Nei versi Dio compie fugaci apparizioni che ne registrano l’assenza- poesie di Paolo Polvani

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Milano è un vestito blu

Milano è un vestito blu e la primavera
ti rovina tra i piedi.
Anche stavolta dio non è venuto, Sonia,
ma tu non lo sapevi
che perde il treno, manca gli appuntamenti
spesso ha un’aria smarrita e sta nei bar
senza risolversi.

Che idea cercarlo nella metropolitana.
Ti guardi le mani e tra le dita
non brillano formiche.

Dio potrebbe essere una melagrana, ma c’è
troppo rumore e si spaventa.

Ma forse ce l’avevi addosso, Sonia,
era quel blu, era Milano, era la primavera,
era il rimpianto
che pestava i piedi.

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Il volo della rondine

Se Dio avesse una voce sarebbe quella
del volo della rondine, la stessa eleganza di certe improvvise
giravolte, quel distacco, quella suprema indifferenza,
le stesse cortissime zampe, la precisione ellittica con cui
porta il disordine dentro l’esatta matematica del cielo, turgori
e mancamenti, ostinazioni e abbandoni repentini, è così
che Dio si esprime, e il volo della rondine è la sua stessa voce,
leggera e assente, visione del caos e di una fame che s’indovina
dietro quel nero di fulmine, quelle ali che parlano
di una sublime geometria, della rapace leggerezza con cui disegna
il mondo, l’algoritmo segreto di quando plana, e sì, Dio
ha la voce del volo della rondine, quella rondine estrema che di aprile fa
un capolavoro di passione e di ardimento, un veloce assalto
dal cuore profondo della vita, quella voce con cui ci raccoglie
e ci conduce in alto, nelle braccia di un enigmatico abbandono.

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Validi motivi di rallegramento

Ma se ci fosse un dio accigliato e incline alla vendetta, amante
degli effetti speciali e dei miracoli, non credete 
che accenderebbe qualche lampadina, prenderebbe 
a calci, sulla pubblica via, un cardinale?  si trastullerebbe
nel tiro a segno sui preti, ci mostrerebbe come si fa un film, come si scrive
un libro, inventerebbe colori nuovi per la collezione autunno inverno,
ma se ci fosse un dio perché pagare sugli autobus? abbiamo tutti avuto un amico
immaginario, se ci fosse un dio correrebbe a mettere gli accenti giusti, 
disporre le virgole in maniera adeguata, dirmi che la primavera 
porta le ciliegie, a spedirmi cartoline con scritte oscene, a parlarmi di donne, 
a bere insieme una birra, aspettando che si oscuri il cielo,
oppure a camminare sui prati dandoci del tu come vecchi amici,
ma tutto questo non ci è stato dato in dono, e allora
continueremo a ruotare intorno al sole, a seguire il succedersi
delle maree, a nascere e morire cercando un senso, una risposta, 
e rallegrarci dell’indifferenza, di un’assenza che ha il sapore di una beffa.

Paolo Polvani

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daniel bilmes

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