VIAGGIANDO A… – Teresa Mariniello: Tra Vesuvio e villa Campolieto

portici- cortile della reggia

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Su tutto domina il Vesuvio.
Imponente, visibile da tutto il territorio intorno la sagoma della cima di uno dei più famosi vulcani, quello che distrusse Pompei nel 79 d. C.
La potenza di questa montagna ha generato e mantenuto nel tempo un sentimento duale, da una parte la si teme dall’altra la si corteggia, ci si avvicina pericolosamente ai suoi piedi, costruendo con una densità edilizia quasi ignara del rischio.
Sarà nello spirito napoletano questo contrasto a tinte forti, questa preferenza per segni netti, sta di fatto che già nel settecento i nobili della città di Napoli preferirono costruirsi sfarzose residenze ai piedi di esso, in quella direzione che fu chiamata il Miglio d’oro.
Avrebbero potuto costruire sulle isole del golfo, oppure dalla parte opposta, cioè a ovest, verso Pozzuoli con la punta di Capo Miseno; soluzioni adottate dai romani molti secoli precedenti.
Invece ben 200 ville, di cui 120 sotto la tutela dell’Ente per le Ville Vesuviane, furono costruite tra il XVIII e XIX secolo lungo la antica strada regia delle Calabrie, che corrisponde oggi a quella porzione di via che parte da San Giovanni a Teduccio per arrivare a Torre Annunziata. Tale percorso congiungeva idealmente il palazzo reale di Napoli con la reggia di Portici, desiderata fortemente da Carlo di Borbone e da sua moglie Maria Amalia, entrambi incantati dalla dolcezza del clima, dalla larghezza del paesaggio che abbracciava il golfo di Napoli con le sue tre isole e dalla fertilità del suolo. Così nel 1738 fu cominciata la reggia di Portici (Foto 1) dotata di un parco esteso degradante verso il mare e arricchito con statue e busti della vicina Ercolano i cui scavi si svolsero negli stessi anni.
Questi elementi, il prestigio di essere vicini al re e il fascino di una antica civiltà, nonché il vantaggio dell’esenzione fiscale sancito dal re, fecero sì che l’intera corte di Napoli e il clero si trasferissero o lungo il Miglio d’oro o nelle campagne vesuviane.
E il Vulcano?
Fu chiesta protezione a San Gennaro! Non ci fu giardino che non avesse un’edicola con l’immagine o busto del santo a protezione delle residenze e delle ville. E per quelle strane alchimie bastò. Quel che ha distrutto il Miglio d’oro è stata soprattutto la speculazione edilizia, l’uso indiscriminato del cemento armato, nessun rispetto delle più normali norme di piani urbani, tanto che ogni villa, se visitabile, va enucleata dal contesto che irrimediabilmente la guasta e la corrompe.
Un gioiello in cui calarsi immaginando la vita che ci si poteva svolgere all’interno, guardando e ammirando gli affreschi nelle sale, le cupole a chiusura e esaltazione degli incroci, le ampie vetrate con in lontananza l’azzurro.

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dettaglio affreschi interni

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Così è Villa Campolieto, committente Carlo di Borbone, arch. Luigi Vanvitelli.
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ercolano- villa campolieto  (la facciata verso il mare)

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L’impianto è quadrangolare con i corpi al piano terra uniti da gallerie culminanti in una cupola; dall’ingresso e percorrendo lo spazio voltato il fuoco ottico è l’azzurro del mare, che si avvicina a mano a mano che si giunge alla corte esterna da cui si ammira lo scenario del golfo e delle isole. Intorno, in forma ellittica e a ferro di cavallo, l’ampio porticato da cui si scendeva verso i giardini digradanti verso il mare.

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particolare del portico belvedere ellitico

dettaglio della scala verso il mare

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Questa parte dell’opera fu voluta da Luigi Vanvitelli, ultimo degli architetti della fabbrica, dando una impronta che ricorda quella della famosa Reggia di Caserta: la scala a tre rampe posta non in asse al percorso dalla strada bensì al giardino interno per privilegiare la vista prospettica sull’ambiente, in questo caso gli azzurri e i verdi. 

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particolare dello scalone d’ingresso e delle vetrate sulle scale


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Alle spalle il Vesuvio, poco più in là i resti di Ercolano, in una continuità non di sfida bensì di accettazione di un sito che contiene il terribile e il magnifico insieme.

 

Teresa Mariniello

 

NB- foto di Teresa Mariniello

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portici- palazzo reale ( planimetria del pianterreno, da C. De Seta, L. Di Mauro, M. Perone, 1980)

 

planimetria del restauro di villa campolieto

  

 

2 Comments

  1. Mi emoziona questo articolo di Mariniello in cui si intrecciano una narrazione storica, una filigrana fotografica, il disegno architettonico, e il graffio politico accusatorio verso un’inciviltà autodistruttiva che stiamo vivendo. Sono stata in quello scrigno e mi commossi dalla bellezza. Così come ora. Recuperiamo nella bellezza, nella consapevolezza della memoria, il senso del nostro andare civile, politico, sociale, artistico.

    Anna Maria Farabbi

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