VOCI OLTRE E ALTRE COSE STORTE- Giulio Gasperini: Le prime eco di ritorno in note di lettura

stefan zsaitsits 

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Immergersi nella poesia di Fernanda Ferraresso è un’occasione imperdibile. Per quella successione di suoni, richiami, echi che le parole scelte riescono a produrre, trasportandoti in un ambiente che si scontorna senza confini certi e sicuri. Voci oltre e altre cose storte, edito nel 2015 da Terra d’ulivi Edizioni, nella collana rime&rami, è una raccolta corposa e complessa di liriche, che accompagna il lettore in un viaggio multiforme e vario, dalle tante declinazioni e diramazioni.
Come il titolo stesso suggerisce, l’attenzione è subito catturata dal gioco di significati e significanti che si squaderna nelle liriche. Questo gioco ritmico e fonico dà forma a una sostanza molteplice, che comprende principalmente tematiche sociali (“e in molti posti / dove abbattono gli alberi per lasciarci più poveri”) varie. La parola viene presentata “senza una veste / ovvero / nudismo della parola”: “costruire parole senza accorgersi / che dentro e intorno esplodono / non sono muri o case le parole”. Parola che spesso è anche difficile, faticosa da ritrovare, disagevole nella ricerca e nella rappresentazione di una fisica tutta creata e teorizzata in poesia: “dentro i cinque sensi rivòltati / contro la mia testarda intolleranza di perderti / frantuma i miei cieli i miei gesti corruttibili / inventati un silenzio che mi accerchi e dilaghi / dentro e oltre di me cancella la gravità che ci costringe / disegna distanze che si nutrano d’infinito”.
La poesia è un dialogo, con un immaginario “tu” che in ogni occorrenza assume un valore diverso, profondo, una ricerca costante, un volto sempre nuovo e diverso: “lascia che prendano spazio / tutto quello che è in te così che poi / sulla linea principale della mano / quella che corre da nord a sud il nostro mistero comune / ci sia un luogo / uno dove vivere entrambi”. Il desiderio sottaciuto è quello di riuscire a costruire stimolanti altrove, luoghi lontani dall’attualità dove si riesca a far nascere e crescere qualche seme buono: “e una corrente ci porta lontano lontano lontano / dove abitiamo tutti e tutti ci riconosciamo solo toccandoci / solo dandoci una mano”. Ma il “tu”, spesso, diventa anche “altro-io” con cui relazionarsi e confrontarsi, colmando mancanze e ridonando significati profondi: “mi manco sempre un poco / mi manca sempre un poco di quell’altra me”.
C’è anche una continua ricerca nel sé stesso più intimo e profondo; una ricerca che alla poesia e alla sua parola deve molto perché arma indispensabile per tracciare una rotta sicura, anche nella condizione della più assoluta solitudine: “così a lungo un deserto che ho misurato in me / in cui sono andata sempre / sola e solo per andare avanti”.
La narrazione di questa lunga avventura poetica parte da un’origine, potente e feroce, che è quella geografica dell’Africa: “annuso ancora l’aria e / calda violenta / mi riporta l’africa / da cui nasco”. Da lì, un cammino, lungo e faticoso (“otto grani di miglio / otto grani per segnare migliaia di impronte / lasciate sulle strade che ho percorso e / s’intrecciano si biforcano si tagliano e / dentro ci sono / case animali ci sono persone suoni”), che fa rendere l’uomo cosciente di sé e delle sue potenzialità infinite, oltre che delle sue esperienze intense e imprescindibili: “quello che ognuno porta in sé raccolto da storie perdute / anche se non valuta la propria vita in semi da un altrove”.

Giulio Gasperini- Aosta

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stefan zsaitsits 

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Da voci oltre e altre cose storte, Fernanda Ferraresso

sezione- poesie senza una veste
ovvero
nudismo della parola

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otto grani di miglio
otto grani per segnare migliaia di impronte
lasciate sulle strade che ho percorso e
s’intrecciano si biforcano si tagliano e
dentro ci sono
case animali ci sono persone suoni
ricchezza e miseria perché hanno voci
sia la fame che l’ingordigia e ci trovi anche scuole
negozi ospedali scorrono come fiumi in piena
mostrando le loro piaghe e le loro storie
della storia che viene scritta dietro le porte di tutte le case
e viene mangiata o guardata da dietro le sbarre di una galera
ci trovi ratti e fotografie a colori
dove a ben guardare affiorano soli
nel bianco e nel nero
e file di neri che vengono da lontano
passando il confine della loro paura e
donne con un bambino in braccio
e un altro nella pancia con lo stesso mare in mare
il mare che scarica ogni giorno e ogni notte
a ogni onda ricarica il reflusso del suo stomaco
i suoi oggetti da altri mondi fino a questa terra piana
che rotola bocconi

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Se la parola non mi costasse non sarebbe autentica,
se non dolesse non sarebbe viva,
se non bruciasse non avrebbe lume
R.M.Rilke

costruire parole senza accorgersi
che dentro e intorno esplodono
non sono muri o case le parole
e serve acqua a fiumi per irrigarle e oceani di ascolto
per rovesciarne tutte le erbe nel campo
della vita serve aprire il solco e stenderci la mano
per deporre in chiaro il seme che è dentro
e in sé ha già la luce
per questo trova la via per germogliare
la sua piccola morte una scrittura profonda
il testamento per cui ciascuno ha un lascito di futuro
a cuore aperto resta
misterioso il cratere che freme
in ogni parola
quando dalle sponde o del centro raggiunge luoghi lontani
in ciascuno di noi remoti
si alza si comprime resta nell’aria
di un respiro il lieve movimento di una foglia
staccatasi dal ramo per quel seme
un brivido del tempo
in una stagione filata da una primavera all’altra
secondo codici di un alto linguaggio
docile sul fondo e nel ventre
nella stessa sostanza trovano insieme un unico fiato
un respiro che mormora
i discorsi fidati della pioggia
il tramonto che infiamma lo spazio in un tempo che ci affila
costruire parole è come rovesciare i legni dell’arca
e trovare che sono le radici che mancano
il senso del viaggio la profondità di una vita intera

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Fernanda Ferraresso, voci oltre e altre cose storte- Terra d’ulivi 2015

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