GLI ZENTAI di LAURA LIVERANI- Adriana Ferrarini

Kawasaki, Grande area di Tokyo. Rawen (a sinistra), 56 anni, impiegato, e la sua collega Mii (a destra), 55 anni.

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“Indossare lo spandex non è semplicemente una questione di stile per la più recente subcultura zentai: sentirsi invisibili è uno degli effetti prodotti dall’indossare un tessuto lycra attillato che copre corpo e volto. Garantendo l’anonimato un costume in spandex può alleviare la pressione di conformarsi alle rigide regole della società giapponese. L’identità scelta dagli zentai è in un certo modo una non-identità”. Con questa didascalia vengono illustrate alcune delle foto di Laura Liverani, fotografa e documentarista che vive e lavora tra l’Italia e il Giappone, esposte all’interno del festival IMP, International Month of Photojournalism, che si è tenuto a Padova nel mese di giugno.

La rassegna è nata nel 2019 per iniziativa del fotografo e antropologo visuale Riccardo Bononi e dell’IRFOSS APS, Istituto Ricerca e Formazione nelle Scienze Sociali, un’associazione di promozione sociale no profit fondata nel 2010 per connettere la ricerca sociale sul campo con le finalità etiche, i mezzi e i linguaggi dell’antropologia visuale e del fotogiornalismo d’inchiesta.  Per il secondo anno la città è stata protagonista di mostre, workshop, incontri con grandi fotografi che con il loro lavoro puntuale e coraggioso hanno documentato luoghi e problemi nevralgici del mondo contemporaneo. Come nella prima edizione il festival si è snodato in luoghi diversi: gallerie, cortili, librerie, palazzi, creando un lungo complesso percorso che ha trasformato per quasi un mese la città in un osservatorio privilegiato e, aggiungo, dolente dei grandi temi e degli eventi del nostro tempo.  

Le foto di Laura Liverani erano esposte all’interno della Cattedrale ex Macello di Padova, luogo molto suggestivo, sia per la sua architettura dei primi del Novecento che emula le forme di una basilica a tre navate, sia per la presenza, mantenuta dal restauro conservativo, dei ganci utilizzati nella macellazione. Grazie a queste foto ho scoperto una realtà che non conoscevo: quella  degli zentai “parola macedonia”, cioè generata dalla fusione di zenshin taitsu, che in italiano si potrebbe tradurre come “collant a figura intera”. Indossare una tuta aderente che nasconde ogni parte del corpo è per alcuni zendai un modo per sentirsi liberi dal giudizio altrui, evitando di essere inquadrati in un ruolo preciso. Secondo Ikuo Daibo, professore all’università Mirai di Tokyo, chi indossa uno spandex, apparentemente nascondendo la sua identità, in realtà cerca di esporre il suo io più profondo. Certo dev’essere strano guardare il mondo attraverso una fitta maglia sintetica dai colori fluo, consapevole che nessuno può indovinare l’espressione del tuo viso o conoscere la tua età, ma anche che con quella tuta addosso non puoi bere, né mangiare, né svolgere nessuna delle attività più normali. Vivi in un’altra realtà, un realtà parallela, che può apparire divertente per chi ti guarda, ma lascia anche una scia di inquietudine. Lo straniamento, e quindi la rivelazione di aspetti nuovi e inconsueti del reale, è a mio parere, la qualità peculiare delle rigorose immagini di Laura Liverani, che oltre agli zendai, mette in scena infatti gruppi di anziane cheerleaders e di giovani donne lottatrici di sumo, sovvertendo i codici secondo cui da una parte il sumo è una pratica di lotta maschile e, dall’altra, le cheerleaders dovrebbero sono giovani e americane.

Japan Pom Pom, 2014, Tokyo, anziane cheerleaders in posa prima dell’allenamento settimanale al centro ricreativo per anziani.

Laura Liverani è una  fotografa documentarista e docente universitaria con sede tra Giappone e Italia. Il suo lavoro è apparso in riviste, libri, mostre e festival in tutto il mondo. Le pubblicazioni includono The Guardian, The Washington Post, Marie Claire, D – la Repubblica, Geo, The Passenger – Giappone per Iperborea. Il suo progetto a lungo termine sugli Ainu indigeni del nord del Giappone è stato premiato con il Premio Voglino nel 2015, e successivamente ha esposto in mostre personali presso l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo e la Japan Foundation di Sydney. Ha anche esposto alla G/P Gallery di Tokyo e al Singapore International Photo Festival, tra gli altri. Laura fa parte dell’agenzia internazionale di fotogiornalismo Prospekt e insegna Fotografia presso università in Italia e all’estero. Attualmente sta lavorando a un progetto documentario sulla pedonabilità nelle città del futuro in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca e l’Università di Tokyo.

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