OGNI TANTO UNO SGUARDO- Elisabetta Chiacchella: Sant’Angelo di Ischia- I parte

pan di zucchero a sant’angelo

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Questo sguardo è dedicato ai fratelli Iacono di Villa Egidio: 
senza la cornice della loro casa, permeata di intelligente affabilità, 
nessun racconto sarebbe diventato un fatto. 

 

Nell’estate del luglio 2020 per ben due volte arrivo a, e parto da, Ischia.
E sì che il viaggio è bello lunghetto. Ma quest’anno, col covid 19, capita così, perché accompagno persone diverse a conoscere l’isola felice, di cui molti hanno veramente bisogno. C’è meno gente degli anni scorsi, così risulta più vivibile senza ressa, e anche lo stancante andirivieni per approdare qui svanisce nel ricordo. Vale  sempre la pena.
Alloggio comunque a Sant’Angelo, che non fa neanche Comune, ma è un luogo che se lo vedi non puoi dimenticarlo. Per mio padre era il posto più bello del mondo in assoluto. Terrazze di calce bianca e pavimento maiolicato, case come cubi rosa o celesti sul mare, fra il Pan di zucchero del molo e la ampia spiaggia dei Maronti. In alto, il monte Epomeo a svettare. Si è immersi fra cielo e mare, e salite e discese, notte e giorno. 

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le terrazze sul mare

 

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Fra le tante attrazioni del paesaggio, oltre ai mille fiori che inondano le pendici, commisti a palme pini e ogni sorta di piante grasse, ci sono le Fumarole a mare, cosi chiamate a causa della spiaggia fumante e recintata, dove d’inverno e d’estate si possono fare sabbiature per recuperare la funzionalità di schiena e arti, oppure si può cuocere uova, polli e patate sotto la granella della sabbia. 

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fumarole

Spiagge Ischia, ecco le più belle


All’arrivo a Sant’Angelo ti accolgono con spremute d’arancia e limone, piene di ghiaccio e gelato, dette Bombe, che si comprano da Enzo al capolinea degli autobus.
Poi non puoi perderti le terme di Cava scura, che sorgono in una spaccatura del monte, e vengono da un fiume di acqua limpida e ricchissima di minerali, che passa dalla gola dove ti inoltri. 

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ischia-terme di cava scura

.Foto di Barano d'Ischia - Immagini di Barano d'Ischia, Isola di Ischia - Tripadvisor


Un giorno ci vado, sia nel primo viaggio, con una compagnia di mamme e ragazzini, sia nel secondo tour, con una parigina che si dice perugina.
Prima, le terme romane, in cui ci si sdraia in urne scavate nella roccia -la mia si chiama “di Cicerone”- e si viene immersi nell’acqua calda, leggerissima e limpida che lascia i capelli e la pelle di seta; dopo, andiamo a mangiare da Stalino: sta a pochi passi dalle acque calde e vanta una cucina buona, tipica, di ottimo prezzo; piace proprio a tutti, compresa Angela Merkel! In passato, e per anni, entusiasta turista santangiolese, scalatrice del monte e frequentatrice di terme.
Con la prima compagnia, lì ci succede un fatto curioso e bello. Stavamo pranzando e a un certo punto vedo i nostri giovani ragazzini cominciare una discussione fra loro, mentre mangiano le patate fritte. Per non guardarli, altrimenti avrei avuto la tentazione di intervenire nel litigio, abbasso la testa e mi giro verso il tavolo dei vicini: quattro signori napoletani, sicuramente due coppie marito e moglie.
Tanto bene incoccio gli occhi neri e grandi di uno dei quattro, che immediatamente mi dice: “Che c’è signora? Vedo che mi guardate…”.
Al volo capisco quanto l’occhio che si getta su qualcuno sia veramente inquietante.
Colta di sorpresa, reagisco però con buona elasticità, e subito gli rispondo: “Mi scusi, ho solo girato lo sguardo per evitare di vedere i ragazzi che litigano, davanti alle patatine!” Intendevo indicare la direttrice da cui distoglievo gli occhi, e la macchia gialla del fritto mi serviva per spiegare da dove fuggivo…
Invece lui fa: “Ma è solo questo? Allora, risolviamo subito!”, e dicendolo prende la fiamminga di patatine fritte dal proprio tavolo, si alza col suo corpo da nocchiero, va dai ragazzi, esclamando: “Patate fritte a volontà per questi bei giovani, non serve litigare!”
Divertita, dico che non litigavano per le patate, ne abbiamo mangiate tantissime! Litigavano probabilmente per il cellulare che avevano in mano… Ma il signore, splendido attore e prodigo commensale, ribadisce: “Sono qui per voi, prendete pure e se non bastano, ne ordiniamo altre!”, e sorridendo se ne torna al suo tavolo.
Dove altro poteva succedere un episodio di tale elevata filosofia, grondante di possibili interpretazioni? Per me, solo a Napoli.
Penso all’epicureo Luciano De Crescenzo e al suo professor Bellavista, che di fatti del genere ne faceva racconto delizioso. Filosofi, figure eternamente risorgenti in terre vulcaniche come questa.
Per tornare a casa, dopo il ristorante, andiamo in spiaggia e ci mettiamo in corrispondenza della corsia segnata in  mare da alcune boe, ad aspettare un barchino. L’attesa è un po’ più lunga del solito e facciamo in tempo a vedere un ragazzino correre come il vento avanti e indietro, avanti e indietro, con un fiammante costume rosso a calzoncino e un sorriso comunicativo stampato sulla bella bocca di fanciullo. L’avevo notato già la mattina quel biondino, con la pelle moderatamente abbronzata e biscottata, e correva, e correva sul bagnasciuga, come un puledrino felice.
Guardandolo avevo pensato che doveva avere dieci anni, nel suo corpo slanciato. Nella traiettoria lo seguiva un signore distinto e tardo hippy: capelli lunghi e legati, fisico asciutto e scuro, accompagnava il bambino camminando in mare, calmo e discosto da lui. Erano sicuramente insieme, ogni tanto si guardavano, si parlavano, ridevano.
Avevo pensato: ecco la gioia di vivere in persona, il segno distintivo della generazione d’amore.
Quindi, usciti dal ristorante, rivederlo in spiaggia mentre correva al sole, col signore ancora nel mare insieme a lui, mi aveva fatto esclamare ad alta voce il gusto che mi dava vedere una tale felicità, incarnata nel bambino di dieci anni.
Subito, nella mia compagnia di ragazzini, si erano scatenate delle voci discordanti: macché dieci anni, quel piccolo ne avrà avuti otto, proprio a dirla grassa. Ma no, io aggiungevo, non vedete che leve lunghe, sta diventando grande pur essendo bambino!
Con ogni evidenza i tre adolescenti, bruschi e stanchi, mi trattavano con grande sufficienza, e non li avevo convinti.
La cosa andava avanti da un po’ quando una delle mamme della mia compagnia, zitta zitta, si è diretta verso il signore adulto -non si sapeva se padre o nonno, non è mai prudente domandarselo- e di spalle la vediamo parlare abbastanza col signore e il ragazzino. Non sentiamo, ma capiamo che sta ponendo la domanda delle domande: quanti anni ha quel biondino dal costume rosso, c’è una sfida in corso fra noi su quest’età…
Quindi si volta e torna verso di noi con le due mani aperte, mostrando le dieci dita.
Confermo la mia capacità di lettura dei segni, esulto, sono contenta per quel rosso su spiaggia.
E sono trepidante per i ragazzini della mia compagnia.
Sant’Angelo di Ischia, te li raccomando, fa’ in modo che l’adolescenza non se li divori subito!
Sii tu il  loro angelo meridionale, e vorrei tanto che tu assomigliassi a quel calmo signore tardo hippy.


Elisabetta Chiacchella

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