ADDIO A MOGADOR E I GIORNI STRANI E MAGICI DI UN VIAGGIO CIRCOLARE- Note di lettura di Lucia Guidorizzi

marocco-isola di mogador- bastioni di essaouira

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La vivida bellezza di una città sui cui bastioni si frangono le onde spumeggianti dell’Atlantico, il finis terrae del Nord Africa, in cui confluivano i nomadi e le mercanzie del commercio transahariano, per essere imbarcate per l’Europa, zona estrema di confine, è teatro dell’ultimo, extra-ordinario romanzo di Gianni De Martino, che stilisticamente è il seguito di “Hotel Oasis”, pubblicato nel 1988 con la prefazione di Pier Vittorio Tondelli.
Addio a Mogador”, Booksprint Edizioni 2020 è la sulfurea testimonianza dell’intrico insolubile tra realtà e finizione e mantiene questa indeterminatezza tra vita e scrittura in un continuo e rispecchiante dialogo.
Per Gianni De Martino, strenuo sperimentatore e ricercatore dell’Invisibile, dell’Estasi e della Trance, la letteratura, fin dal suo apparire è sempre stata nera, un medium capace di traghettare oltre, potente strumento per evocare fantasmi e per investigare stati dell’essere.

La letteratura è sempre stata nera, fin dall’Antichità. Il tempo si prolunga, banalmente accade e presto si consuma. E non si può far ripassare nessun momento che sia già passato. Solo cancellarlo. E cercare di tracciare tra le ombre – nero su bianco- un significato alle mie erranze, nel caos del mondo”.

Si tratta di un libro che oggi, nei giorni clorotici e reclusi della pandemia, caratterizzati dallo smart working e dallo smart thinking, in un’epoca pervasa dal terrore della fisicità e dell’alterità, risulta ancor più dirompente per la sua capacità di celebrare la scintillante bellezza del corpo, tempio dell’Iddio vivente e la sua divina caducità. E’ un libro che esalta la magia fortuita dell’incontro, l’estasi della fusione con l’Altro e la vertigine della perdita nella loro pienezza e intensità.

“In guanti di lattice e mascherina sono andato a fare la spesa al Supermercato all’angolo” (ops! Stavo per scrivere “angelo”).
Mi hanno misurato la febbre con un laser, poi mi hanno fatto entrare. Avevo il naso scoperto e un sorvegliante mi ha intimato: “Aggiusti la mascherina.”
Al ritorno mi sono seduto/sedato, a pochissimi metri dal portone di casa. Pensavo, in trasparenza, a come realizzare l’osmosi tra esistenza e creazione e a come concludere questa
storia e uscire fuori da un luogo, il paese dei Regraga, in cui non sono mai entrato.
Stavo proprio dicendomi che in letteratura il realismo è impossibile, quando un giovane
poliziotto è sceso da una volante, mi si è avvicinato con movimento di spirale e mi ha
rimproverato: “Sostare sulle panchine è reato e c’è una multa di 400 euro…rientri a casa…sul
balcone, se vuole prendere il sole”.
Non mi ha fatto la multa, bontà sua, però mi ha trattato come un vecchio stronzo.

Irriverente e ironico, incandescente e appassionato il libro, il cui titolo riecheggia “Addio a Berlino” di Isherwood e “Addio alle armi” di Hemingway, perché, come afferma l’Autore, siamo sempre debitori, in un modo o nell’altro di coloro che ci hanno preceduto, è ambientato in Marocco a Essaouira, (chiamata Mogador dai portoghesi), luogo ricco d’intrecci tra popoli e culture diverse (ebrei, berberi, cartaginesi) città del mare e del desiderio. Questo luogo, eletto al “volare in alto, high mind” da parte degli hippies intorno alla metà degli anni Sessanta, diviene teatro dell’impossibile incontro con l’Altro, scenario della bellezza della giovinezza, ma anche dello scontro tra diverse culture e linguaggi. L’essenza di questo libro è metamorfica e assume sembianze sempre diverse, presentandosi come un romanzo più che di formazione d’iniziazione, ma può essere considerato anche come trattato di antropologia, in quanto offre interessanti informazioni sugli usi e costumi culinari, sessuali e culturali della popolazione locale.
Il protagonista è un giovane europeo, che stanco del suo mondo e con il pretesto di raccogliere materiale per una tesi di laurea sulla cultura popolare del Nord Africa, si reca a Mogador, dove viene travolto da una serie di eventi e di esperienze. Il suo scopo è di studiare i riti di trance e di possessione degli Gnaoua e di raccogliere informazioni in merito al pellegrinaggio che la confraternita dei Regraga compie annualmente in primavera: in realtà il suo soggiorno è l’occasione per compiere un altro viaggio, iniziatico e visionario che lo porta a vivere esperienze irripetibili. L’incontro con il corrusco giovinetto diciassettenne Aissa (Gesù? Dioniso? L’Adolescente Immortale di Klossowsky?) diviene occasione di una vera e propria esperienza del numinoso.
Se, come afferma il mistico sufi Ibn‘ Arabi tra noi e la realtà divina esiste un mundus imaginalis intermedio, dove vivono i corpi sottili, noi, siamo in grado di comunicare con questo mondo, attivando la nostra capacità profetica e visionaria grazie ad un Angelo e Aissa rappresenta l’Angelo che guida il protagonista attraverso questi mondi.

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spiaggia di essaouira

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“Mugadur. Cara Mogador. Spazio prediletto dove continuo a ritornare come farebbe un
assassino sui luoghi del delitto. E’ la città di un amore e degli arabi, dei berberi, dei neri e degli
ebrei, che vi abitavano fin dai più antichi tempi, e poi sotto il sultano Moulay Abdellah di francesi
e portoghesi. Vi ho comprato una macchina da scrivere da un certo monsieur Dayan, che vende
tutto e parte per la Francia, Israele o il Canada con tutta la famiglia.”

La scrittura diviene filtro e tramite, in questa città piena di vento, ammaliante e inquieta come le presenze che attraversano le pagine di questo libro. C’è una parola seducente e antica in grado di definire il rapporto di amore, nostalgia e desiderio che s’instaura tra i luoghi e chi li vive in tutta la loro struggente intensità. “Querencia” è una parola spagnola del Settecento che designa questo lancinante desiderio di ritorno, unito al rimpianto che come una brace si apprende e brucia di una soffocata ardenza. “Querencia” è la Malinconia di qualcosa che si ha, ma di cui si presagisce la perdita.
Infatti, al culmine di questa esotica avventura accade qualcosa che fa pensare al monito virgiliano:

“Qui legitis flores et humi nascentia fraga,/ frigidus, o pueri, fugite hinc, latet anguis in herba.”
“Voi che cogliete i fiori e le fragole che nascono sul suolo/ fuggite o ragazzi il freddo serpente
che si nasconde tra l’erba” (Ecloga Terza)

La passione coi suoi agguati e le sue insidie, finirà per travolgere e annientare momenti indimenticabili.
Il risveglio è sempre prossimo e mai definitivo, il presente e il passato si sovrappongono, ma davanti all’orrore del quotidiano, la letteratura si erge a potente pharmakon, capace di esorcizzare i fantasmi del nulla con sua la possibilità di celebrare stagioni indimenticabili.
Questo libro, scritto con grande capacità evocativa da Gianni De Martino che Corrado Augias definisce “giocoliere della lingua e parola”, si rivolge a un gruppo ristretto di lettori che l’autore chiama ironicamente con manzoniana memoria i suoi venticinque lettori che in realtà sono gli ultimi sognatori di mondi lontani, quelli che non hanno rinunciato a spingersi oltre i confini prestabiliti .

“Eravamo viaggiatori, tra arrivi e partenze da cui erano esclusi i pianti e i rimorsi. Volevamo
sentirci innocenti. “C’est l’espansion des choses inifinies”.
“Niente muri, se non piuttosto un cerchio di tenebre dove le nostre anime pestavano i piedi per
 andare PIU’ OLTRO di tutto quello che ha la disgrazia di formare attorno a noi spazi ristretti.
PIU’ OLTRO, così aveva scritto qualcuno con una bomboletta spray dallo spruzzo fosforescente su un pulmino psichedelico posteggiato davanti all’hotel Nirvana”.

Addio a Mogador” è un libro affascinante e crudele, per nulla consolatorio, capace di indagare nell’abisso per ritrovare l’unica cosa per cui valga vivere, la bellezza (come scrive Gianni De Martino nella sua prefazione a “L’interprete delle passioni”):

“La bellezza – termine nostalgico e oggi banale, se non banalizzato – è la vita che ogni istante

mostra, tra luce ed ombra, il suo volto benedetto”.

Lucia Guidorizzi

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NOTE RELATIVE ALL’AUTORE

 

Gianni De Martino è nato ad Angri (Salerno) nel 1947.
Definito da Fernanda Pivano “nato apposta per scrivere”, da Giuseppe Pontiggia “uno dei pochi narratori veri” e da Corrado Augias “ giocoliere della lingua, della parola”, Gianni De Martino è un autore con una lunga pratica di scrittura e di opere pubblicate ( per, tra l’altro, Mondadori, Feltrinelli, Einaudi, Bompiani-rivista Panta… e ultimamente, nel 2019, per Mimesis e Agenzia X).
Nel 1967 è vissuto a Milano tra i fondatori della mitica rivista “Mondo Beat“, di cui è stato caporedattore con lo pseudonimo di OM e di Gianni Ohm (numeri 4 e  5).  Dopo aver viaggiato per alcuni anni tra il Marocco e l’ India, ora vive e lavora a Milano come giornalista, consulente editoriale e saggista. Direttore di “Mandala. Quaderni d’oriente e d’occidente” e collaboratore delle riviste “Pianeta fresco“, “Alfabeta“, “L’erba voglio“, “Il piccolo Hans”, “Panta”, “Altrove“, “Il Mattino” ed altri quotidiani e riviste, ha curato, tra l’altro, il Saggio sulla transe di Georges Lapassade ( Feltrinelli, 1980; Apogeo, 1997); La cultura dell’harem di Malek Chebel ( Bollati Boringhieri, 2000); L’interprete delle passioni di Ibn ‘Arabi ( in collaborazione con Roberto Rossi Testi, Apogeo, 2008). E’ autore di numerosi libri. I più recenti sono: I Capelloni (Castelvecchi, 1997); Odori(Apogeo, 1998, 2006);  Hotel Oasis(Mondadori 1988; Zoe 2001), paragonato da Moravia all’Immoraliste di Gide, in meglio; Arabi e noi (in collaborazione con Vincenzo Patanè, DeriveApprodi, 2002); Viaggi e profumi (in collaborazione con Luigi Cristiano, Apogeo, 2007); Capelloni & Ninfette ( Costa & Nolan, 2008); “La taverna delle piccole streghe” in AA.VV. ‘I Figli dello stupore. Antologia di poesia underground italiana‘, a cura di Alessandro Manca, Sirio Film, Trento 2018; Voglio vedere Dio in faccia. FramMenti dalla prima controcultura, a cura di Tobia D’Onofrio, Agenzia X, Milano, 2019; Addio a Mogador, Booksprint 2020.

I suoi libri, dei quali alcuni tradotti in francese, tedesco, inglese e turco, sono stati elogiati da personalità della cultura e dell’arte come Fernanda Pivano, Alberto Moravia, Giuseppe Pontiggia, Franco Brevini, Pier Vittorio Tondelli, Antonio Spadaro SJ, Mario Spinella, Elvio Fachinelli, Giuliano Gramigna, Umberto Eco, Carmen Covito, Ida Magli, Lucia Guidorizzi, Gabriella Ziani, Massimo Raffaeli, Generoso Picone, Fulvio Panzeri, Vanni Santoni, Enrico Bianda, Gian Antonio Stella, Corrado Augias e altri.

 

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Gianni  De Martino, Addio a Mogador- Booksprint Edizioni 2020
https://www.booksprintedizioni.it/libro/Romanzo/addio-a-mogador

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