’anno precedente.
Nel 1974 esce “Il miele dei pianeti, le isole, le api”, realizzato insieme ai membri del gruppo  musicale Aktuala e a Trilok Gurtu, percussionista indiano.
Dalla seconda metà degli anni Settanta Claudio Rocchi si dedica alla sperimentazione e all’uso dell’elettronica.
Nel 1979 entra a far parte del Movimento Hare Krishna, abbandona la vita pubblica e vive in castità e sobrietà per quindici anni. Questa esperienza è destinata a concludersi nel 1993,  anno in cui torna a dedicarsi alla musica. Partecipa attivamente alla rifondazione della rivista underground Re Nudo.
Nel 1999 fonda e dirige per tre anni, in Nepal, a Katmandu, la prima radio indipendente nazionale “The Himalayan Broadcasting Company” (HBC).
Pubblica la raccolta di poesie visionarie “Le sorprese non amano annunciarsi: sono un gruppo rock di fanciulle, suonano nude e sono bellissime”, Jubal, 2003.
Nel 2006  partecipa al film di Franco Battiato Musikanten.
Nel 2007 scrive e dirige il film “Pedra Mendalza”, la cui colonna sonora contiene sue composizioni musicali e altre  fatte in collaborazione con altri autori. Il titolo del film prende il nome da una rocca vulcanica situata nel territorio di Giave, in provincia di Sassari, Pedra Mendalza che significa ”la pietra che lava”, ”che purifica” ed è considerato un luogo di guarigione, deputato per “incubare”, come anticamente avveniva nel tempio di Esculapio a Kos.
I2011, segna due nuove uscite musicali: Claudio Rocchi & Effervescent Elephants, nato dalla collaborazione con l’omonima band psichedelica vercellese, e il suo diciannovesimo album da solista, In alto, pubblicato dalla storica etichetta Cramps.
Tra il 2009 e il 2011 scrive un poema in dodici capitoli insieme a Susanna Schimperna, la sua compagna. L’opera è pubblicata nel 2015 da Campi di Carta con il titolo Il mio volo magico con Claudio Rocchi.
Riprende l’attività concertistica e nel 2012 riceve il premio alla carriera Amilcare Rambaldi.
Nel 2013 collabora con Gianni Maroccolo all’album musicale Vdb23/nulla è andato perso” finanziato tramite crowdfounding e che viene pubblicato dopo la sua morte.
Muore il 18 giugno 2013 a sessantadue anni a causa di una malattia degenerativa.
Questa in sintesi è la sua biografia, ma Claudio Rocchi è stato molto di più che un semplice cantautore e musicista legato all’irripetibile stagione e felice stagione del rock psichedelico italiano : è stato poeta, filosofo, ricercatore, viaggiatore e il rappresentante più emblematico di quella controcultura hippy diffusasi in Italia agli inizi degli anni Settanta e la cui memoria ora è stata in gran parte rimossa.
Gli anni Settanta furono anni intensi, carichi d’illuminazioni e spaesamenti, contrassegnati da un grande desiderio di conoscenza e di espansione della coscienza da parte di giovani che desideravano realizzare una rivoluzione pacifista, oltrepassando confini e ampliando lo sguardo. Tutto questo è intensamente presente nei testi delle canzoni di Claudio Rocchi, come ne “La realtà non esiste” (Volo Magico n°1) , forse la sua più bella e conosciuta: 

Quando stai mangiando una mela
Tu e la mela siete parti di Dio
Quando pensi a Dio sei una parte
Di ogni parte e niente è fuori da tutto
Quando vivi tu sei un centro di ruota
E i tuoi raggi sono raggi di vita
Puoi girare solo intorno al tuo perno
O puoi scegliere di correre e andare
Quando dormi tu sei come una stella
E il respiro è come fuori dal tempo
Quando ridi è come il sole sull’acqua
Sai che farne della vita che hai
Quando ami tu ridoni al tuo corpo
Quel che manca per riempire un abbraccio
Quando corri sai esser lepre e lumaca
Se hai deciso di arrivare o restare
Quando pensi stai creando qualcosa
L’illusione è di chiamarla illusione
Quando chiedi tu hai bisogno di dare
Quando hai dato hai realizzato l’amore
Quando gridi la realtà non esiste
Hai deciso di esser Dio e di creare
Quando chiami tutto questo reale
Hai trovato tutto dentro ogni cosa

 

Proprio negli anni Settanta la produzione musicale di Claudio Rocchi fu particolarmente ricca e significativa e, in quanto in grado di investigare nuove dimensioni, non sempre  compresa da chi non era stato in grado di cogliere i fermenti dei profondi mutamenti in atto e preferiva una musica più semplice e meno “filosofica”.

Claudio Rocchi, con il suo sguardo lungimirante, la sua umiltà e la sua intensità era sempre un passo avanti e apparteneva a quel genere di persone che sono in grado di innalzare il livello di coscienza della Terra. Questo gli costò molte critiche che però non gl’impedirono di continuare la sua ricerca. 

Un’altra canzone profondamente significativa del suo repertorio è “Il passo da fare” (Essenza) ispirato  dall’aforisma di Lao-Tzu “ogni lungo viaggio inizia con un primo passo”: 

Il viaggio più lungo incomincia col muovere il piede di un passo
coltivala dentro la voglia di dare, questo è il passo da fare
Fai che si allarghi nella tua famiglia, questo sarà già più grande.
Famiglia e famiglia, villaggio che vive virtù come amore.
Villaggio allargato, impara ad amare quel che la terra ti ha dato.
Cancellalo dentro il confine inventato: l’universo è il tuo stato. 

Claudio Rocchi ha sempre vissuto ogni esperienza in prima persona, spendendosi in una ricerca che l’ha condotto in territori sempre più lontani, è stato capace di dismettere ogni abito senza alcun rimpianto quando si rendeva conto che certe stagioni erano  irrimediabilmente trascorse per volgersi a nuove possibilità, cogliendo i semi di un mondo in divenire.
Quando mi avventuravo, incerta e timorosa, per i sentieri  impervi e accidentati della giovinezza, cercando  il conforto di qualcosa in cui potermi riconoscere, le sue canzoni erano il mio viatico e la mia consolazione.
La sua gentilezza d’animo, la sua mente aperta, libera da ogni forma di giudizio e dogmatismo erano già un orientamento e un invito alla ricerca spirituale, alimentavano il desiderio di superare i propri limiti. E’ stato il primo a insegnarmi il valore del vuoto e l’esercizio del distacco e le parole delle sue canzoni mi fanno ancora compagnia come in questa , “La norma del cielo” (Volo Magico n°2)

Si forano porte per vivere le case,
Nel vuoto del vaso sta il senso dell’uso.
Gli specchi ci danno immagini riflesse,
Lo specchio è sé stesso quando è vuoto.
Vivi la vita, vivendo la vita,
Usa la mente, tenendola vuota.
Vivi la vita, vivendo la vita,
Usa la mente, tenendola vuota.
La vita che vivi, la misura è il tuo volere,
Quello cui sei attaccato, quel che vuoi desiderare,
Non avere desideri, non volere possedere,
Non sarai posseduto dal volere.
La norma del cielo è il vuoto di tutto,
Il vuoto che riempie di tutto ogni cosa.
La norma del cielo è il vuoto di tutto,
Il vuoto che riempie di tutto ogni cosa.
Senza nome è l’inizio del cielo e della terra,
Col nome è la madre di tutto e di ogni cosa,
Il nome divide, la forma è l’illusione,
Lo specchio è sé stesso quando è vuoto.
La norma del cielo è il vuoto di tutto,
Il vuoto che riempie di tutto ogni cosa.
La norma del cielo è il vuoto di tutto,
Il vuoto che riempie di tutto ogni cosa.

 

Forse non è un caso che la data di nascita di Claudio Rocchi sia l’otto, un numero graficamente palindromo e che, posto in orizzontale, diviene simbolo dell’infinito. Otto anni sono trascorsi dalla sua uscita dal mondo, ma la luce di quanto ha donato continua infinitamente a diffondersi.

Lucia Guidorizzi

2 Comments

  1. molto interessante! pur essendo coetaneo di Claudio Rocchi, lo conoscevo soltanto di nome, un buon motivo per cercare di saperne di più; conoscevo la rivista Re nudo e ricordo bene il fervore degli anni ’70

    1. caro Paolo, sono stati anni particolarissimi e per lo più rimossi dal vuoto del presente. Ho voluto ricordare Claudio Rocchi perché la sua musica era una perfetta fusione tra filosofia e poesia e apriva spazi interiori incredibili.

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