TRADUZIONI AL TEMPO DEL COVID- Anna Lombardo

cooper & gorfer

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Questo periodo tragico e confuso in cui la pandemia ci costringe ad un vivere “dentro”,
colloquiando con altri per la maggior parte “in remoto”, ha però rinnovato in molti di noi
l’attenzione non soltanto verso la lettura poetica ma anche verso la sua traduzione.
Cosa si traduce, dunque, in questo tempo di Covid?
Questa curiosità mi ha spinto a proporre qui questa iniziativa che spero si allarghi a coloro che poeticamente operano in questo campo. Un tentativo di raccogliere lo sguardo che altri, lontani da noi per lingua e luogo, stanno lanciando sul mondo in questo periodo. Un desiderio di essere assieme e assieme affrontare questo tempo complicato. L’idea di fondo non è tanto mappare quello che in libreria arriva di tradotto ma porre noi, poeti e poetesse, che per varie ragioni ci accostiamo alla traduzione poetica (per amicizia, per amore, sintonia e, a volte, per mestiere) al centro di questo lavorio. Un’altra finestra, insomma, costruita dal basso, libera da censure o ragioni di mercato, che nel testimoniare e dare voce a mondi ed esperienze di altri e altre, mettano al primo posto l’energia vitale della parola poetica, in quanto noi stessi creatrici di essa.
Il primo testo che qui propongo è la prima opera poetica della scrittrice ed editor, Kristin Knox, dal titolo:
How do you cross the autumn mountain alone/ Come attraversi la montagna d’autunno da sola?
Il libricino, (poco più di una ventina di pagine accompagnate da foto fatte dall’autrice stessa nel Central Park di New York, rigorosamente in bianco e nero), l’ho avuto in dono meno di un anno e mezzo fa e l’ho tradotto in questi ultimi mesi. Il risultato è piaciuto al Centro Internazionale della Grafica di Venezia che ne ha stampato un numero limitato di copie e che ringrazio di cuore. Solo la lunghezza del testo, (presentata nella sua versione originale e in quella da me tradotta), mi spinge a poche righe necessarie di accompagnamento.

Come attraversi la montagna d’autunno da sola?

Il fascino di storie vissute, raccontate a metà che si intrecciano tra ombre e luci, nostalgia e fruscii di ricordi tenuti assieme con vivide pennellate da stampe giapponesi. Un fluttuare tra speranza e sconforto, amore e cura che ruotano attorno ad aspettative e sogni, con l’occhio aperto al significato attuale di pietas. Una prosa poetica a tratti criptica, nel suo trattenere quel pudico non detto sul dolore della perdita e della mancanza, rendono questo lavoro di Kristin Knox -che qui assume il nome di E. Tanaka in omaggio alle sue radici giapponesi – struggente e al contempo universale nella domanda posta nel titolo: Come attraversi la montagna d’autunno da sola?
Un interrogarsi in apparenza intimo ma, che, nello sconforto della pandemia attuale, interroga noi tutti. A leggere poi tra le righe, ci si rende conto che questa montagna ‘sacra’– la vita stessa – è stata violata e tradita nel corso dei tempi; da essa ci si è allontanati e la condanna che ci si presenta può dirigere verso la voragine di una solitudine inquieta. Come uscirne? Come vedere oltre e raggiugere una saggezza ed una umanità che appare smarrita è, infine, la carsica ricerca che muove, a mio avviso, questo percorso poetico della poetessa che da circa due anni vive in mezzo ai boschi vicino Woodstock. Nel guardarsi dentro, nel condividere la storia e le storie che ci attraversano, si intravede quel percorso urgente da intraprendere affinché anche la memoria si faccia linfa preziosa da non disperdere ma da tenere presente per un possibile cambiamento sia intimo sia collettivo.
Le atmosfere e soprattutto le immagini che qui Kristin Knox intreccia sono diverse rispetto alla sua scrittura in prosa (è autrice di vari racconti brevi, uno, dal titolo Berlino, è stato tradotto e pubblicato nel sito italiano della Macchina Sognante di Pina Piccolo). Come dichiara nella nota finale al suo poema, infatti, “ il titolo e l’anima” di questo suo ultimo lavoro, gli sono stati ispirati dalla più antica collezione di poemi waka giapponesi del nono secolo sopravvissuta, l’antologia Manyoshu o Collection of Ten Thousand Leaves, (Raccolta delle Diecimila Foglie).

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cooper & gorfer

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How do you cross the autumn mountain alone? Di E. Tanaka
Come attraversi la montagna d’autunno da sola? Traduzione di Anna Lombardo

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1
Summer dies amid the mourning stars and shrillings of
cicadas. Now the wild geese ride the autumn wind,
screaming.

The doe roams the boxwood, calling for her lover. Only
Garden crickets answer her, and the evening moon that
rises before the day is over.
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L’estate muore tra stelle in lutto e acuti di
cicale. Ora le oche selvatiche cavalcano il vento d’autunno,
urlando.

La cerva si aggira per il bosso, chiamando l’amato. Solo
i grilli nel giardino le rispondono e la luna della sera che
sorge prima che il giorno finisca.
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2
The young moon is reminiscent of eyebrow of you
whom I have seen just once. Hand in hand, we reached
the Land Everlasting where the rain beats are ceaseless.

Lately, I have not heard them.
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La giovane luna di te ricorda il sopracciglio
che solo una volta avevo visto. Mano nella mano, raggiungemmo
la Terra Eterna dove i battiti della pioggia sono incessanti.

Negli ultimi tempi, non li ho sentiti.
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3
Have you hidden yourself in Mirror Mountain with the
rock-doors shut? However long I wait, you never
return.

I bear our memory for the ages.
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Ti sei nascosta nella Montagna Specchio con le
porte di roccia sigillate? Per quanto io attenda, tu mai più
ritornerai.

Avrò la nostra memoria per l’eternità.
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4
The man from Unapi wears beads strung from teeth. At
our first meeting, we look at crescent October and
wonder, ‘Who are we when we go up to the sky?’
They marry us among the rocks in a salt-licked vale. Two
pillows lie where we used to sleep together. Shadow and
air rise from the hot surface of the sheets.
Behind our house there are cries and clamors, and a kind
of elm that is only beautiful in September.
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L’uomo di Unapi indossa perline infilate coi denti. Al
nostro primo incontro, guardiamo alla luna crescente d’Ottobre
chiedendoci, ‘ Chi siamo quando saliamo in cielo?’

Ci sposano tra le rocce in una valle leccata dal sale. Due
cuscini giacciono dove una volta dormivano assieme. Ombra e
aria salgono dalla superficie calda delle lenzuola.
Dietro casa nostra ci sono grida e clamori e una specie
di olmo che è bello solo a settembre.
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5
Vegetables thrive in my womb, cultivated and wild –
yam, bracken shoots, seaweeds of various kinds, and

celery. But the root of the mountain demands whale-meat
and will not let me go. His caves must be cold and
hungry.
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Le verdure prosperano nel mio grembo, curato e selvaggio–
igname, germogli di felci, alghe di vario genere, e
sedano. Ma la radice della montagna pretende carne di balena
e non mi lascia andare. Le sue caverne devono essere fredde e
affamate.
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6
Once the cormorant told my sister when she went to the
market to buy bream, ‘your story is told by another teller.’
I wait these many years. But when the red azaleas glow by
the road, I know I must go on my medicine-hint. Even
though the story always ends with the self-destruction of
the poor, helpless girl!
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Una volta il cormorano disse a mia sorella quando andò al
mercato a comprare l’orata, ‘la tua storia è raccontata da un altro narratore’.
Aspetto questi molti anni. Ma quando le rosse azalee brillano lungo
la strada, so che devo continuare a cercare la mia medicina. Anche
se la storia finisce sempre con l’autodistruzione della
povera ragazza indifesa!
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7
I put your rice in the bowl, pull on mulberry-cloths, and
walk through the swaying bamboo blinds of our door. I
stand outside by the gate without saying ‘I’m sorry’

or ‘goodbye.
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Metto il tuo riso nella ciotola, infilo panni di gelso, e
attraverso le persiane di bambù ondeggianti della nostra porta. Io
sto fuori dal cancello senza dire ‘mi dispiace’

o ‘arrivederci’.
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8
Where the mountains overlap there is a lake. The tide
swells up to the hem of my elegant skirt. If some samurai
comes to cut the net, would my husband be longing for me
in the dark?
Now, I cross the morning river I have never crossed in my
life before. I go to the banks where catalpas grow and
unbury a pygmy child’s bow.
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Dove le montagne si sovrappongono c’è un lago. La marea
si gonfia fino all’orlo della mia gonna elegante. Se qualche samurai
venisse a tagliare la rete, mio ​​marito avrebbe desiderio
di me nell’oscurità?

Ora, attraverso il fiume mattutino mai attraversato prima
in vita mia. Vado sulle rive dove crescono i catalpa e
dissotterro l’arco di un bimbo pigmeo.
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9
My sleeves are drenched with river fog. Tough I treat
the tiger with intimate knowledge, the moon denies the
reed her song. ‘Father, I try to listen, but I cannot hear
the mango lullaby.’
Is it because the Izammi mountains are so high that I can
no longer see Yamato?

Or is it because I came too far from my country?
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Le mie maniche fradice della nebbia del fiume. Sebbene tratto
la tigre con profonda conoscenza, la luna nega alla
canna il suo canto. ‘Padre, cerco di ascoltare, ma non riesco a sentire
la ninna nanna del mango.’
È perché le montagne Izami sono così alte che non riesco
più a vedere Yamato?

O è perché troppo mi sono allontanata dal mio paese?
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10
‘Look at me, Mother!’ the wind demands of the glacier
like a fat, spoiled child. A glory of spring flowers. The
ruddy sun shines. The fair moon sails. The tomb of the
prince, built on the hill, survives still. It craves the eyes of
young girls. I count them on my fingers.

I can only call your name and wave my sleeve. I have
nothing to give; I pick up our child, clasp her in my arms,
and ask the gods to remember us until the end of the time.
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‘Guardami mamma!’ il vento pretende del ghiacciaio
come bimbo grasso e viziato. Una gloria di fiori primaverili. Il
sole rossastro splende. La bella luna naviga. La tomba del
principe, costruita sulla collina, sopravvive ancora. Brama gli occhi di
giovani ragazze. Li conto sulle mie dita.

Io posso solo chiamare il tuo nome e agitare la mia manica. Non ho
niente da dare; prendo in braccio nostra figlia, la stringo tra le braccia,
e chiedo agli dei di ricordarsi di noi fino alla fine dei tempi.
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11
‘The dead person she abandoned may have been
reincarnated -’
‘He seeks your grave each morn.’

Do people say that of me too?
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‘La persona morta che lei abbandonò potrebbe
essersi reincarnata – ’
‘Lui cerca la tua tomba ogni mattina.’

La gente dice questo anche di me?
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12
Tonight, the autumn moon shines on the mountain. The
very moon that shone a year ago. The moon-god
persuaded me to look into the mirror and perceive the
face of the mountain.
‘What do you see?’ he asks.

‘Winter’s cold,’ I answer. ‘And a sad child has hung out
a piece of cloth.’
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Stanotte, la luna d’autunno splende sulla montagna. La
stessa luna che brillava un anno fa. La dea-luna
mi convince a guardarmi allo specchio e scorgere il
volto della montagna.
‘Cosa vedi?’ lui chiede.

‘ L’inverno è vicino,’ rispondo. ‘E una bimba triste ha appeso
un pezzo di stoffa.’

 

Anna Lombardo
(e-mail: lombara@tcd.ie)

 

 

 

NOTE SULL’AUTRICE

K. E. Knox vive a New York, NY, dove lavora come redattrice accademica e si sta formando per diventare cappellano buddista. In precedenza ha lavorato come giornalista di moda a Londra e ha pubblicato due libri di saggistica.

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RIFERIMENTI IN RETE

http://www.lamacchinasognante.com/berlino-di-k-e-knox-traduzione-di-anna-lombardo/

https://typishly.com/author/k-e-knox/