LAURADEILIBRI- Laura Bertolotti: Il libro delle case

gustav klimt- vincent van gogh- egon schiele- juan mirò

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Le case che abitiamo ci abitano molto di più di quanto si immagini. Gli spazi, gli oggetti, la luce che filtra dall’esterno, i rumori e le voci restano impressi nella pellicola in cui si snoda la nostra routine, determinando inconsapevoli abitudini, compulsioni  e persino una certa quota di malinconia.
Sembra essere il retropensiero di Andrea Bajani che  ha costruito ne Il libro delle case un’autobiografia esistenziale basata sul catasto, sui traslochi e sulla memoria. C’è la casa del sottosuolo, la Casa delle parole, la Casa sotto la montagna, la Casa di Tartaruga e molte altre, tutte accompagnate da una data che non segna l’ordine cronologico dei fatti e delle esperienze, ma quello rapsodico dei ricordi.
E non ci sono nomi propri di persona in questa narrazione, solo indicatori generici come Io, che si suppone essere l’autore, Madre, Padre, Sorella, Nonna, Moglie, Bambina, Tartaruga, Poeta, Prigioniero e così via.
I fatti sono strettamente collegati da un filo che li connette agli ambienti e attengono alla storia personale dell’autore e alla storia collettiva dall’ultimo quarto del secolo scorso ai giorni nostri.
«É un rituale logorato, è la messa in scena obbligata dell’infanzia e del nido familiare. Ma l’infanzia è troppo scheggiata perché la si possa maneggiare senza farsi male.»
Che dire? Talvolta si rimane sopraffatti da zaffate di puro cinismo, subito dopo si è invasi da un’inaspettata tenerezza. A volte la lettura arranca, quasi a sottolineare l’asperità degli argomenti, altre volte scivola su frasi di perfetto lirismo. L’occhio di Bajani è spiazzante, ne deriva una lettura sorprendente e foriera di riflessioni.
«Ragazza Vergine e Io non sono fidanzati, non si dicono parole di affetto né pronunciano promesse. Sono corpi complementari che si accoppiano tutti i pomeriggi.»
L’autore sembra raccontare con un bisturi, più che con una penna, affonda la lama sottilissima nelle pieghe dei rapporti familiari, ne affetta le frustrazioni e ne asporta rare gioie. Poi si rivolge alla società, sempre con un occhio distaccato eppure partecipe, a partire dalla conoscenza approfondita degli eventi, e anche qui scandaglia manie e consumi, malattie e commiati, mentre la politica e l’informazione restano sullo sfondo e incombono, minacciose e silenti.
«Io apprende così l’esistenza della metamorfosi; l’universo può essere rivoluzionato in qualsiasi momento. Io accetta che il suo mondo venga sovvertito o annullato, se lo decide Padre. Accetta la scomparsa delle cose come un fatto naturale. A Io basta ritirarsi nel carapace della stanza, scavalcare la staccionata, e mettersi a fissare il soffitto come una tartaruga guarda dall’interno il proprio guscio.»
Questo libro compare nella cinquina finalista di quest’anno di due dei nostri prestigiosi premi letterari, il Premio Strega e il Premio Campiello. Si vedrà.

Laura Bertolotti

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Andrea Bajani, Il libro delle case- Feltrinelli 2021

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