CAMBIARE…diceva la voce- Per frammenti. Testi di Vittoria Ravagli

ömer agam

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In questo luogo isolato  in cui vivo, ancora più chiuso in questi mesi, quasi una fortezza di cielo e di bosco, ho vissuto l’isolamento totale come un passaggio, un segnale, un avvertimento a me, a tutte e a tutti. 

Cambiare”, diceva la voce. “Fermarsi e capire, cambiare strada, diventare consapevoli.

Lo dicevano la terra, il cielo, il sole e la luna. E il  mare.
E’ nato lo sgomento in me, una paura sottile, un sentirsi in bilico su qualcosa di insicuro, fragile, in disgregazione.
I vecchi sacrificati. Le file di morti soli. Sepolti soli.
E  l’accalcarsi indecente di voci a disgregare, a negarsi l’un l’altra, ad impaurire.

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Siamo perduti”, sembravano dire in silenzio uomini e donne accerchiati, sommersi nel dolore. Alla fine a tenere la mano di chi moriva al posto delle madri, dei padri , dei figli e delle figlie. Gli operatori in bianco, loro stessi indifesi, senza mezzi di prevenzione.

Macigni sul cuore

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Convivo con la paura, come tante e tanti. Qui si sente molto anche nel vento della sera che porta i canti felici degli uccelli, ma anche un  brivido sottile che non conoscevo e che attraversa la valle.

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Ho letto molto in questi mesi, anche per sottrarmi alla informazione spesso dannosa da cui siamo state/i bombardate/i in modo ossessivo.

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victoria siemer

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Mi è restata nella mente una poesia  e la leggo e rileggo. L’ha scritta Silvia Secco e dice: 

Le nostre mani piene di fiori sorelle mie,
queste mie piene, dai profondissimi fiordi 
dove mai le porteremo, a quali solitudini 
di tombe. Quando ero bambina 
mi insegnaste – quando se ne andarono –
come si carezzano i capelli, come si mettono 
le calze ai loro piedi così chiarissimi nella malinconia 
dei passi e come piangono verso l’esterno
se ricordano che sostenevano, reggevano l’intero.
Nella conta dei mancati qui, anche le mani 
sono niente e non si levano, non servono
a curare gli occhi, allacciare i rosari, mettere i segreti
nei messaggi fra le mani immobili dei cari. 
Nella conta dei morti qui si praticano i numeri
sentite: scendono i rumori delle stanze nei cortili
di stoviglie, dei televisori. Per la prima volta
mettono a silenzio, per la prima volta nella storia
mettono a tacere i canti.

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Ora ci mancano le voci dei bambini, di ragazze e ragazzi, il loro passare nelle strade e nelle piazze con cartelli e disegni, con musiche e canti. Il loro richiamo al rispetto di madre terra, le richieste di maggiore giustizia sociale, di sorellanza, di solidarietà, di accoglienza.

Quando tornerete voi  io sarò di nuovo felice, sicura che darete forza al domani, al cambiamento vero. Che insegnerete con le vostre voci  sincere, a vivere e a decidere con maggiore saggezza.  E questi mesi ed il dolore  non saranno stati inutili.

 

Vittoria Ravagli- 21 giugno 2020

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victoria siemer

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