A CAVALLO DEL PROGRESSO CON IL CORAGGIO DELLA PAURA- Vittoria Ravagli presenta Maria Iattoni

federica galli

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Maria Iattoni ha qualche anno più di me, che già ne ho tanti.  Il suo essere anziana, con una vita alle spalle complessa e difficile, una salute piuttosto precaria e poca mobilità, non le ha tolto l’ironia,  il desiderio di vivere, di scrivere, di coltivare amicizie.
Proviene da una famiglia molto numerosa, ha fatto l’infermiera. Dopo un grave incidente, che le ha provocato danni fisici permanenti, ha trovato interesse e piacere nel coltivare l’amore per la scrittura, in particolare per la poesia. Maria è molto conosciuta e stimata.  Frequenta – quando riesce – “La Fattoria”: un importante Circolo Arci di Bologna, che porta linfa alla poesia.
La ricordo in prima fila nel teatro di Sasso Marconi tantissimi anni fa, quando organizzammo uno degli incontri per il Premio Giorgi. Forse fu lì che nacque la nostra amicizia. Ha vinto e vince tanti premi, di cui è giustamente orgogliosa.
Di questo periodo legato alla pandemia, ha scritto alcune righe che mi sono sembrate interessanti e vere, nella loro semplicità. Sfuggo le troppe parole. Le sue, che seguono,  mi hanno fatto pensare. Grazie Maria.

Vittoria Ravagli

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federica galli

 

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A cavallo del progresso con il coraggio della paura

Eccolo, questo sentimento universale che finalmente prende corpo e forma, la paura.
Paura del “coronavirus”. Forti e sicuri come ci credevamo, eccoci fragili e spaventati con la mascherina fino al naso e non è più carnevale. Con il coraggio della paura, appunto, a cercare la “prudenza” che avevamo quasi volontariamente, lasciata cadere e perduta, dal cavallo veloce cui stavamo in sella, verso l’olimpo. Indifferenti ai nonni che tanto si erano raccomandati: – Andate piano e siate prudenti…- A cavallo di questo progresso, avremmo raggiunto l’apice di quella costruzione che avevamo innalzato sulle radici degli alberi che tagliammo…. Poveri  di mente…
Quante volte mamma, tornando, scalza, dal fiume dove aveva lavato i panni, ci sgridava perché avevamo rovesciato la tinozza dell’acqua che scaldava al sole, per lavarci i piedi e noi, otto guittarelli, sgaiattolare per evitare la bacchettina sulle culatte. Com’è volato il tempo!
Sempre a cavallo di quel progresso che lasciò cadere la prudenza fino a quando, vistosi impossibilitato a raggiungere quella vetta aspirata, iniziò a sentirne la mancanza… L’eco persino dei bombardamenti ritorna, con gli scoppi ravvicinati e il volo di pezzi d’uomo, una gamba, un braccio, un occhio, noi nostro padre…. Non c’erano le informazioni radio e tv. Tanti mesi di Resistenza fra lamenti dei nostri che morivano e risate di tedeschi che gioivano… Ben peggio di queste settimane di quarantena virus, sempre al “batocchio” informativo che spaventa anche di più, dando i numeri. Che fosse meglio il silenzio? Lavarsi le mani e stare lontani l’uno dall’altro…. Già al tempo della t.b.c. della poliomielite…
Si era arrivati all’isolamento e alla vaccinazione. Il famoso “vaiolo”di cui portiamo al braccio le tre cicatrici, almeno i non più giovani come me. Convinti di poter continuare a correre sul famoso progresso. Invece ci ha fermati al tempo di pensare.
Questo “bestiolino” scolarizzato chissà in quale università, gioca a nascondino con grandi studiosi, i piedi nella fossa, spesso dichiarati perdenti.
La paura continua “ballerina” più che mai, in ogni casa, in ogni Ospedale, in ogni tempo, sempre più esperta. Paragonarla alla guerra mi sembra improprio ma temo anch’io che la storia non ci abbia insegnato niente se non la forza di dimenticare.
Del resto anch’io a “spasso” fra dolori incombenti, ricordi indelebili, paura costante…
Torno con la certezza di chiamarmi Maria e la paura di dimenticarlo.  

Maria Iattoni – aprile 2020 

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