VERSO UNA ERMENEUTICA DELLE DIFFERENZE- Maria Grazia Palazzo: Novembre chi sono io ? Chi sei tu?

steve mccurry

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Nel nostro calendario, in questo orizzonte di mondo, novembre annovera prima i santi e poi i morti. Interrogando alcuni ragazzi adolescenti su chi credono siano i santi e perché, a parer loro, il calendario li ponga in successione, in una relazione immediata, con la commemorazione dei defunti, ho ricevuto le risposte più disparate. Ognissanti è certamente più gradita perché festa rossa, non si va a scuola, mentre la commemorazione dei defunti, sembra più sentita, perché è occasione per ricordare le persone care che non ci sono più. Fuori da ogni didascalica o mielosa narrazione, ho chiesto nuovamente loro, perché le due categorie riferite, dovrebbero essere in relazione. E di nuovo, le risposte si sono fatte più varie e fantasiose. La più frequente contiene la parola ‘memoria’, il perché ricordare, lasciare uno spazio vitale a chi ci sembra troppo lontano da noi o al riparo da una quotidianità ferale. L’indagine si è fatta sempre più concreta, per interrogarci sul presente.

I santi siamo noi? Sono io? Sei tu? O santi sono i morti?
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steve mccurry

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In un gioco a ventaglio, nelle possibilità che ogni ragionamento e messa in discussione offre, abbiamo concluso che i santi non sono super eroi ma persone che nella vita hanno testimoniato la vita e l’amore per la vita, fino in fondo, a qualunque costo e non soltanto un credo, una fede confessionale.
No. Ci può essere santità ovunque, senza alcuna retorica, si è detto, se ciò che ci individua e pone in relazione profondamente umana, a ben guardare, sono le opere, non solo la fede, i fatti, non solo le parole. E, forse, si è detto esistono più santi della porta accanto, senza i riflettori dei social media che santi calendarizzati, ipostatizzati, riconosciuti tali dall’istituzione e autorità di qualunque Chiesa. La santità, in questo senso, ci mette in contatto con una categoria antropologica, quel ‘sacro’ che si avverte necessario salvare, su questa terra, in questo mondo, da sempre e per sempre. La dignità, il rispetto, la bellezza che deve essere riconosciuta a chiunque, nel senso di possibilità di vita, possibilità di stare in salute, di crescere, nutrirsi, vivere un minimo di vita affettiva, sociale, culturale. Allora abbiamo scoperto che santi non sono quelli che hanno la coroncina luminescente in testa, nelle feste popolari che prima del tempo del Covid-19, si usava far sfilare in processione, a sud del mondo. Sono poi subito emersi, quanto alla morte, contestualizzando al presente e all’umano, che la morte è un evento che spesso si cerca di rimuovere nella nostra cultura efficientista, salutista, giovanilista, un evento che, nelle vicende drammatiche della pandemia che stiamo attraversando, ci sembra ancora più ingiusto, una minaccia più grave, perché il quadro della situazione che riguarda la sanità pubblica e la scuola pubblica indica, a livello globale e locale, standard drammaticamente al di sotto dei bisogni e delle necessità di sicurezza e di libertà di vita.

Chi sono io? Chi sei tu? .

steve mccurry

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Alla fine abbiamo scoperto che io e tu siamo noi.
Abbiamo scoperto che, al di là delle etichette nominali, delle fedi proclamate, gridate o silenziate, io e tu è una differenza importante, se crea valore, se può condurre alla riscoperta di un ‘noi’. Perché sappiamo tutti che oggi, più che mai, è necessario riscoprirci vivi, prima che santi e prima che morti. Vivi, cioè vigili, attivi, impegnati nella ricostruzione di un tessuto umano e sociale violato, più volte, nel tempo. La differenza, forse, è tutta qui.

Maria Grazia Palazzo

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