IL CORAGGIO DELLE DONNE- Testi maggio 2021

 fabio manuel mulas- immagini di scena da “bandidos e balentes, il codice non scritto”

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NONNA NEDDA

Era partito di notte il suo Alvaru, verso le Americhe, in cerca di fortuna e non era più tornato; le stelle illuminavano la volta celeste e parevano rincorrersi come in un gioco infinito…
Un’altra notte stellata, lontana, aveva segnato il suo destino. La ricordava con affanno, ma anche con struggente tenerezza. Era così giovane e così inesperta, quanto lui era spavaldo e sicuro di sé; ma solo esteriormente, per fortuna. A scalfire un po’ la scorza dura, si trovavano dolcezza e pietà. Sentimenti non per uomini forti, per sos balentes, temprati dall’eterna competizione con i padri, ma lui, il suo Alvaru, questo aveva provato per lei quella sera lontana, quando l’aveva rapita, così come aveva detto quasi per scherzo dentro la chiesetta di San Michele, durante la festa campestre del primo lunedì di maggio. L’aveva portata, in groppa al suo cavallo, in una capanna tra i pascoli del Limbara.
Nedda aveva sognato per notti intere il suo arrivo nella sua casa. L’avrebbe visto appartarsi con suo padre, per chiedere la sua mano, e l’avrebbe guardato di nascosto da dietro la porta; e poi…non osava pensare oltre: quello era il suo uomo, questo lo sapeva con certezza.
Ora, nella piccola capanna quasi al buio, dimenticò tutti i suoi sogni: era solo una bambina impaurita che voleva tornare, al sicuro, nella propria famiglia. E Alvaru ce l’aveva riportata; si erano mossi appena il cielo aveva cominciato a schiarirsi e, prima che l’alba fosse sorta, erano entrambi davanti alla casa di Dominigheddu, rimasta aperta tutta la notte in attesa di un ritorno.
“Verrò a riprenderla per portarla in chiesa”, aveva detto dall’uscio Alvaru, ed era sparito velocemente.
Ora il sogno di Nedda riprendeva da dove era stato interrotto bruscamente e ricominciò ad aspettare.
Un’attesa che non le pesò, nonostante le finestre tenute quasi sempre chiuse; il divieto di uscire e di sedersi fuori dalla porta a ricamare il corredo; il silenzio triste delle sorelle e il dolore della madre… Un giorno lui sarebbe arrivato e lei avrebbe indossato il vestito fiorato delle spose.
Non ci fu invece l’abito da sposa per lei, e neppure una festa grande. La vergogna di una notte passata fuori della propria casa era ancora troppo cocente…
Una mattina all’alba, il padre l’aveva accompagnata nella chiesa di Santa Croce; Alvaru, con i testimoni, l’aspettava davanti all’altare.
Prima che lei lo avesse raggiunto, Toia, la sorella grande, tirò fuori da sotto lo scialle un piccolo mazzo di margherite bianche, che aveva tenuto nascoste, e gliele appoggiò sul petto.
Il viso di Nedda s’illuminò tutto e Alvaru la vide bellissima: una piccola gemma tra i fiori di campo appena colti. Lui non aveva colto allora quella piccola gemma che si stava schiudendo, e ne era contento, perché ogni essere deve avere il suo tempo per crescere e maturare. Un fiore colto prima dell’ultimo attimo spesso non si schiude e muore, senza che tutti i petali della corolla possano unirsi in un abbraccio con i raggi del sole.
Ora Nedda era pronta per il suo Alvaru; non avrebbe avuto paura, ma sarebbe andata con lui, offrendosi con amore e con la certezza di essere nel giusto e nel bene. Questo era stato l’insegnamento alle vergini nel piccolo paese aggrappato al Limbara e proteso verso l’ampia vallata fino ai monti di Pattada.

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fabio manuel mulas- immagini di scena da “bandidos e balentes, il codice non scritto”

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SENZA TEMPO

Dorme nel fondo della mia memoria
in uno scenario senza tempo
lo scorrere dell’acqua
lungo gli argini del fiume
dove si specchiano
sotto l’ombra degli ontani
i germani reali
e le libellule azzurrine.
Rivedo le mani di mia madre
bianche sulle pietre di granito
mentre lavano i miseri panni
della nostra infanzia.
Seguendo il fluire dell’acqua
ritrovo la nostra casa
incastonata tra le rocce
e i nostri sogni
perduti per sempre.

 

Antonietta Langiu

mamma sebastiana (detta zana) e nonna nedda

NOTA: Un altro scritto sul coraggio delle donne. Un ricordo tenero della Nonna Nedda che ci ha
mandato Antonietta Langiu, scrittrice brava e tenace, grande amica e profonda studiosa di
Joyce Lussu. Con lo stesso amore di lei per la Sardegna, sua terra d’origine amatissima. Le
siamo grate.

..

f

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[…]

Gli uni stanno nell’ombra
Gli altri nella luce
E si vedono coloro che stanno nella luce
E coloro che stanno nell’ombra
Non si vedono

B. Brecht-  Poesie

 

La rosa bianca-a Sophie 

 

Mi hai donato una rosa bianca
che all’insù spicca in giardino

e maggio mi decolla nella luce
e corre su cocci si rivela corre

non muore il manipolo di puri
(di cuore) io non so dire questo

dolore dolore ora non vedo
le alberature solo capogiro

per il mondo messo in lotta
(e per l’amico) non dimentico

la rosa bianca che in bilico
s’impericola per la vita rotta

 

Marisa Madonini

 

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