INTERVISTA- Vittoria Ravagli: L’appassionato  coro Farthan – Intervista ad Elide Melchioni

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Quella sera in cui andai con alcune amiche alla Rocchetta Mattei mi aspettava uno spettacolo che mi ha molto coinvolta. Ho osservato i particolari, ho avvicinato e allontanato lo sguardo come si fa quando si “mette a fuoco” con la macchina fotografica. E’ stato un susseguirsi di emozioni. Un vivere con passione una musica ed un canto che sembravano arrivare da lontano, molto lontano. Rispetto a me che ero lì, donna vecchia un po’ sconvolta da tanta inesauribile vita, dai canti delle donne ritmati da tamburi, da strumenti con uomini assoggettati a tanto matriarcale sentire.

Il coro ha sempre costituito per me un’attrazione forte. E’ come una piccola società in cui ciascuno/a ha una sua  parte ed è quella, e ci deve essere, deve assumersi la sua  responsabilità;  come tante api operaie ed un’ape regina nell’alveare; come una melagrana dall’insondabile architettura che mi affascina tanto che fatico a  mangiarla. 

Quelle venti e più donne così diverse tra loro ma così mediterranee, con le bocche rosse ed il nero ed il rosso che corrono sui loro corpi dalla gonna alle scarpe, per dire che sangue e passione, che lotta e gioia, che amore e dolore hanno quei colori…

Si è presi da un vortice nell’assistere all’esibizione del coro Farthan, su cui sovrasta la figura di Elide Melchioni che dirige  con una maestria eccezionale:  lo fa vivere della sua energia che guida la loro e sono un tutt’uno, un solo coro con una figura di donna che sembra molto più grande di quanto sia,  per questo ruolo particolare che gioca nel far gioire e piangere, lamentarsi e raccontare di un amore, dell’amore, per una terra, per un uomo, per una figlia…le venti e più donne e quei pochi uomini quasi clandestini nel gruppo. 

Ogni canto è come frutto di un parto collettivo e si spegne in un a solo, in un ballo, in un suono di percussioni, nel  pianto della chitarra. Poi silenzio, una pausa rigeneratrice. E dopo parte un racconto di Elide, per dirci quello che seguirà. Da che parte del mondo arriva la solista, che mi pare di conoscere, una curandera direi…e comincio a fantasticare e dentro di me canto con lei, donna liberata, rivoluzionaria, donna che ci rappresenta tutte. Così siamo incantate, rapite.

Ora è finito lo spettacolo. Sono corse via su con la gente del pubblico  a mangiare qualcosa perché immagino, per me sarebbe stato così, il cibo complementare al canto, alla passione, all’amore.

Siamo rimaste in poche, ci sono batteristi neri che si danno la voce con i tamburi e noi incantate a guardare, ad ascoltare non come fossimo a poco tempo da Bologna ma anni luce lontani dalla nostra società, quella almeno cui la grande maggioranza si riferisce.

Dopo una scelta importante della mia vita mi sono molto spesso sentita così,  quasi un corpo estraneo, una che vive in una bolla tutta sua. Ma là eravamo, quella sera, in tante/i. Bello sapere che esistono questi mondi paralleli e che molte/i  è come se si abbeverassero in situazioni così per ritrovare la forza di rientrare nella propria routine. Ho riconosciuto quelli che io chiamavo “le/gli indiani” . Almeno per le sere di spettacolo. Poi forse ciascuna/o riprende la propria ufficialità, il proprio ruolo a volte molto importante, la propria parte pubblica.  Questi mondi forse convivono e si aiutano a vicenda. E’ possibile, credo.

Come è nato il coro Farthan? 

Il Coro Farthan nasce esattamente 10 anni fa, nel maggio del 2011 a Marzabotto, un anniversario che vogliamo in tutti i modi riuscire a festeggiare cantando!!  L’idea era quella di riunire vocalità creative e curiose attorno ad un progetto corale che fosse fuori dalle righe e che perseguisse un repertorio abbastanza, anzi, del tutto inconsueto..

Quali sono gli studi, gli incontri  che ti hanno portata a questo magnifico repertorio così particolare? 

Io sono un’instancabile curiosa, e anche all’interno del mondo della musica ho tante, multiple passioni.. Il mio primo imprinting è stato con la musica colta, che ho conosciuto grazie ai miei genitori – coristi ed appassionati di musica- e da studentessa al Conservatorio. All’Università invece incontrando per caso i lavori del grandissimo De Martino ho avuto una vera e propria folgorazione per l’antropologia della musica e il repertorio di tradizione orale soprattutto del sud Italia, tant’è che ho dirottato tutti gli esami in quell’ambito e mi sono laureata in Etnomusicologia con Roberto Leydi! La mia prima tesi di laurea del 1996 è stata su un aspetto molto particolare della musica salentina, e lì ho conosciuto musicisti tradizionali straordinari.. Inoltre, suonando la piva emiliana e sfruttando anche una certa mia intraprendenza, sono riuscita ad entrare in confidenza con i mondi musicali separatissimi sia delle donne che degli uomini.. La piva è stata il mio grimaldello per incontrare, suonando, gli anziani informatori!

Per quanto riguarda i tanti incontri, quelli davvero straordinari sono stati con gli anziani cantanti e musicisti popolari ed il contesto in cui vivevano. Con loro ho avuto davvero una lunga e proficua amicizia, stima e collaborazione durate anni. Per questi anziani, nati tutti negli anni 1920, ero come una nipotina, ero la giovane del nord che girava con la macchina, mi ero conquistata anche la fiducia delle mogli e delle figlie, che forse un pò invidiavano la mia libertà.. Tutti erano comunque incuriositi da me, studentessa di Bologna, così interessata alla musica del sud.. Tra i tanti incontri, menziono i costruttori/suonatori di zampogne dell’area del Pollino (PZ), i meravigliosi cantori e l’ultimo violinista delle tarantate, alcune ex tabacchine del Salento (LE). Come vedete, meno le donne: quelle più anziane cantavano solo in casa e le si incontrava entrando nei contesti familiari. Tante invece le cantanti mie coetanee che ho avuto modo di conoscere bene, che negli ultimi anni 90 cominciarono a far rinascere le musiche del sud anche al femminile, diventando leader di gruppi storici come Zoè, Ghetonia, Canzoniere Grecanico salentino, ecc.

Cosa ti ha portato a formare un coro con una forte impronta femminile? 

La fascinazione di partenza, l’imprinting del Coro Farthan, fin dalla sua nascita è il canto di tradizione orale, italiano e  non, con una spiccata predilezione per un repertorio “al femminile”. Questi canti popolari nascono spesso spontaneamente a tre voci, quindi senza la linea del basso, che è tipico della musica colta. Ne consegue che almeno le prime due voci generalmente sono in toto femminili, e la terza, la più grave può essere fatta da un contralto profondo o da un tenore.. Inoltre, il fato ha fatto sì che ci fosse una specie di “selezione naturale” e che arrivassero al coro praticamente solo donne! I pochi uomini che abbiamo sono una specie antropologica rarissima: sono femministi dentro, forse anche a loro insaputa e come dicevi tu, sono rapiti e pervasi da questa energia femminile che, credo, li faccia essere anche uomini più consapevoli! Insomma, sono vere e proprie  “donne ad honorem”!!

Qualcun* ti ha sostenuta nel  momento della “nascita”? 

Il Coro FARTHAN nasce ex novo dalle ceneri di un altro coro, perché sentivo che era giunta l’ora di creare un ensemble in cui potessi proporre in toto le mie scelte artistiche.. E le adesioni ci sono state, subito! La mia proposta musicale attira fin dall’inizio sensibilità musicali affini in tutta la valle del Reno, da Bologna fino a Granaglione, tant’è che di anno in anno il numero dei coristi è cresciuto fino ad essere oggi oltre 40! L’amministrazione comunale di Marzabotto inoltre è stata una nostra grande sostenitrice fin dall’inizio, a partire dal nostro ex sindaco, Romano Franchi, e dall’allora vicesindaca Valentina Cuppi ai quali va davvero il nostro sentito ringraziamento!

 

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Quale taglio hai dato al vostro repertorio ? 

Il taglio è chiarissimo e non consente dubbi per chi si avvicina a noi come corista e per il pubblico che ci segue: i nostri brani – quasi tutti frutto di mie ricerche ed arrangiamenti – costituiscono una nicchia di repertorio inconsueto che ha a che fare con i valori della pace, della collaborazione tra i popoli, dei diritti delle donne e dell’infanzia, quasi sempre in dialetti o lingue minoritarie. Ovvero, per arrivare a scegliere un brano da arrangiare devo per prima subirne una fascinazione rispetto alla melodia, al tema trattato, chi la canta, il contesto che c’è attorno, o più spesso da tutte queste cose assieme.. e poi comincio a pensarlo in relazione al mio coro, alle potenzialità, a come esaltarne i punti di forza, a come stemperare le criticità, ai timbri che meglio possano esprimere il senso del brano.. Solo allora mi prende lo slancio creativo e comincio a ritagliarlo ed a cucirlo addosso al mio Coro!

Che cosa rappresenta per te il Coro Farthan? 

Io sento il Coro Farthan come una bellissima creatura musicale che in tanta parte mi rappresenta e sento mia!.. Una corista una volta mi ha detto che il coro è la mia seconda figlia, ed ha ragione! Tra me ed il mio coro è un continuo gioco di specchi, nel senso che dal punto di vista artistico, didattico, organizzativo, creativo e progettuale tutte le scelte sono mie, ma sono legate anche a tutto ciò che tutti i coristi, con i loro diversissimi modi di essere, personalità, carattere, voci, passioni e sentimenti mi rimandano! Ed è per questo motivo che il legame tra il direttore di un coro di musica etnica ed i suoi coristi credo sia più stretto di quello che esiste con un direttore di musica colta: come dicevo, in buona parte scrivo e mi ispiro proprio pensando alle caratteristiche, all’espressività, al suono, ai timbri ed alle voci del mio coro.. Sono brani diciamo scritti su misura, anche perché un coro è molto di più di una somma di voci: è una magica interazione tra persone che si arricchisce reciprocamente, è una spirale di energia che si autoalimenta. Il direttore è sia il catalizzatore sia la miccia di un fuoco che però vive della fiamma di tutti. 

Quale la scelta dei solisti, dei grandi musicisti ospiti?

Nel coro vige una regola importantissima: le parti solistiche sono di tutti e di nessuno! In prova esorto tutti a provare un assolo e questo “mettersi alla prova” è importantissimo, perché stimola a migliorarsi, a cercare delle risonanze nella propria emotività e di conseguenza nella propria voce.. L’ascolto reciproco, in prova e poi in concerto, ci pone in una relazione empatica, educa alla solidarietà, alla temperanza, all’assenza di giudizio e nel nostro caso ancor di più, alla sorellanza.. Tutti i coristi migliorano in questo modo e tutti hanno provato cosa significa dal punto di vista emotivo cantare da soli. La voce, come sappiamo è strettissimamente legata alle emozioni, e quindi è importantissimo per colei che sta facendo in quel momento la solista, sapere che il coro, mentre canta, la sostiene. Tranne rarissime eccezioni, io cerco di alternare il più possibile le parti solistiche, proprio per dare spazio a voci e sensibilità differenti e quindi non ci sono soliste “fisse” come è invece prassi costante in moltissimi cori, ma tante e diverse voci che si sostengono e si avvicendano. La compartecipazione emotiva del coro e dei solisti è uno degli aspetti che più colpisce il pubblico: l’emozione di uno è l’emozione di tutti, l’applauso per uno è l’applauso per tutti.
Per quanto riguarda i musicisti ospiti, in questi 10 anni abbiamo avuto molte collaborazioni con musicisti provenienti sia dal jazz che dalla world music: io entro in sintonia con artisti duttili che che vivono la musica come un atto creativo in divenire, pronti quindi a possibili continue riletture! Tra i tanti vorrei ricordare il Vocalist Luca Fattori presente nel primo cd assieme all’onnipresente Antonio Stragapede al mandolino e chitarre e Marco Zanotti alle percussioni. Più recenti i bellissimi incontri con le sensibilità di Anna Palumbo alla fisarmonica e la cantante italo argentina Enza Alejandra Prestia.

Quali sono stati gli incontri indimenticabili?

Tra i tanti cori e direttori splendidi che abbiamo incontrato, sicuramente lo scambio che abbiamo avuto con Giovanna Marini ed il coro del Testaccio di Roma ha il valore aggiunto di avere avuto a che fare con un monumento della musica di tradizione orale, una donna straordinaria, dalla quale c’è solo da imparare!

Oltre al lavoro con il Coro, hai altri ambiti lavorativi?

I miei contesti lavorativi sono tutti legati alla musica e intrinsecamente collegati gli uni agli altri. Insegno Musica, Coro ed Ocarina in una Scuola Media ad indirizzo musicale a Bologna, tengo corsi\laboratori di aggiornamento dedicati alla vocalità per prestigiose istituzioni (MIUR, Festival di Primavera Feniarco, AERCO, Fondazione Guido D’Arezzo, Accademia Righele, ecc). Sono responsabile della rubrica  “Etno e dintorni” nella rivista nazionale Corale Choraliter, e ho la  direzione artistica del festival CantaBO.

Hai avuto grandi riconoscimenti, sia personali che legati al Coro. Quali i più graditi?

Devo dire che sto raccogliendo davvero tanto consenso attorno al lavoro seminato negli ultimi 10 anni, sia in termini di soddisfazione personale che di riconoscimenti ufficiali e di questo sono davvero felice e grata. Con il Coro Farthan siamo in una sorta di periodo di grazia: nel 2018 e nel 2019 siamo saliti sul podio tre volte in due Concorsi Nazionali (2018  Vittorio Veneto primo posto + premio speciale sul Repertorio; 2019 Lago Maggiore  terzo posto). Sempre nel 2018 abbiamo ricevuto dal Comune di Marzabotto l’encomio “CORO  AMBASCIATORE DI PACE”, che è forse la medaglia che più ci onora. E io nel 2020 ho ricevuto il prestigioso PREMIO TINA ANSELMI, Donne e lavoro – Area Artistica, dall’UDI Bologna, proprio per il mio lavoro con il Coro Farthan. 

Ho letto che hai appena conseguito la terza laurea. Grande passione quindi lo studio. Raccontami.

Sì davvero, da ragazza non lo avrei mai detto, ma forse sono secchiona a mia insaputa!! Più passa il tempo, più ho voglia di esplorare, di conoscere, di andare in profondità, nel mondo della musica e della cultura in generale… Più si studia più si capisce l’immensità di ciò che potremo ancora conoscere, quindi è un bellissimo desiderio che si autoalimenta.. E poi chi insegna non può che continuare a studiare!

 

Quando ti riposi cosa fai? Dove?

Il concetto di riposo in senso letterale mi è abbastanza sconosciuto.. Diciamo che ciò che mi serve per riposarmi mentalmente è stare a contatto con la natura, camminare in un bosco, avere l’orto, curare i fiori, sentire il ronzio degli insetti ed il canto degli uccelli.. Le mie vacanze preferite, dato che la mia vita è sempre in grandi comunità e in mezzo a tanti suoni (scuola, coro, orchestre) sono i trekking, nei quali, volendo si può stare soli, anche in silenzio, oppure il campeggio selvaggio, e assolutamente senza musica.. insomma natura, respiro, cammino, silenzio.. 

Cosa ti piace leggere?

Mia figlia dice che sono una maniaca perché compro sempre libri legati alla musica e all’antropologia! Mi appassionano anche molto libri di arte, archeologia e le biografie, soprattutto quelle di artisti o intellettuali e ancor di più se sono donne.. Non sono mai vite qualunque!

Hai una tua religione?  Qualche “rito” che ti fa bene allo spirito?

Anche se è molto difficile, io vorrei credere nella religione dell’umanità e della natura.. diciamo che sicuramente il mio motto potrebbe essere Peace & Love.

Come vedi la vecchiaia?

La vecchiaia, se in salute e mentalmente vigili me la immagino come un periodo molto interessante, da condividere con giovani ai quali passare i propri saperi e a cui insegnare, in una circolarità e scambio di energie differenti.. 

Come vivi questo periodo? 

Studiare per la terza laurea è stato provvidenziale per superare questo tempo di pandemia.. mi ha tenuta impegnata mentalmente e a livello progettuale e ha riempito l’immenso vuoto della mancanza di concerti e di musica.. Ora però davvero sento intensamente il troppo tempo senza il fare musica e spero ed attendo con ansia il momento in cui si potrà ancora far risuonare le nostre voci assieme.. Si’, perché una vita senza musica non è vita! 

 

Ora ti conosco meglio…. Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Viva le donne, viva la vita!

Vittoria Ravagli

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RIFERIMENTI IN RETE

http://www.corofarthan.com

https://www.facebook.com/profile.php?id=100041317971147

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1 Comment

  1. molto molto interessante, non conoscevo il coro Farthan e vedo che in rete esiste diverso materiale consultabile e scaricabile, quindi grazie mille per questa occasione di conoscenza e approfondimento!

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