TRA LA PAROLA POETICA E LA MUSICA-Sergio Pasquandrea: Una sera più nera della fine del mondo. Pasolini e la canzone

.

Pasolini è, fra i poeti italiani, uno di quelli che hanno avuto più stretti rapporti con la canzone. Non solo perché  autore egli stesso di canzoni (Che cosa sono le nuvole, Cristo al Mandrione, tanto per dirne due), ma anche perché i suoi versi sono stati messi spesso in musica (l’esempio più celebre è  Sergio Endrigo con La meglio gioventù) e vari cantautori gli hanno dedicato canzoni (A Pa’ di De Gregori, Una storia sbagliata di De Andrè, un intero spettacolo teatrale dei Tre Allegri Ragazzi Morti, La Giulia bianca di Flavio Giurato, il Lamento per la morte di Pasolini di Giovanna Marini, eccetera eccetera).

.

.

Se vi interessa, c’è un disco del 1995, intitolato “Luna di giorno. Le canzoni di Pier Paolo Pasolini”, che raccoglie tutte le canzoni su testi suoi, più alcuni omaggi di altri artisti.
Quella che vi propongo oggi è una lirica intitolata “La recessione”, dapprima concepita in dialetto friulano per La meglio gioventù (1954) e poi tradotta in italiano dall’autore stesso per La nuova gioventù (1974). È stata messa in musica dal cantautore Mino Di Martino e cantata da Alice nel disco “Mezzogiorno sulle Alpi”, del 1992.

Qui di seguito, il testo della canzone (in italiano) e la poesia originale di Pasolini (in friulano).

Buon ascolto.

Sergio Pasquandrea

.

.

La recessione

 

 

Vedremo calzoni coi rattoppi;
rossi tramonti su borghi vuoti di macchine
pieni di povera gente
che sarà tornata da Torino o dalla Germania.
I vecchi saranno padroni dei loro muretti
come poltrone di senatori;
e i bambini sapranno che la minestra è poca,
e cosa significa un pezzo di pane.
E la sera sarà più nera della fine del mondo,
e di notte sentiremo solo i grilli o i tuoni;
e forse qualche giovane
tra quei pochi tornati al nido
tirerà fuori un mandolino.
L’aria saprà di stracci bagnati.
Tutto sarà lontano.
Treni e corriere passeranno ogni tanto
come in un sogno.

Le città grandi come mondi
saranno piene di gente che va a piedi,
con i vestiti grigi e dentro agli occhi una domanda
che non è di soldi ma è solo d’amore,
soltanto d’amore.
Le piccole fabbriche
sul più bello di un prato verde
della curva di un fiume
dal cuore di un vecchio bosco di querce
crolleranno un poco per sera,
muretto per muretto,
lamiera per lamiera.
E gli antichi palazzi
saranno come montagne di pietra
soli e chiusi come erano una volta.
E la sera sarà più nera della fine del mondo,
e di notte sentiremo i grilli e i tuoni
e forse qualche giovane
tra quei pochi tornati al nido
tirerà fuori un mandolino.
L’aria saprà di stracci bagnati.
Tutto sarà lontano.
Treni e corriere passeranno ogni tanto
come in un sogno.

I banditi avranno i visi di una volta
coi capelli corti sul collo
e gli occhi di loro madre,
pieni del nero delle notti di luna
e saranno armati solo di un coltello.
Lo zoccolo del cavallo toccherà la terra,
leggero come una farfalla,
e ricorderà ciò che è stato,
in silenzio, il mondo
e ciò che sarà. 

.


Testo originale in dialetto friulano


I jodarìn borghèssis cui tacòns;
tramòns ros su borcsvuèis di motòurs
e plens de zòvinsstrassòns
tornàas da Turin o li Germàniis.

I vecius a saràn paròns dai so murès
coma di poltronis di senatòurs;
i frus a savaràn che la minestra a è pucia,
e se c’ha val un toc di pan.

La sera a sarà nera coma la fin dal mond,
di not si sentiràn doma che i gris
o i tons; e forsi, forsi, qualchi zòvin
– un dai pus zòvins bons turnàas al nit –

a tirarà fours un mandulìn. L’aria
a savarà di stras bagnàs. Dut
a sarà lontàn. Trenos e corieris
a passaràn di tant in tant coma ta un siun.

Li sitàs grandis coma monds
a saràn plenis di zent ch’a vas a piè
cui vistìs gris, e drenti tai vuj
‘na domanda, ‘na domanda ch’a è,

magari , di un puc di bès, di un pàssul plasèir,
ma invessi a è doma di amòur. I antics palàs
a saràn coma montaglia di piera
soj e sieràs, coma ch’a erin ièir.

Li pìssulis fabrichis tal pì bièl
di un prt verd ta la curva
di un flun, tal còur di un veciu
bosc di roris, a si sdrumaràn.

un puc par sera, murèt par murèt
lamiera par lamiera. I bandìs
(i zòvin tornàs a ciasa dal mond
cussì divièrs da coma ch’a èrin partìs)

a varàn li musis di ‘na volta,
cui ciaviej curs e i vuj di so mari
plens dal neri da li nos di luna –
e a saràn armàs doma che di un curtìa.

Il sòcul dal ciavàl al tociarà
la ciera, lizèir coma ‘na pavèa,
e al recuardarà se ch’al è stat,
in silensiu, il mond e chel ch’al sarà.

1 Comment

  1. grazie, molto interessante, conoscevo un paio di canzoni di Paolini cantate da Laura Betti, qui ne trovo molte che non conoscevo; segnalo che anche Calvino è autore di alcune canzoni, la più famosa è Dove vola l’avvoltoio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.