ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: Toto corde. Una lucida cavità risonante

 

g. klimt- albero della vita

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L’ultima raccolta di Maria Grazia Palazzo, Toto corde, “spiega” la quotidianità, scandagliandone suoli e suoni, estendendola tra le realtà dei  luoghi abitati e un vissuto-visto- sentito-pensato -riflesso che attraversa lo sguardo in profondità, cercando nel territorio dei sensi e delle idee , oltre che dei principi etici, tutto quanto solitamente si disperde in una abitudine bulimica o anoressica, a seconda dei casi, senza porgere la dovuta attenzione a quanto invece è radice di ogni comportamento e alla base della relazione  tra causa e conseguenza del nostro vivere, facendosi iter nel rapporto con un mondo che via via va svuotandosi, senza la possibilità di sanarlo e di sanare noi stessi, come invece propone l’autrice, attraverso quel giusto continuo testare il nostro tempo, cercando in ogni trascorsa esperienza anche ciò che è o sembra caduto, ceduto all’oblio, alla dimenticanza e alla cancellazione operata dal tempo. Non a caso nel corpo del testo s’innesta il dialogo con autori quali Ryokan Doigu, monaco itinerante giapponese, Ishida Hakyo, Yosa Buson e Andrea Zanzotto. Portarli a capofila di una poesia significa portare con sé lo strumento per scendere nel corpo della terra, che è nostra terra comune e interiore, non solo fisica, aperti, addirittura spalancati dallo Stupore, il vomere che penetra la zolla dura e ci rende pronti ad una  percezione completa e simultanea di quanto è attorno e dentro di noi, producendo in noi lo spostamento in una dimensione in cui non esiste separazione tra le cose e noi, niente è fuori campo nella nostra percezione, tutto com-porta una interdipendenza che è universale e collega reale e immaginario, come del resto è ogni nostro pensiero, al nascere e morire proprio di ogni seme, come anche noi tutti siamo. Ma. Per l’ascolto di ogni passaggio serve che il gesto sia compiuto con tutto il cuore , solo questo consente l’accadere dell’ascolto e la traduzione, in un operare che è il legante unico e dinamico, senza misura e peso: l’amore, connessione miracolosa e misteriosa, la stringa in cui il visibile mostra tutto l’invisibile che lo nutre e l’indicibile tenta una transizione, in un verso, o nell’attimo di silenzio che lo involucro e lo rende tangibile, sensibile alle ingiustizie, in cui spesso anche i nostri vocabolari stringono, costringendo ad  una vita privata da quella magnifica connessione, priva di esercizi in cui risvegliare i germogli di una pacificazione interiore che unica può condurci verso gli altri.

Riporto a conclusione la nota che l’autrice stessa offre ai lettori. Scrive: –Toto corde è un esercizio d’amore e di memoria, come un risveglio di reminiscenze del profondo verso una pacificazione interiore. Così in connessioni intime, minime ho cercato fili invisibili, attraversamenti remoti per una illuminazione provvisoria del quotidiano. Ho cercato respiri e nodi delle nostre esistenze, come un movimento di maree, il conflitto e la pacificazione, l’interrogazione di un’azione permanente di zolle che frizionano e si sostengono a vicenda, anche a distanza, portando a galla – per chi sa sentire, vedere – connessioni profonde legate alla natura e alla cultura di cui siamo fatti, sinapsi di una storia sommersa e in fieri.-

Fernanda Ferraresso

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Da Toto corde di Maria Grazia Palazzo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Maria Grazia Palazzo, Toto corde -La Vita Felice 2020

 

 

1 Comment

  1. – Portarli a capofila di una poesia significa portare con sé lo strumento per scendere nel corpo della terra, che è nostra terra comune e interiore, non solo fisica, aperti, addirittura spalancati dallo Stupore, il vomere che penetra la zolla dura e ci rende pronti ad una percezione completa e simultanea di quanto è attorno e dentro di noi, producendo in noi lo spostamento in una dimensione in cui non esiste separazione tra le cose e noi,- Leggendo questo libro ha colpito anche me quel dialogo con gli autori di cui parli in questo brano, soprattutto Zanzotto. E’ un libro che ha avuto profonde risonanze anche in me.

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