COSI’ E’ SE VI PARE- Alessandro Moscè: Il silenzio pungente di Rita Vitali Rosati

rita vitali rosati- la passiflora non è una passeggiata en plein air

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E’ stato detto che sa leggere il suo tempo, che lo racconta e addirittura lo supera. Lascia il segno creativo, personale: una firma inconfondibile. “Quanto silenzio si sente a sinistra, quanto silenzio si sente a destra”: si tratta di una performance, di un video di Rita Vitali Rosati, artista ironica, pungente, visionaria, con il suo messaggio subliminale. Ci coglie, ancora una volta, di sorpresa. Chi conosce il personaggio nativo di Milano e residente a Fabriano, sa che le sue “invenzioni” disorientano (volontariamente). Niente è già detto, già scritto, già visto. Entriamo nel mondo di Rita in punta di piedi per un discernimento del video. I passi silenziosi, cosa ci dicono nel disagio della civiltà? Se da una parte all’altra dello spazio non si sente nulla, se non un’eco vuota, quale messaggio estrapoliamo nell’atmosfera di un luogo anonimo come altri? Il silenzio può essere assordante, un pieno di parole mute. Forse è questo che Rita Vitali Rosati vuole sottintendere. Non c’è più resilienza nel restare zitti di fronte all’incomunicabilità degli uomini, durante una pandemia che non ci permette di uscire, di parlare a viva voce, di aggregarci? Oppure è vero l’opposto? “Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L’animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca”, diceva sapientemente Charlie Chaplin. Appunto, un dono. Una risorsa, perfino un incanto. E nel silenzio l’occasione che possiamo scoprire è quella della riflessione, del fare i conti con sé stessi e con la natura, la forma più alta della creazione che non parla, ma che è espressione viva, palpitante, energica. Il silenzio va accolto con gli occhi, ci suggerisce Rita Vitali Rosati. Nella solitudine sollecita l’animo umano, un sommovimento interiore. Il video è un’altra delle provocazioni di un’artista che lavora da sempre con le immagini (specie con la fotografia). La “melodia” sta nel creare un invito: al ricevente il compito di rielaborarlo come meglio crede. Una capacità specifica di Rita Vitali Rosati è proprio questa: fornire lo spunto e fermarsi, stabilire una connessione con l’altro perché sia il destinatario a prendere parte all’allusione. Artista e utente, dunque, si compenetrano.
Stavolta lo fanno in silenzio, suscitando tristezza, gioia, attesa, empatia: non lo sappiamo, proprio perché Rita Vitali Rosati inizia l’opera e chi la “sente” nell’aria la conclude.
La performance potrebbe finire con un urlo, una poesia, un comizio, con altro silenzio ancora.
Chi può dirlo? Blaise Pascal sosteneva che in amore il silenzio vale più di un discorso, e anche questa è una chiave di lettura che incameriamo nel ventaglio delle ipotesi. Riteniamo che “Quanto silenzio si sente a sinistra, quanto silenzio si sente a destra” non abbia alcuna implicazione politica, eppure il titolo, o monito, potrebbe essere inteso come avvertimento al governo italiano e a qualsiasi amministrazione pubblica, perché siano più vicini alla gente, più in sintonia con il volere popolare, in una fase critica che morde a causa del virus contagioso e a volte letale. Insomma, Rita Vitali Rosati pone domande in serie, oltre che silenzi, perché chi la segue e stima il suo lavoro, agguanti il significante all’interno dei segni.
Del resto l’interpretazione discordante è la vera chiave di volta dell’arte, di ogni forma d’arte. Laddove ci sono risposte certe, eticamente e scientificamente, l’arte si contrappone. In questo caso il silenzio è mero dubbio. E il dubbio alimenta l’interrogativo aperto, non univoco, come avviene per ogni rappresentazione del pensiero, per ogni ricchezza di senso.

Alessandro Moscè

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