TRA LA PAROLA POETICA E LA MUSICA-Sergio Pasquandrea: Il viaggio e l’amore. Joni Mitchell e Amelia Earhart

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Sono infiniti i dischi e le canzoni che parlano di viaggio: ma “ Hejra” rimane, anche in quella vasta congerie, un capolavoro.
Uscito nel 1976, venne scritto durante un viaggio in automobile attraverso gli Stati Uniti, da Los Angeles al Maine e poi di nuovo in California, passando per la Florida e il Golfo del Messico. Joni si era appena separata dal batterista John Guerin e stava rimeditando la sua intera carriera (di lì a poco avrebbe abbandonato il folk che l’aveva resa celebre e iniziato ad esplorare sonorità più vicine al jazz). Viaggiava da sola, spesso indossando parrucche per non farsi riconoscere.
L’Egira del titolo è, com’è noto, la fuga di Maometto dalla Mecca, dove era stato scacciato come un paria, per rifugiarsi a Medina a riorganizzare la nascente comunità islamica. Il viaggio, quindi, visto non solo come fuga, ma anche come doloroso bilancio del passato e sguardo verso il futuro: una traccia che percorre tutte le canzoni del disco.
Il vertice, poetico e musicale, dell’opera è senz’altro Amelia, in cui la Mitchell si identifica con Amelia Earhart (1897-1937), la leggendaria pioniera dell’aviazione, scomparsa misteriosamente durante un tentativo di circumnavigazione del globo. Attraverso la sua figura, Joni riflette su sé stessa, sulla sua vita spesa “ad altitudini ghiacciate” e sul suo difficile rapporto con l’amore.
Una menzione speciale per gli accompagnatori. Sul disco c’è un gruppo stellare, nel quale spiccano i nomi di grandi jazzisti come il bassista Jaco Pastorius, il chitarrista Larry Carlton e il vibrafonista Victor Feldman, a cui si aggiunge un’armonica a bocca suonata nientemeno che da Neil Young.
La versione che vi propongo oggi è stata registrata dal vivo, durante la tournée del 1979 fissata nel disco “Shadows and Light” (Asylum, 1980), che vedeva protagonista una band tutta di jazzisti: ancora Pastorius al basso, il grande Michael Brecker al sax, Lyle Mays al pianoforte, Don Alias alla batteria e un venticinquenne Pat Metheny alle chitarre.
Qui, suonano dapprima soltanto la Mitchell (voce e chitarra) e poi anche Metheny, che poi si produce in un lungo, splendido assolo, accompagnato dai sintetizzatori di Mays.

Buon ascolto.

Sergio Pasquandrea

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Amelia

 

Guidavo attraverso il deserto infuocato
quando notai sei aerei jet
che lasciavano sei bianche tracce di vapore 
attraverso il terreno desolato 
era l’esagramma del Cielo
erano le corde della mia chitarra
Amelia, era solo un falso allarme

Il ronzio dei motori in volo
è una canzone selvaggia e azzurra
rimescola il tempo e le stagioni
se ti passa attraverso
poi la tua vita diventa un diario di viaggio
di figure cartoline incanti
oh, Amelia, era solo un falso allarme

La gente ti dirà dov’è andata
ti dirà dove andare
ma finché non ci arrivi da sola
non lo sai mai per davvero
dove alcuni hanno trovato il paradiso
altri vengono solo per far male
oh, Amelia, era solo un falso allarme

Vorrei che lui fosse qui stanotte
è così difficile obbedire
alla sua triste richiesta 
di starmene gentilmente lontana
ed è così che nascondo il dolore
mentre la strada scorre maledetta e incantata
dico Amelia, era solo un falso allarme

Fantasma d’aviazione
è stata inghiottita dal cielo
o dal mare
come me, aveva il sogno di volare
come Icaro che ascende
su splendide stupide ali
Amelia, era solo un falso allarme

Forse non ho mai amato
credo sia questa la verità
ho speso la mia intera vita tra le nuvole
ad altitudini ghiacciate
e guardando tutto dall’alto
mi sono schiantata nelle sue braccia
Amelia, era solo un falso allarme

Mi sono fermata al Cactus Tree Motel
per lavarmi via la polvere
e ho dormito sugli strani cuscini
della mia voglia di viaggiare
ho sognato dei 747
su fattorie geometriche
sogni, Amelia, sogni e falsi allarmi

1 Comment

  1. grazie Sergio, conosco poco Joni Mitchel pur appartenendo alla sua generazione; il pezzo che proponi, e che ho apprezzato, è uno stimolo per sgrossare la mia ignoranza e cercare di saperne di più!!

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