MUTE…nuovi costumi da indossare.Ecco la scuola!- Giuditta Pulcinella: Uno sguardo sulla scuola primaria.

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L’approssimarsi dell’inizio della scuola, nel mese di settembre, continua ad emozionarmi ancora.
Sono un’insegnante di scuola primaria e ricordo molto bene le sensazioni provate da bambina nei giorni che precedevano questo appuntamento. Una sottile malinconia di fine estate, ma anche il desiderio di un nuovo inizio. Un’attesa che aveva il tipico odore della cartoleria dove mi recavo con mia madre, per ritirare i libri di testo e comprare i quaderni e le penne nuove. La voglia, la curiosità ed in parte anche il timore di rivedere maestra e compagni.

Anche oggi che sono adulta e che svolgo questo mestiere, vivo tale evento come un  momento magico. Una vera e propria carica di energia ha il sopravvento su di me,  con tutti i suoi odori e colori e certamente non priva di timori.
Quest’anno però, il primo giorno di scuola in presenza con la mia classe quinta è stato un momento davvero intenso e singolare. Insegnanti e bambini ci siamo ritrovati dopo un lungo periodo di assenza, di incertezze e con una condizione sociale mutata e precaria.

Quando nel mese di febbraio, a causa del coronavirus, si è cominciato a parlare di un possibile annullamento delle uscite scolastiche e poi di lì a poco dell’ imminente decisione di chiudere le scuole, ho provato una sensazione di grande turbamento, vista la situazione che si cominciava a palesare e  avendo percepito in modo sempre più forte, nei giorni antecedenti alla chiusura, il terrore che affiorava sui volti dei colleghi e dei genitori. Terrore che dilagava parallelamente all’aumentare delle varie circolari e dei tanti vademecum sulle norme igieniche.
La chiusura delle scuole mi sembrava decisamente l’inizio di una serie di provvedimenti che avrebbero  trasformato profondamente la nostra vita.
Ritornare in presenza è stato fondamentale, anche se con un forte smarrimento iniziale, nonostante i numerosi  cambiamenti e con il peso di una normativa decisamente limitante per tutti, ma soprattutto per i bambini.

Con la ripresa della scuola in presenza, i bambini della mia classe hanno manifestato un entusiasmo esplosivo.
Ritrovare il contesto scuola come luogo concreto di  riferimento, ha suscitato in ognuno di loro tantissime  emozioni. Guardarsi, parlarsi, condividere uno stesso spazio tutti insieme, non è più così scontato e poterlo fare acquista un grande valore.
Dopo l’esperienza della didattica a distanza, il ritrovare un contesto comune di appartenenza ha evidenziato ancora di più l’identità e la forza del gruppo classe, della relazione e del bisogno imprescindibile di una condivisione emotiva basata sulla fisicità. 

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La scuola è presenza e a mio avviso non esiste didattica senza tale condizione.
Certamente il distanziamento fisico che caratterizza la nuova modalità di presenza, soprattutto nella scuola primaria, evidenzia ancora di più quelli che sono i bisogni essenziali dei bambini a questa età. Le carezze, gli abbracci, il movimento, l’aggregazione, garantiscono un benessere psico-fisico che è fondamentale sul piano affettivo e determinante per quanto riguarda il processo di apprendimento. Condizionare e limitare tutto questo significa inevitabilmente privare i bambini di esperienze fondamentali e bisogna esserne consapevoli anche se a richiederlo è uno stato di emergenza.
Per questo, ancora più di prima,  devono essere garantite strategie flessibili, momenti di scambio ed interazione tra i bambini,  favorendo ogni forma di comunicazione verbale e non, utilizzando linguaggi molteplici come quello artistico, musicale e corporeo e usufruendo di tutti gli spazi scolastici utili, compresi quelli esterni.
Durante una conversazione di gruppo, una mia alunna mi ha detto di provare una sensazione difficile da spiegare, come se il mondo non sia più lo stesso di prima.
Probabilmente nella società e nel piccolo microcosmo sociale che è la scuola, davvero molte cose stanno cambiando profondamente e l’opportunità che abbiamo è in fondo quella di favorire il cambiamento nel modo più funzionale, anche avendo il coraggio di mettere in discussione modelli educativi e didattici obsoleti che, covid a parte, non rispondono più alle esigenze dei bambini di oggi.                  

   

Giuditta Pulcinella

3 Comments

  1. Su un numero recente de l’Internazionale una lettera raccontava il caso di un bambino messo in castigo dalla maestra perché aveva cercato di abbracciare un suo piccolo amico. Ovviamente sono inorridito. Le maestre delle elementari devono gestire una situazione complicatissima e credo che i problemi più grandi arrivino dal panico che si è impadronito dei genitori attraverso l’infodemia. Una volta provata la temperatura, una volta che si sia accertata l’assenza di segni evidenti di raffreddore, una volta indossata la mascherina che immagino possa essere personalizzata attraverso disegni e colori, perché i bambini non possono relazionarsi in maniera più stretta fra loro? Giocare, fare teatro, condividere momenti di comunicazione? La storia degli asintomatici anche per i piccoli rientra nell’idea dei Molti Mondi della fisica quantistica. Del tutto ipotetica. Ma veramente le maestre devono mantenere il distanziamento sociale tra i piccoli? Stiamo assistendo a una tragedia e tutto questo ci sembra normale.

    paolo gera

  2. Penso alla fascia dei più piccoli fruitori della scuola, i bambini del nido, che vedono le maestre i genitori, i nonni, le persone per strada mascherati, guantati, distanti, con il gel per sanificare…Penso a cosa gli sfila davanti e alle abitudini. Il mio nipotino ha già imparato che quando entra in casa, anche la mia e lo stesso vale per la scuola, si sfila le scarpe e le mette accanto alla porta. C’è la boccetta per pulire le mani e da solo fa l’operazione degli adulti. Non ha ancora due anni. Poi per fortuna mi abbraccia e mi bacia e giochiamo divertendoci da matti. Penso: beh! non tutto è perduto! Ma so la vitaccia delle sue maestre, che ogni giorno si pungono le dita delle mani per sapere se sono contagiate e ogni quindici giorni ripetono il prelievo in ospedale.
    Mi fanno davvero pensare che se non è rispetto altissimo, non solo lavoro e bisogno di reddito, che altro può essere il loro? Per me è un amore grande.

  3. Molto interessante, grazie! ho una figlia che insegna alla primaria (e le rimbalzo questo articolo..) che mi racconta delle difficoltà di questo nuovo anno, insegna in due prime e ci sono un paio di bambini che non possono fare a meno di abbracciarla almeno una volta al giorno, perché i bambini hanno bisogno di fisicità, di vicinanza, e della difficoltà di contemperare sicurezza, norme protocollari, e bisogno di ricevere affetto e tenerezza

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