DALLA PAROLA POETICA ALLA MUSICA- Sergio Pasquandrea: Ancora su Michelangelo

michelangelo buonarroti- volta della cappella sistina

poesia in divenire con tracce di bozzetti

.

La volta scorsa vi ho proposto tre letture di Michelangelo (di Hugo Wolf, Luigi Dallapiccola e Dmitri Šostakóvič), risalenti al tardo Ottocento e al Novecento.

Quelle di stavolta, invece, vengono una dal Cinquecento – addirittura, composta con il pittore ancora in vita – l’altra dal pieno Novecento.

Jacques (o Jacob, o Jakob) Arcadelt, nato a Liegi nel 1507, fu uno dei più grandi, fra quella generazione di musicisti fiamminghi che nel XV e XVI secolo scesero in Italia per mettersi al servizio dei signori rinascimentali. Lavorò a Firenze e a Venezia, ma la sua consacrazione avvenne a Roma, dove fra il 1540 e il 1551 diresse il coro della Cappella Sistina. Negli ultimi anni di vita, si spostò a Lione presso il cardinale Carlo di Guisa. Morì a Parigi il 14 ottobre 1568.

Nel 1538 o 1539, Buonarroti scrisse al banchiere fiorentino Luigi del Riccio; alla lettera è accluso un componimento poetico

Questo mandai più tempo fa a Firenze. Ora perchè l’ò rifatto più al proposito, ve lo mando, acciò che piacendovi lo diate al foco, cioè a quello che m’arde. Ancora vorrei un’altra grazia da voi, e questa è che mi cavassi d’una certa ambiguità in che io son rimasto stanotte, che salutando l’idolo nostro in sognio, mi parve che ridendo mi minacciassi; e io non sappiendo a qual delle dua cose m’abbia a tenere, vi prego lo intendiate da lui, e domenica riveggiendoci, me ne ragguagliate.
Vostro con infiniti obbrighi e sempre.
Se vi piace, fatelo scriver bene e datelo a quelle corde che legan gli uomini senza discrezione, e racomandatemi a messer Donato.

“L’idolo nostro”, chiamato anche il “foco, cioè […] quello che m’arde”, è quasi sicuramente Tommaso de’ Cavalieri, bellissimo giovinetto romano di famiglia aristocratica che fu il modello e – con ogni probabilità – l’amante di Michelangelo. A lui, celato sotto vesti femminili, è dedicato il testo.
Così recita la poesia:

Deh dimmi, Amor, se l’alma di costei
fusse pietosa com’ha bell’ il volto,
s’alcun saria sì stolto
ch’a sé non si togliessi e dessi a lei?
E io, che più potrei
servirla, amarla, se mi fuss’amica,
che, sendomi nemica,
l’amo più c’allor far non doverrei?

 

Io dico che fra voi, potenti dei,
convien c’ogni riverso si sopporti.
Poi che sarete morti,
di mille ’ngiurie e torti,
amando te com’or di lei tu ardi,
far ne potrai giustamente vendetta.
Ahimè, lasso chi pur tropp’aspetta
ch’i’ gionga a’ suoi conforti tanto tardi!
Ancor, se ben riguardi,
un generoso, alter e nobil core
perdon’ e porta a chi l’offend’ amore. 

 

L’allusione, contenuta nella lettera, alle “corde che legan gli uomini senza discrezione” è più difficile da decifrare, ma è probabilmente una richiesta di trovare un compositore che mettesse in musica il testo. Detto fatto, “Deh dimmi Amor” fu messo in musica da Arcadelt, che ne ricavò ben due madrigali, corrispondenti alle due strofe. Uscirono nel 1539, nel “Primo Libro de’ Madrigali”, stampato a Venezia.
L’omaggio dovette piacere all’artista, che in un’altra missiva chiede sempre al Riccio di indicargli un regalo che possa essere gradito ad “Arcadente”, come segno di gratitudine:

Messer Luigi, signor mio caro. Il canto d’Arcadente è tenuto cosa bella; e perchè secondo il suo parlare non intende avere fatto manco piacere a me, che a voi che lo richiedesti, io vorrei non gli essere sconoscente di tal cosa. Però prego pensiate a qualche presente da fargli o di drappi o di danari, e che me n’avisiate; e io non àrò rispetto nessuno a farlo.

Dal tono delle lettere, si deduce che i due all’epoca non si fossero mai incontrati di persona, anche se molto probabilmente si conobbero in seguito,  dato che Michelangelo eseguì il Giudizio Universale fra il 1535 e il 1541, proprio quando Arcadelt cominciava a lavorare alla Cappella Sistina. Ma di questo incontro non abbiamo documenti.

Ecco di seguito i due madrigali.
.

 

 

.

E adesso facciamo un salto in avanti di quattro secoli.

Nel 1940, Benjamin Britten viveva in America. La ragione non era soltanto la guerra appena scoppiata, ma anche lo scarso riconoscimento che il suo paese d’origine, la Gran Bretagna, gli aveva riservato (il che è alquanto curioso, dato che si tratta del maggior musicista inglese dai tempi di Henry Purcell e John Dowland).
Britten, dunque, viveva negli Stati Uniti insieme al suo compagno, il tenore Peter Pears. Proprio per lui vennero scritti i Seven Sonnets of Michelangelo, tra l’aprile e l’ottobre del 1940 (queste, almeno, le date sui manoscritti, ma l’idea potrebbe risalire a qualche anno prima).
Il compositore non era nuovo alla messa in musica di testi poetici: aveva lavorato più volte su poesie dell’amico Wynstan Hugh Auden e aveva concluso da poco il ciclo delle Illuminations, su testi di Rimbaud. La prima esecuzione, con la voce di Pears e l’autore al pianoforte, avvenne a Londra il 23 settembre 1942.
I testi scelti da Britten, per ovvie ragioni, sono tutti poesie d’amore per Tommaso de’ Cavalieri, nelle quali la tensione erotica si sublima nella trasfigurazione ideale, tipica del neoplatonismo
Vi presento il ciclo integrale, che dura poco più di 15 minuti, sempre nell’esecuzione di Pears e Britten. Non posso, per motivi di spazio, riportare tutti i testi, che comunque trovate qui, insieme a un ottimo commento:
https://www.flaminioonline.it/Guide/Britten/Britten-Michelangelo22.html.

.

 

Buon ascolto.

Sergio Pasquandrea

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.