SENZA OROLOGI CHE TI SEGNINO IL PASSO-Paolo Polvani: note di lettura a “Alle radici dell’erba” di Elina Miticocchio

olga korneeva

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Nell’ultimo libro di Elina Miticocchio, Alle radici dell’erba ( Secop edizioni 2020), la parola “bambina”, nelle sue diverse declinazioni singolare / plurale, maschile / femminile, compare venticinque volte, invece “bimba” quattro volte. Si tratta evidentemente di una parola dal forte richiamo evocativo, se compare anche in diversi titoli di libri: La bambina pugile, della Candiani, Ipotesi di bambina cyborg, della De Marchi, e sicuramente di altri che non ricordo o non conosco.
Senza dubbio alla base di queste scelte ci sono motivazioni individuali diverse, rispondenti a esigenze biografiche disparate, e tuttavia è interessante notare una comune convergenza in direzione di un’unica parola. Che sia tornata la prepotente voglia del fanciullino in versione femminile? Alcuni indizi lascerebbero ampi margini di credibilità a quest’ipotesi. Per esempio la poesia

Sull’orlo di ogni cuore

Coltivo meraviglia
coltivo stupore

intreccio la mia anima con la luna
e sto sull’orlo di ogni cuore

mi infrango

mi chiama la sua eco

oltre i rami insanguinati

ancora nascerà l’innocenza

 

Inoltre i versi finali di un’altra poesia recitano: “in un sogno bambino / in un giornomigliore”.
E nella introduzione al libro Ipotesi per una bambina cyborg, Maria Luisa Vezzali scrive: “La poesia è rivoluzione e purezza, è la bambina cyborg per eccellenza”.
Dunque a distanza di oltre un secolo ecco riapparire, diversamente agghindata in abiti femminili, la concezione della poesia come scoperta, non invenzione, ma perpetua fonte di stupore, con la differenza però che mentre nella poetica del fanciullino era la presenza della morte nella vita dell’uomo a sollecitarne la sensibilità, e a spingerla nelle braccia della poesia nel tentativo di sottrarre quanto più possibile alla morte, qui il desiderio di purezza nasce e si fa largo, chiede spazio, contro la complicata bruttezza del reale, come desiderio di riscatto e rivincita della bellezza, contrapposta a una realtà oppressiva nei suoi modelli di consumo, negli eccessi del pessimo gusto e della menzogna diventata sistema. Seppure mai nominati, come scaturigini di questa poesia stanno in agguato i danni spaventosi arrecati all’equilibrio ambientale, le profonde disparità economiche tra paesi ricchi e poveri, le feroci ingiustizie che spingono all’emigrazione, le crudelissime reazioni di larga fascia della società che vorrebbe arginare e contrastare con tutti i mezzi, anche disumani, i flussi migratori, la insensatezza di un vivere sempre più frenetico e alienato alla ricerca di beni
esclusivamente materiali, il disagio delle nostre città, ma direi anche il disagio delle comunità più ristrette, dai condomini alle famiglie, per finire al disastro recente della pandemia, tutti campanelli che preannunciano una più grande, planetaria catastrofe.
E’forse alla luce di siffatte considerazioni che nasce una poesia della purezza e del tentativo di fuga da quanto di orribile ci circonda, una poesia finalmente foriera di

Piccola gioia
Sono una cucitrice di parole dentro le stanze del silenzio
Un corpo che diventa dono se lo abitiamo insieme

Tendo la mano alla piccola gioia
di una pagina aperta

come se sul foglio

potessi poggiare un bacio
come una rosa appena sbocciata
nella neve di giugno

dell’infanzia
la scrittura dei sogni

un miracolo che ripete parole e parole

C’era un mondo e c’è ancora dentro
il mio cuore di bambina

 

In questo libro molto spazio è riservato al miracolo semplice della vita: “Ora che il mio cuore è un uccello / in cerca del cielo / posso cantarne il miracolo / piano, nella luce, nell’ombra.
Così l’alternarsi delle stagioni e una primavera ancora addormentata, la luce che illumina una foglia attaccata al ramo, parole d’erba verdi come alberi, la corsa del mare, la notte e il suo sigillo, lo sciame del vento e una nuvola di passaggio, il cielo quotidiano pieno di parole e di virgole, appartengono di pieno diritto a quel sapore d’infanzia che disegna la casa, e di conseguenza ad un anelito di purezza incontaminata, ad un piccolo discorso che coltiva l’ambizione del riscatto, della rivincita della bellezza su quanto di orribile e spesso ignobile ci circonda.
Altrettanto spazio è riservato agli affetti familiari, in primo luogo al padre, scomparso quattro anni fa: “Si chiamava violetta la stanza di mio padre”, “Con i tuoi occhi padre / potevo raccontarmi / la tenera commozione / di essere tua figlia”, “Ho imparato le parole del cuore da mio padre”, e naturalmente la mamma:

Ho i piedi immersi in un giardino
madre che mi sai parlare
da ogni stanza
come quel sillabario
azzurro di mare

…..
Madre ricreata
cometa, guida
mio faro
che racconto
su foglietti di vita
che tu leggi adagio

E poi le nipotine, e insomma tutto quello che la felicità domestica può consegnare ai versi come suggello di un’adesione alla magia della poesia, come rito propiziatorio del vivere in armonia con qualcosa che sempre sfugge e che ogni volta risulta difficile da raggiungere, da riacciuffare, ed è grazie alla dimestichezza con le parole, alla loro presenza terapeutica, che la vita acquista un senso e si lascia ghermire e trovare riparo:

Ora in cucina
Accade una poesia
se lascio aperto lo sguardo
se ascolto e coloro
di poche frasi
il bisbiglio del vento
Accade una poesia
se invento un disegno
un amore, un dolore
e lo ripiego come
un abbraccio d’estate
Accade ora in cucina
tra i piatti da lavare
e la penna scorre
sul cellulare

 

Potrebbe sembrare una festa dei buoni sentimenti, dei comportamenti rigonfi di saggezza e di buone intenzioni, eppure il tasso glicemico si attesta su valori ispirati a sobrietà e sempre nella norma, ogni cosa è inquadrata in una luce di compostezza.
Si tratta per Elina di un libro che conferma le qualità ampiamente dimostrate nei precedenti lavori: la giusta leggerezza della mano nel tracciare disegni, abilità nel dosaggio degli ingredienti sentimentali e sicurezza nel tratteggio, senza eccessi o sbavature. Elina riesce a dispiegare la massima dolcezza senza mai rischiare di cedere alla stucchevolezza. Un libro adatto ad accompagnare ore di riflessione e di piacevolezze estetiche.

Fanno la fila

Fanno la fila
i ferri da stiro
quando evaporano lettere
che scrivo a me stessa
(a chi interesserebbe sapere
il colore di un comune calzino?)
A volte per le stanze danzano
foglie rosse autunnali
che nessuno sfiora con un dito
è più facile calpestare un sorriso
che esplorare un petalo di foglia
e ti chiedi perché non vivi
di quel solo colore
senza orologi che ti segnino il passo

 

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Elina Miticocchio, Alle radici dell’erba – SECOP edizioni 2020

 

2 Comments

  1. Grazie per questo luogo e spazio di ascolto. Bellissima la nota di Paolo Polvani e significativi i suoi passi accanto al mio passo. Bellissime le immagini, fiorite di essenze il cui profumo posso immaginare se solo resto in ascolto.
    Grazie per il dono.
    Elina Miticocchio

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