PASSAGGI CON FIGURE- Elianda Cazzorla: Mangalù, Honorate donne!

Gentili lettrici e lettori di Carte sensibili,

fissi e mobili, con pc o cellulare, siete invitati il Primo maggio a FioridiFesta a Venezia alle 15,30. Dove? Giudecca. Leggete la locandina per i dettagli. Il testimonial di questo evento è  Messer Polo, conosciuto come Marco Polo. Memore di quanto accaduto lo scorso anno ci invita! Pare che madonna Toti Rizzetto con una gran quantità di domine da tutta Italia abbia preparato cose strabilianti. Leggete il suo invito ritrovato negli antichi annali.

 

Dovete adunque sapere che nel tempo del Covid Danzatore, imperatore di ogni lembo di terra, correndo gli anni del N.S. MMXX, messer Nicolò Polo, padre di messer Marco, et messer Maffio Polo, fratello del detto messer Nicolò, nobili honorati e savi di Venezia, trovandosi per l’aree della Giudecca, con molte loro grandi mercanzie, ebbero insieme molti ragionamenti su quel che potarìa esser un albero coverto di Rosa. Ma no petali, Rosa Lana elaborata col ferro nomato: uncinetto. I tre messeri, lasciate le mercanzie, si avvicinarono adunque con i loro passi fantasmi all’albero per cercar di capir ciò di cui all’inizio non capiròn nulla. E fu un grande edificare di montagne d’ipotesi.  Messer Marco, che ne aveva viste di belle per la Tartaria, per le tre Indie e per altri paesi assai, che aveva l’occhio capace di cogliere mirabili bellezze, si avvicinò al fusto gigante, vicino più vicino, et iniziò a guardar nei dettagli la Rosa Lana. D’un tratto chiese a sé medesimo: chissà se lo sanno far anche le mie tre figliole Moretta, Bellela e Fantina?

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yarnbombing 2020- venezia, giudecca

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Osservò attentamente, lui che dell’occhio aveva fatto un’arma per raccontare piante, animali, uomini e terre strane. L’orlo inferiore della Rosa Lana era staccato da terra per tre palmi e tre dita forse per limitar l’insano possibile e puzzolente humor dei cani, giallo liquido che si spande attorno agli alberi, alla bisogna, previa levata zampa. Utile attenzione, pensò, di chi ha ricoverto l’albero gigante, senza fermarsi in altri preamboli: adunque la Rosa Lana abbraccia il platano per gran parte del tronco e messer Marco inizia contare: uno do… trentasei per lato moltiplicato quattro fanno centocinquanta pezzi per un sol albero, se sono quattro, in Corte Granda ce ne sono seicento, solo sugli alti fusti.

Intervenne allor messer Nicolò che aveva colto una longa scritta verticale: Pink Lioness, che vorrà mai significar una simile striscia di lettere in fila? Chiese al figliolo che di lingue s’intendeva. Padre rispose quello, io so parlar latino, veneziano e francese alla maniera di Levante, ma proprio non so decifrare quella scritta. Allora messer Maffio, fratello di Nicolò, che aveva i piè per terra e sapeva leggere i cartelli, perché per venticinque anni di seguito, e altri tanti anni sparsi, aveva girato in lungo e in largo le terre del Gran Cane, adunque andando oltre la mirabilia negli occhi del suo graziosissimo nipote, alzò la mano al cielo e sentenziò:

Qui un bando senza banditor dice. – Si ferma pensa e ad alta voce: – Potarìa dirlo con le mie parole, ma preferiso legere.

La squadra delle Pink Lioness, donne che sono state operate al seno e sono attive nella diffusione della cultura della prevenzione, ha aderito al Festival delle Arti Giudecca realizzando per il gruppo YarnBombing l’albero rosa…[1]

Si fermò messer Nicolò a pensare, continuò a leggere ma nel silenzio della sua testa, adunque elaborò che Le Pink Lionesse van per mare, coe barche, vogano assieme per non avere il braccio gonfio e parchè star insieme giuta anca el spirito.  Poi continuò ad alta voce: In tempo di Covid le pagoiatrici costrette a stare forzatamente in casa hanno trovato sollievo nel lavoro all’uncinetto.

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installazione-yarnbombing 2020- venezia, giudecca

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E allora messer Marco che aveva la voglia di contar Milioni sempre, incominciò a girare attorno gli occhi. Gli alberi, le panchine, le altalene, della Corte Granda, le superfici piane e non piane erano ricoperte di…– come adunque dovrò chiamarle si disse tra sé il nobilissimo messere? Piastrelle no, presine nemmeno, quadrati non assicura verità, ecco mi pare conveniente usare: tessere colorate di lana unite da donne lontane e vicine al contempo.

Messer Nicolò, che ancora cercava il perché di quel mirabile coprire e forse sperava di trovare una qualche gemma, rubino o safiro nascoste nelle cuciture, a un tratto sorrise e la sua barba si mosse al ricordo del ritorno a casa dopo venticinque anni di Tartaria.  Lui, Marco e Maffio in mal ordine d’abiti, trasfigurati nelle facce, non potevano essere quelli che dicevano d’essere, i famigli non riuscivano a credere che fossero quei de Ca’ Polo, in San Giovanni Crisostono. Dopo tanto tempo li davano per morti. Venuta l’ora di sedere a tavola i tre messeri si presentarono per tre volte con abiti di raso cremosino, damasco cremosino e velluto cremosino che tagliarono in pezzi e regalarono ai loro servi. Poi li fecero uscire e Marco levato dalla tavola andò in una delle camere e portò le tre vesti di panno grosso consumate dal viaggio. Sul legno, con alcuni coltelli taglienti, cominciarono a discucir alcuni orli e cuciture doppie e cavar fuori gioie preziosissime in gran quantità. In cadauna di dette vesti erano state cucite con molto artificio e in maniera ch’alcuno non s’aveva potuto immaginar che ivi fossero state. Perché quando partirono dal Gran Cane tutte le ricchezze che aveva donato loro li cambiarono in rubini, safiri e diamanti sapendo che nel lungo cammino non avrebbero potuto portare tanto oro. Adunque messer Nicolò abbandonò il ricordo mise altri passi e raggiunse un altro platano, si fermò e senza esitare, chiamò a sé messer Maffio, suo fratello e messer Marco, suo figlio e quasi urlando di gioia[2] o forse di sorpresa pronunciò queste parole:

Varda che roba. Varda!

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installazione pink lioness-yarnbombing 2020- venezia, giudecca

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E quei si mossero e videro l’albero delle Meraviglie. Aveva colori del paradiso, diversi, vivaci, imprevisti intrecci con intessute farfalle dalle ali mobili, libellule, coccinelle e fiori d’ogni specie anche quelli inimmaginabili. Un cartello ai pie’ del platano compose la sua irrequietezza. Lesse senza tradurre in veneziano:

Quest’albero è dedicato al giardino terapeutico dell’ospedale di San Camillo nel Lido di Venezia.

Oltre a chiedersi cos’è un giardino terapeutico, si domandò quali dita fatate avessero creato quella strana composizione di lana che dà Meraviglia in chi la guarda? Allora vide una sfilza di nomi di donna su un pannello lucido[3].

Conta, conta messer Marco, non sei nomato Milione? Adunque Marco arrivò alla fine: erano sessantadue donne che nelle loro case sparse per la penisola funesta, costrette a star chiuse nelle proprie mura, per il Covid imperatore, avevano elaborato milleseicento tessere, da gennaio a giugno 2020, e coperto oltre a Corte Granda anche Campo San Cosma e Damiano, e il ponte e la lampiona e la fontana e dieci alberi: platani e robinie. Sessantadue don,ne sotto la direzione di chi si nomina Toti Rizzetto, unite dal filo di lana nel lavorìo delle dita, mentre fuori infuriava la bufera del virus imperatore.

I tre messeri intrecciarono gli sguardi dopo aver ragionato, adunque si chiesero con non poca perplessità: Dov’è il guadagno? Messer Marco guardando attorno, ripensò e rispose a sé e agli altri due messeri: la Meraviglia non ha prezzo. Lui che ne aveva viste tante, in terra di Tartaria, nelle tre Indie e in altre paesi assai, saltò sull’altalena e senza badare all’equilibrio instabile, con la voce tonante di chi se l’è appena schiarita, si sistemò l’abito di damasco cremisi e pomposamente disse:

– Mangalù! – E ripeté. – Mangalù a voi tutte, honorate donne.

Messer Nicolò Polo, padre di messer Marco, et messer Maffio Polo, fratello del detto messer Nicolò, nobili e savi di Venezia, trovandosi nell’aere della Giudecca sapevano che quello era il modo più sicuro e gentile di augurare la buona sorte in lingua del Levante[4] alle donne che avevano cercato nel dolore la forza dirompente della creazione.

 

Elianda Cazzorla

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installazione-yarnbombing 2020- venezia, giudecca

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NB- Le immagini presenti nell’articolo sono scatti di Elianda Cazzorla

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RIFERIMENTI IN RETE

[1] https://festivaldelleartigiudecca.org/archivio/2020/programma-e-mappa

[2] https://www.facebook.com/toti.rizzetto/videos/10216996519688390

[3] F. Antonini, T. Avellis, S. Bagnal, R. Bravin, M. Brindisi, T. Canale, L. Casado, P. Chiusamonti, S. Cimarosti, S. Cimarosti, C. Colombini, C. Colombini, E. Cometti, A. Costantini, R. Cristianini, A. DeCol, F. de Pol, A. De Propris, L. Della Valentina, A. Desideri, E. Di Camillo, M.A. Diana, M. Enzo, D. Falcone, F. Floris, S. Foccardi, Z. Foffano, S. Giacchetto, M. Gierardini, M.P. Grossi, M. Ierandi, I. Kock, E. Lunardelli, M. Magris, N. Manente, B. Manunta, S. Mari, C. Mattina, D. Melasecca, A. Mennin, L. Minetto, L. Modugno, L. Nevola, E. Noto, N. Oniga, D. Pantaleoni, M. Ravetta, M. Rosanova, O. Schivardi, P. Soffiato, l. Toso, M.C. Travaglini, T. Uberti, A. Ubner, N. Van Biervllet, M.R. Viecci, M. Vianello, A. Vitalba, R. Zanco, R. Zanet

[4] http://virgo.unive.it/ecf-workflow/books/Ramusio/lemmi/Mangal%C3%BA.html

 

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