IL VENTO DAI CAPELLI – Paolo Polvani: note di lettura a “La balena” di Giorgia Monti

fei leen- in un mare di nuvole l’azzurro è una balena che affiora

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Ogni libro di poesie custodisce un suo passaggio segreto, un varco, nascosto dentro un verso, o nel titolo, o all’interno di una ripartizione. A volte misterioso persino per l’autore. Basta oltrepassarlo e il panorama si distende, si offre con chiarezza, ogni cosa con maggior nitidezza si dispiega. Individuare questo varco non sempre è facile, occorre compulsare i versi, interrogare ogni singola parola, tastare dappertutto, manipolare quel complesso sistema alchemico che fa della lettura un confronto nel quale si prendono le misure, ci si studia, fino al magico trasformarsi in un vero incontro, una compenetrazione tra versi e lettore.
Attraversare la raccolta poetica La balena, di Giorgia Monti, è entrare in una folata di vento buono, tutto ha sapore d’aria e di libertà, fin dalle poesie iniziali, che pure ispirano una soffice calma e non sanno di possedere tutte le qualità del vento.
La prima sezione ha per titolo La matta, ed è a mio parere bella come una libera danza, e mi piace tornarci più volte, perché il vento buono ha la capacità di vivificare, di rendere nitide le cose, di regalare gioia ed energia, di far vibrare insieme ai versi e di accendere quella misteriosa scintilla che spinge a scrivere.
Qualcuno ha scritto che una poesia funziona se fa nascere la voglia di scrivere un’altra poesia. Nella raccolta di Giorgia ogni verso è una scia luminosa che accende il desiderio.
Una ventata d’aria nuova arriva quando si ha un amore giovane apparecchiato come la Pasqua, bello come una notte brizzolata di stelle e vento lucido. E poi a bruciapelo arriva questo verso che vale oro, un verso prezioso e come il vento inafferrabile: “Fu la gioventù a fare il suo dovere”.

Tu stavi liquido
dietro al velo delle morbide tende.
Insieme si tremava
del soffio beato di un sogno preciso
e io ero nei petali
di un papavero albino.

A quale più nobile funzione può aspirare la poesia se non quella di proporsi come il soffio beato di un sogno preciso?
Nel risvolto di copertina la foto di Giorgia ne mette in evidenza il fascino e la sua capigliatura potrebbe essere un riassunto di tutto il libro, guardando i suoi capelli il panorama dei versi si offre nella sua lucida complessità, e rivela una intima coincidenza, una perfetta aderenza tra il suo dettato e la persona. E come una folgorazione, una subitanea illuminazione, si individua il verso varco del libro: “…e io mi srotolavo dietro ai miei capelli”.
E i versi si srotolano secondo una felice e magica anarchia, come realizzazione di una perfetta idea di indipendenza, a partire da quella iniziale litania dove -“disobbedisco alle pietre, ai passi, ai libri, ai muri, ai tetti”-, costituisce già dalla disposizione un manifesto programmatico di stile e di direzione, è nei fatti una poesia disobbediente, caratterizzata da un potente indice di personalizzazione e tuttavia molto flessibile, non aderente a nessun precostituito canone, ogni poesia si materializza sulla base di una scelta originale.
I versi sprigionano la bellezza essenziale di questa raccolta, quel collante magnetico che lega le parole, quella disposizione creativa che attiva l’energia della poesia: Nelle attese / mi disponevo alla paura come a una grazia.
In questo libero vento trovano posto tutti gli sguardi che si posano sul mondo, sulle sue contraddizioni, sulle piaghe aperte delle ingiustizie, sulle lacerazioni, sulla banale crudeltà della guerra, sulla violenza domestica.
Un libro ricco di domande, secondo una giusta tradizione che fa della poesia non un luogo di risposte definitive ma un palcoscenico affacciato sulla ricerca di un senso e spalancato dentro una bocca che domanda: Avete cantato / voi che avete visto? e più avanti: Cos’ha visto il maestro? Cos’ha visto? e infine la domanda più angosciata e angosciante: Padre, come si fa / a pungere una rosa?
Nella prefazione Serena Piccoli s’interroga sul messaggio implicito nel titolo La balena e scrive: “Uno stato d’animo, una meta, luogo intimo a volte raggiunto e goduto, seppure per poco”.
Illuminanti risultano questi versi: La balena è grande / naviga in cielo / e s’inghiotte le nuvole.
La grande balena dell’immaginazione che naviga nel cielo, quel favoloso riscatto rappresentato dalla poesia che si prende la libertà di restituire un mondo che pur somigliando al nostro ne cambia i connotati, ne inventa un altro, divergente e divertente, immaginifico, apre lo spazio al sogno di indovinarne uno dove il vento nasce dai capelli e ci veste di nuovo.

Paolo Polvani

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fei leen- il pianeta azzurro

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 Da La balena, testo di Giorgia Monti.

 

Rifugio per il tuono

Che lingua parla il blu?
Quale alfabeto produce il turchese?
Di quale eco si nutre l’azzurro?
E la trasparenza, che cosa tace?

Enumerami i piedi,
fanne porzione di gioco.
Disseziona le fasi del niente,
che sia comando per il dopo.

Ho una mente assolata,
rifugio per il tuono.
Dopotutto, credo che riposerò.
Non cerco che una parola,
in fondo.

 

 

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La balena - Giorgia Monti - copertina

Giorgia Monti, La balena– Cicorivolta edizioni 2020

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Giorgia Monti è nata a Forlì il primo ottobre del 1968, città dove tuttora vive e lavora. Sente la scrittura come urgenza di verità e la pratica nelle forme brevi di racconto e poesia.
Tra il 1996 e il 2006 partecipa ad alcuni concorsi letterari conseguendo importanti riconoscimenti. I suoi testi vengono pubblicati in antologie dedicate. Tra questi, il racconto “Uno” selezionato dalla casa editrice Cicorivolta Edizioni.
Nel febbraio 2012 esce, per il medesimo editore, “Che razza di mondo”, la sua prima silloge poetica. Per Cicorivolta svolge saltuariamente opera di editing.
Sempre nel 2012 è fondatrice del gruppo di scrittura “Colare Parole” di cui a dicembre 2014 esce, a cura dell’agenzia di comunicazione Casa Walden, il volume collettivo “Giri di parole – mappe emotive della Forlì che scrive”, lavoro dedicato alla città.
Nel 2013 collabora con la Cooperativa Sociale Lamberto Valli contribuendo alla realizzazione del catalogo intitolato “Tessere il mosaico” con 9 poesie brevi ispirate ai batik realizzati dagli artisti.
A dicembre 2014, su richiesta dell’Associazione Culturale Regnoli 41, scrive le 26 poesie brevi che accompagneranno per un anno le opere della terza edizione di Galleria a Cielo Aperto per la direzione artistica di Luigi Impieri, progetto patrocinato dal Comune di Forlì.
Due sue poesie sono incluse nelle antologie “Voci dell’aria” e “La pace è in fiamme” a cura di Federica Galetto, Gabriella Gianfelici e Simonetta Sambiase per l’Associazione Culturale Exosphere PoesiArtEventi di Reggio Emilia.
Dal 2009 è inoltre titolare di numerosi laboratori di scrittura creativa in collaborazione con diverse realtà associazionistiche del suo territorio, nonché parte attiva in svariati eventi culturali e reading.
E’ di quest’anno la partecipazione al cortometraggio, del tutto amatoriale, “Contro la poesia” ironica riflessione sugli stereotipi che affliggono la poesia, ideato e condotto dell’amica e scrittrice Serena Piccoli. Qui il link dell’anteprima: https://www.youtube.com/watch?v=GpxLcB2qVRk

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