BESTIARIO DELLA SEDIZIONE- Paolo Polvani: Note di lettura a “I congiurati del bosco” di Alessio Alessandrini

henrique oliveira

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Situazione ricorrente e diffusa è leggere un libro e riandare con la mente a situazioni, atmosfere che presentano analogie, somiglianze, o che vengono richiamate per misteriose associazioni. Quando scrivo a proposito di libri che ho letto preferisco non azzardare paragoni con altri autori, tentare analogie, far balenare somiglianze, per rispetto all’unicità di ogni prodotto artistico, a quella vibrazione di perfetta solitudine che lo circonda. Anche se ogni opera si inserisce nel suo tempo ed è fatta di collegamenti, di rimandi, si riallaccia a qualcosa che l’ha preceduta e fa da tramite con altre che verranno. Tutti quelli che si cimentano con la scrittura, e che sono a loro volta lettori, sanno bene che tutto quello con cui ci confrontiamo lascia un sedimento, si tratti anche di una sola parola, o immagine,  c’è sempre qualcosa che resta, che si aggroviglia, che entra a far parte della nostra esperienza e del nostro bagaglio. 

Durante la lettura de I congiurati del bosco, di Alessio Alessandrini, si sono affacciate alla mente diverse atmosfere. La prima appartiene a Dissipatio H.G. di Morselli, quando il protagonista dopo aver rinunciato a suicidarsi esce dalla caverna e fa ritorno in città, e trova i supermercati illuminati, i negozi con le merci ben esposte, ma l’umanità è sparita, dileguata nel nulla.  E’la perfetta metafora della nostra civiltà, dove alla sovrabbondanza di merci fa riscontro un’infinita solitudine. 

E’ questa l’atmosfera che circola nella prima parte del libro, fin dal suo incipit, da quella iniziale domanda: Si può ancora fare letteratura nell’era del centro commerciale?

Si domanda il poeta
deambulando nel lapidario
perimetrale di un qualche
Acqua&Sapone
tra smacchiatori e deodoranti,
dentifrici, colliri, sbiancanti,
tutti strumenti vani
di un dettato cosmetico.

 

E più avanti il poeta si chiede se l’odore della morte sia davvero andato via. Che cosa e quanto la sovrabbondanza delle merci nel nostro sistema occidentale ha anestetizzato, soffocato, distrutto, con la sua fiammata bulimica? Rotoloni Regina è il titolo di una poesia e un verso recita -Ma la vita è una violenta parodia-

Mi riesce anche difficile non pensare a quel genio della scultura che è Claes Oldenburg, le cui opere campeggiano in grandi città del mondo. Il dominio che le merci esercitano su di noi è reso evidente dalla enormità delle dimensioni, sempre eccessive, spropositate.  Mollette da bucato alte quanto un palazzo di sei piani, coni gelato svettanti sul tetto di una casa, stracci per le pulizie con la loro brava paletta raccoglitrice, torsoli di mela. Si tratta d opere che sposano alla perfezione il verso -Ma la vita è una violenta parodia-. Sono sculture che si prestano a letture diverse: feroce critica alla società dei consumi, alla tirannia delle cose, ma anche ironico e dissacrante cambio di prospettiva dell’oggetto di rappresentazione artistica, se una volta erano i temi legati al sacro a ispirare gli artisti, oggi che viviamo in piena religione del capitalismo sono le merci più comuni i nuovi oggetti di culto. 

Ah quanta ferocia e oscena
pena in questa umana varietà,
nelle genti progressive così
come negli ave, una variegata
disonestà.

 

Quale dunque il gesto del riscatto, la critica operosa a questa ignobile pantomima delle merci?

Serriamo allora il pugno alto
levato in segno di rivolta
tratteniamo in noi la forza
del suo orgoglio animale.
.

henrique oliveira

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La medaglia al merito di questo libro è da appuntare al suo tripudio lessicale, un vero inno alla gloria del vocabolario, una festa rigogliosa della lingua. Se la sovrabbondanza di merci sottraendo gli spazi delle relazioni ci ha impoveriti e gettati in un gorgo di solitudine, ecco lo spiraglio da cui far partire la contromossa del riscatto: la ricchezza della lingua come un giacimento di parole alle quali appigliarsi per recuperare i rapporti umani, un vero fuoco d’artificio della creatività per ridestare con forza i sentimenti dal torpore in cui si sono adagiati. 

La resistenza è negli orizzonti
come suona vero, a volte,
un verso come si srotola
sincero, Così se ne va
solitaria la rondine bagnata
battezzata da tanto inclemente
cielo, è l’unica a cui non importi
del profitto e della storia,
del sogno comunitario,
del finanziario crollo e
la paura che dismetta
per sempre e persino
l’azzurro del limpido
pensiero.

 

Il libro è strutturato in sei sezioni collegate tra loro da un visibile nesso, al disastro del vuoto, al ventriloquo della menzogna si contrappongono il vitale istinto alla resistenza:

-Il pacchetto delle sigarette
è terminato ma già una nuova
poesia cova da leggere
in questa serale litania-.

 

e la natura, come rifugio estremo, ultimo baluardo da difendere a tutti i costi. 

Scrive acutamente Gaia Giovagnoli nella appassionata prefazione: “Solo la presa di coscienza epifanica della natura fa scudo al caos e alla morte in coazione (La natura ha una sua elementare / semplicità, disarmante). Di qui la narrazione di animali e forze: un rospo che è l’uomo allo specchio, fratello di angoscia…una lucertola al sole aperta alla vita e al suo contrario”.

Poi un merlo nel suo nero lirico
volò, sobillatore elegante
sconfiggendo una lenta siepe.

 

Bestiario della sedizione è il titolo di una delle sezioni che compongono il libro. “Qui l’atto poetico, scrive la Giovagnoli, si fa fortemente ermeneutico, intimo scardinare: traccia linee di guida che non siano certe e già date, ma vere”.

 

Il rondone

Ora che la osservi con più attenzione
la geometria di questo marciapiede
ordinario, squadrata a perfezione
sa di prigionia e veleno quotidiano
eppure un vecchio tentava
intruppato nella sua marcetta
-avanti e indietro- di dimenticare
la sua malia ma troppo era strutturato
il passaggio – il paesaggio?

 

Avanti e indietro.

Un giorno ha alzato le maniche
come un goffo rondone e,
inciampando, è
volato via!

 

Paolo Polvani

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I congiurati del bosco

 

Alessio Alessandrini, I congiurati del bosco – Italic editrice 2019

 

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