PASSAGGI CON FIGURE: Elianda Cazzorla: Qualcosa di scritto…Tre

.

Dalla stazione degli autobus di Lisbona partiamo alle sedici. Il mio posto è il quarantasei.  L’autobus è il settantotto. Il mio interesse per i numeri quando sono in viaggio non so cosa possa nascondere. Una sorta di smorfia del camminatore da giocare al lotto. 16 – 46 -78 E so che non li giocherò. Che sia buona ventura! Salgo e vorrei lasciarmi prendere dal paesaggio che scorre a lato nel finestrino. Mi prende a tal punto che m’addormento. Nemmeno dieci minuti e Il desiderio di non perdere nulla è già svanito. Scendiamo dall’autobus in uno spiazzo ampio. Siamo a Porto Covo. Nel rimettere lo zaino in spalla, ne sentiamo tutto il peso, dieci chili e qualche pensiero in più, per cercare il modo di liberarsene. Siamo quattro neopensionate, anche se con me c’è Julia Ramirez, di anni trentacinque. L’ho incontrata alla stazione di Lisbona, lei viene la Barcellona. È una tipa singolare, ha la chitarra e canta quando meno te l’aspetti. Campa con le canzoni personalizzate. Dimmi chi sei e scriverò per te una canzone, al solo costo di tre euro.

.

.

Io parlo con lei nei passi che metto anche in silenzio.

L’aria è umida. Case bianche con le cornici alle finestre azzurre. Una fascia alta mezzo metro, più decorativa che protettiva, gira intorno alle case. Anche questa azzurra. Uno spicchio di paese che sembra dipinto da poco, con i tetti delle tegole ocra, come tutti i tetti di tegole. Potrebbero essere le case dei pescatori. In giro non si vede nessuno. Nessuna auto. Solo persone con zaini in spalla. La nostra casa per un giorno, letto-cena-colazione, taglia a metà la proprietà della famiglia che ci abita dentro. Il signore che ci accoglie ha detto di stare attente al tostapane. Sembra degli anni Cinquanta, per il calore che sprigiona. Ci dà lenzuola di nylon a fiori. Nessuna di noi proferisce parola.

Domani ci aspettano venti chilometri per Villa Nova de Milfontes, bisogna andare a letto presto. Cerchiamo un minimarket o un panificio. La colazione è un rito irrinunciabile. Con la cotognata ci vuole il pane fresco e un bicchiere di latte. In questa parte del paese le case hanno le cornici delle finestre rosse. Le imposte e le porte rosse. Anche queste sembrano rubate ai disegni di bambini. Camminiamo e una chiesetta fa da rotonda all’incrocio di tre strade. È bianca come le case e come le case ha il battiscopa alto. Solo che questo è blu. Sul vertice del triangolo del tetto ha una croce di ferro.

Sembra fuori posto.

.

.

Fisso lo sguardo sulle case bianche, con l’azzurro che gira attorno alla base e le finestre con infissi rossi. Potrei essere nel mio sussidiario di seconda elementare, mentre ci cammino dentro. Mi manca il salvagente a paperotta e il secchiello. Se lo sfoglio, cambio stagione, trovo le caloche rosse per l’inverno con il poncho azzurro indossate da una bambina e tre gocce di pioggia. Sotto una poesia.

Elianda Cazzorla
continua…