MUTE …nuovi costumi da indossare.ECCO LA SCUOLA- Teresa Mariniello : Della scuola, dei fili e di Ersilia 

ersilia


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Sfogliando oggi una rivista d’architettura ho appreso che la casa nel deserto dell’arch. Richard Neutra è stata messa in vendita. Conosco bene casa Kaufmann, piante, sezioni e prospetti. Impianto radiale, aperto, con numerosi patii e affacci sulla natura circostante. La faccio studiare in contrapposizione a costruzioni chiuse, con impianti a corte, dove il cielo appare solo dall’alto.

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 casa kaufmann

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Disegno il quadrato e la ruota, ne evidenzio i nodi. La stasi e il movimento. Il grande libro dell’architettura. Il fascino di poter leggere la storia dell’umanità dalle pietre, angoli di vie, portali, piazze, scorci, quinte. Fornisco materiale. Immagini, ma soprattutto elaborati di progetto, indispensabili per il plastico di architettura da realizzare. Quello dei miei allievi, insieme ad altri di opere di maestri. E uno degli ultimi plastici realizzati è stato appunto quello di R. Neutra, di cui prima. In presenza, naturalmente.

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plastico casa kaufmann e plastico muse



E mi è venuta nostalgia del lavoro collettivo, di quell’aria particolare che si respira in aula durante un compimento. La classe divisa in gruppi di lavoro, assorta e divertita in qualcosa di manuale e intellettivo insieme, serena.

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laboratorio architettura liceo di brera

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Fogli, penne, colle, divisione di compiti, restituzione di prospetti di manufatti famosi ricavati da sezioni, evidenziando e riducendo e appassionandosi. Tagliando muri e rivestendoli poi di retini che simulano pietra, mattoni, intonaci. In un clima collaborativo che trova motivo d’essere nell’erigere, tirare su, come fosse architettura vera. Perché è nel volume che comprendi davvero lo spazio, il resto è linguaggio grafico che necessita di capacità di rappresentazione per così dire immaginifica per poter essere “visto”, capacità che un ragazzo non può avere. Ma insieme, in aula, coi gruppi di lavoro, con passione, si vede e si tocca l’architettura.
Mi manca quello spirito perché non è sostituibile.
Pure i fogli mi mancano con i giovani maldestri tentativi di organizzazione degli spazi su cui apponevo il mio segno e riflessioni, anche scherzose. 
La granulosità della carta e la durezza della mina.
Quanto costa una relazione fisica in termini di device…computer su cui aprire la piattaforma, iPad su cui aprire registro elettronico, cellulare per controllare le email, tavoletta grafica per correggere e poi condividere. Circondata da una serie di fili in parte veri in parte immaginari. Così prigioniera evado nel magnifico racconto di Calvino, in passato proprio qui, alla triennale di Milano, interpretato e allestito, insieme alle altre città invisibili. Quello su Ersilia. Le città e il legame.
Ersilia, tra le tante, rappresentata con fili tesi a ricordare gli spazi tra gli angoli, gli spigoli, le vie, le piazze, fili colorati a indicare l’importanza e i gradi nelle relazioni, nelle gerarchie fino a che avessero motivo d’essere per poi smontare. Non i fili, ma la città tutta, per ricostruire altrove grazie a nuove relazioni, fatti, gesti che si concretizzavano nei pieni e vuoti della nuova Ersilia.
Alle spalle la rete dei fili, come una pelle abbandonata di un animale troppo cresciuto, un esoscheletro. Una testimonianza del passato, infine.

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ersilia

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La rete dei fili invisibili di ora invece ci rende prigionieri, ci chiude in immagini che si bloccano, in voci che si sfaldano, in pause più lunghe del necessario; e ancora non accade, come per Ersilia, la necessità di lasciare i fili da soli per andare altrove e ricominciare. Piuttosto, quando sarà il momento, penseremo di tornare indietro alle lasciate consuetudini, gerarchie, relazioni, spazi rappresentativi.
Ma davvero dimenticheremo che questa distanza è stata necessaria per le condizioni in cui versa la scuola italiana e davvero potremo fingere amore e preoccupazione per essa come adesso tutti sembrano nutrire? L’amore è nel fare, non c’è altra misura.
In questo caso lasciare i fili quando non saranno più necessari per spostarci in un nuovo altrove.

 

Teresa Mariniello