PER UNA MANTICA DELL’ENTOMOLOGIA- Lucia Guidorizzi: Coleoptera di Enea Roversi- Recensione

ergin inan

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Certi libri di poesia rivelano aspetti della contemporaneità insondati e ciò avviene perchè fanno affiorare oggetti, immagini e situazioni di profonda pregnanza: in questi casi la parola diviene precisa come un bisturi nel sezionare le condizioni dell’esistenza attraverso lampi rivelatori. Si tratta di una parola nitida e consapevole che designa le condizioni dell’essere e del divenire attraverso un’indagine sistematica del reale. L’intenso e complesso, pur nella sua profonda capacità di sintesi, nuovo libro di Enea Roversi, “Coleoptera,” Puntoacapo, 2020, con l’interessante prefazione di Alessandra Paganardi, già dal titolo rivela la sua volontà d’indagare gli aspetti di una dimensione che più che all’umano appartiene alla sfera dell’entomologia. Investigare il mondo degli insetti fa parte di una lunga tradizione letteraria il cui vertice è raggiunto dal realismo metafisico di Franz Kafka nel breve romanzo “La metamorfosi” ed è sempre stato un modo per conoscere e sondare, attraverso metafore entomologiche, la condizione umana. Enea Roversi affronta questo tema nel libro che però nel suo svolgersi, rivela vari livelli di lettura, che lo rendono ancor più intrigante. L’opera si sviluppa in tre sezioni “Presenze/Presente”, “Addizioni e sottrazioni”, “Il futuro del mondo”.
Nella prima parte domina una visione urbana inquietante pervasa da segni, cifre, macchie che divengono messaggi ed emblemi di una condizione di doloroso spaesamento. I versi delle poesie evocano una dimensione di separatezza che ricorda certi quadri di Edward Hopper in cui gli individui compaiono isolati in uno spazio circoscritto irradiante un’algida condizione di solitudine. Nelle poesie di questa sezione un senso di perdita attraversa i luoghi e si manifesta attraverso strappi, pozzanghere, oggetti deprivati dalla loro funzione, così come le parole si svuotano della loro energia originaria in un deteriorarsi progressivo del linguaggio. La stessa cosa avviene per gli individui, che come fantasmi disumanizzati brancolano in non-luoghi purgatoriali come in “Corsia ospedaliera”:

da quella luce smaccatamente bianca
un pulviscolo di pallore che spiazza
è rassegnazione che sfibra
mortale martellante cieca
attraversa la geometria delle porte
tutte uguali come le camere come
i letti di ferro con i parenti chinati
sui letti entra con fare autoritario
la valchiria che fa uscire tutti
ed eccoli lì a strisciare i piedi su
quel pavimento igienizzato mentre
un anziano ossuto passa tiene stretta
la flebo come uno stanco tedoforo
attraversa la corsia di pulviscolo grigio
sparisce poi nella sua quotidiana fatica

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ergin inan

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Nella seconda parte “Addizioni e sottrazioni” questa condizione di degrado esistenziale si fa ancor più pressante, la dimensione urbana assume connotati inferi, plutonici e mercuriali, e ruota intorno al tema del denaro e della mercificazione dei desideri e del corpo che Klossowsky definiva “Moneta vivente, schiava industriale che vale sia per un segno garante di ricchezze sia per quelle ricchezze stesse: in quanto segno essa vale per ogni sorta di ricchezze materiali, in quanto ricchezza esclude ogni altra domanda, se non la richiesta di cui rappresenta la soddisfazione”. L’immaginario viene reificato, ridotto ad oggetto di consumo da vendere e comprare. La pulsione affaristica prevale su ogni anelito alla libertà individuale e spirituale.
Nel mercato globale, esaltato dalle teorie economiche liberistiche, si fanno strada una crescente disumanizzazione e un progressivo decadimento. Enea Roversi considera come le norme economiche siano, allo stesso titolo delle arti e delle istituzioni morali e religiose delle forme di conoscenza per indagare sulla sostanza stessa dell’esistenza. Le risorse umane divengono un bacino indifferenziato di sfruttamento a fini produttivi. E’ questa la parte più amaramente consapevole del libro che s’interroga sul significato economico delle relazioni e degli scambi nel nostro tempo deflazionistico come nella poesia “compro oro”

così suburbano il paesaggio, lunga
linea senza colore né traccia
senza midollo e spina dorsale
scrostato affresco pregno d’umidità
procede veloce il corteo di ombre
disegni di fuliggine e grafite
procedono i gesti ora lenti ora
veloci le mani giunte e il
dito medio alzato nell’aria
si rincorrono i movimenti poi
la luce rossa del semaforo
confusa con l’insegna luminosa
compro oro: pago in contanti

L’ultima sezione del libro, “Il futuro del mondo” si apre con uno sguardo apocalittico ed è qui che i testi assumono valenze profetiche: se il presente è il futuro del passato, indagando sugli accadimenti attuali si può entrare nella sfera della mantica: ciò che accade oggi getterà inevitabilmente le sue radici nel domani con le sue inevitabili conseguenze. L’autore nella prima poesia di questa sezione “il futuro del mondo I” fa una dichiarazione d’intenti affermando che non vuole pensare al presente, non desidera investigarlo e tantomeno vuole pensare al futuro non disdegnando l’uso dell’invettiva: eppure sa cogliere entrambi nelle loro componenti più degradanti e destrutturanti. Il suo sguardo disincantato riesce a osservare con distacco il rovinare entropico del tempo e questo gli permette di decifrare i segni che lo circondano. In un mondo decostruito, disseminato di barriere, di svincoli autostradali, di quartieri-labirinto, popolato da un’umanità invecchiata ed indebolita, dominato dalle catastrofi, devastato dai mutamenti climatici, forse l’unica condizione auspicabile è quella di tramutarsi insetti saprofagi.

coleotteri

forse la soluzione potrebbe stare nel

vivere come un coleottero qualunque
tra miliardi di simili incompresi e vacui
con la disinvoltura del saprofago
che sceglie con cura ogni sostanza
sorvolare inquietudini e tormenti
disegnando nell’aria la naturale
linea di voli radenti e ben calibrati
un organismo anonimo e ronzante
sbeffeggiatore di teste umane
inopportuno trasvolatore in cerca
di

 

In questo bestiario della contemporaneità, Enea Roversi racconta la condizione dis-umana con abile e disincantata ironia, con ammirevole abilità linguistica e semantica, affrontando e demistificando le paure di una realtà impervia e difficile da abitare. In fondo compito di chi scrive è questo: attraversare con coraggio l’inferno del vivere e riuscire a raccontarlo.

 

Lucia Guidorizzi

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Enea Roversi, Coleoptera– Puntoacapo 2020