VIAGGIANDO A…- Teresa Mariniello: Morimondo

anello di morimondo- gita fuori porta

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Poco distante da Milano si trova il comune di Morimondo.
Lo si raggiunge attraversando un territorio ad uso prevalentemente agricolo con ampi campi interrotti da collinette e da cascine costituite da più corpi di fabbrica che spesso si affacciano su una corte interna. Il paesaggio è rasserenante, il verde dei salici e dei pioppi disposti in file regolari lì dove il territorio comunale si avvicina al Ticino trasporta in un tempo antico, con ritmi del tutto diversi da quelli di una grande metropoli. Questa sensazione si rafforza poi camminando tra le piccole vie sentendo sotto i piedi i ciottoli di fiume, raggiungendo facilmente l’azzurro del cielo appena sopra la cortina bassa delle case. Ed ecco appena fuori le mura, che annunciano il nucleo più antico, la chiesa di San Bernardo, ora sconsacrata, e che nel passato serviva come chiesa parrocchiale per l’abitato di Morimondo. Poi passando sotto la porta antica si apre il paesaggio in modo inconsueto giungendo alla piazza.

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porta accesso morimondo

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A destra il verde dei campi con il filare di alberi che costeggia il sentiero più in basso, in lontananza i boschi tranquilli, di fronte il fianco dell’Abbazia in mattoni rossi con il tetto a capanna e i contrafforti, a sinistra una serie di edifici rustici intervallati da piccoli spazi verdi. Definita da questi soli elementi la piazza San Bernardo non è altro che un prato in leggero pendio che si affaccia sulla valle; nessun punto focale la segna tramite statua o monumento perché questo è nel perdersi dello sguardo lì nella campagna. Ed è verso questa che la gente guarda, siede, chiacchiera, prende il sole, gode dello spazio intorno; in altri termini compie tutte quelle azioni che si vivono in una piazza degna di questo nome.

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abazia morimondo

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Ripenso allo studio sulle piazze che sto elaborando con i miei studenti di quinta, cominciando dall’agorà e dal foro, passando per le piazze medioevali e quelle rinascimentali sino a quelle settecentesche romane, tutte con la caratteristica, non casuale, di avere i due simboli del potere politico e religioso presenti in piazza. Tempio o chiesa non importa, basilica o palazzo del signore neanche. La piazza è stata sempre concepita sì come luogo di aggregazione e traffici, ma anche come luogo rappresentativo di una società la cui memoria collettiva si condensa nel monumento, o stele, o statua.

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abbazia -planimetria generale e sezione

 

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Il mio studio con gli allievi proseguirà poi su uno dei poli importanti di Milano, Porta Nuova con Piazza Gae Aulenti e lo svettante grattacielo dell’Unicredit, che rappresenta il potere attuale, quello delle grandi banche.

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piazza gae aulenti

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Ma se potessi, e si sa che in questo contesto di pandemia non è consentito, li porterei a Morimondo ribaltando tutto quanto indagato per dire: sì, si può costruire una piazza anche in modo diverso, con lo sfondo di essa che è un fianco e non la facciata di una chiesa, con un piano di calpestio che è un prato e non un selciato e che certo che è uno spazio di risulta tra l’Abbazia e gli edifici annessi, ma che quella che viene definita architettura minore lo ha fatto proprio trasformandolo.
Poi certamente li porterei a vedere la facciata e a godere della terrazza antistante, quella certamente luogo di celebrazione, per passare infine all’altra su cui prospetta il Comune sede in passato del convento annesso.

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abbazia e terrazza antistante

ex convento e terrazza antistante

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Infine potrei avviarmi con loro sui piccoli sentieri per raggiungere il bosco e guardare l’Abbazia con la sua piazza da lontano.

Teresa Mariniello

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