TRASMISSIONI DAL FARO- Anna Maria Farabbi: a proposito di “Non è successo niente” di Victor Cavallo

giancarlo bartolini- faro mangiabarche- isola sant’antioco, calasetta

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Victor Cavallo ovvero Vittorio Vitolo, nato a Roma, alla Garbatella, nel 1947. Massimo De Feo scrive la prefazione di questa antologia di poesie, scritture, trascritte da fogli, scontrini, biglietti del tram. Una certa indecifrabilità della sua grafia ha obbligato a spazi vuoti, interrompendo il flusso del significato.

Attore in ben oltre 60 film tra cinema e tv, con Bernardo Bertolucci, Giuseppe Tornatore, Felice Farina, Francesca Archibugi, Carola Spadoni, Franco Rea, Francesca Nuti e molti altri. Recitò in teatro con Perlini. Inutile che qui proceda con la biografia e con il suo tracciato artistico, facilmente reperibile in rete. 

Ho conosciuto personalmente Victor il 17 Luglio 1999 al Festival dei poeti nel teatro romano di Ostia Antica, a vent’anni di distanza dal mitico Festival Internazionale dei Poeti tenutosi a Castel Porziano. Al mio fianco c’erano Paola Febbraro e Alberto Toni, due amici cari presenti a me, oggi scomparsi.

Paola Febbraro è stata molto vicina a Victor, in amicizia e in arte, tanto da occuparsi della sua poesia. Fu la curatrice della prima antologia sinfonia di poesia postuma di Victor, dal titolo Ecchime, uscito per Stampa Alternativa nel 2003, a tre anni dalla sua morte.  Un lavoro massacrante, che Paola portò avanti assumendosi responsabilità di raccolta e scelta di testi. Me ne parlava al telefono, in email, in lettere. Splendido il suo gesto nel mettere all’interno del libro la partecipazione alla vita di Victor, alla sua arte, luoghi e persone a lui affini, tra cui me. Vale la pena citare: il silenzio di Piazza Bernini e il trenino per Ostia. 

Il 22 Novembre 2003, nello stesso anno dell’uscita dell’antologia, invitai Paola a presentare l’opera al Laboratorio Teatro Orvieto nella sezione da me curata, Parola Scritta Parola Sonora, per la stagione di Venti Ascensionali diretta da Massimo Achilli. Paola era fragilissima, molto provata, emozionata. Fu io a portare quella sera sul palcoscenico la poesia Victor. Credendoci pienamente. 

Le prime poesie di Victor furono pubblicate nella Guida Poetica Italiana curata da Robertino De Angelis. Altro poeta che mi è molto caro, più volte ospitato a casa mia assieme a Paola Febbraro.

Massimo De Feo firmava nel 2003 l’introduzione a Ecchime così come apre Non è successo niente, in un intervento agile, partecipe, efficace e sintetico. 

Accolgo quest’opera con molta gratitudine perché rimette in campo la voce di una genialità poetica indiscutibile e riporta un tempo romano vivissimo nelle sue turbolenze (per dirla con una parola cara a Febbraro), e nelle sue connessioni, nei suoi fertili incontri… di cui faccio un solo nome per tutti: Elio Pagliarani. Elogio ancora una volta la piccola editoria che si assume il costo e la preziosità di pubblicare, sostenendo come al solito una via artistica eccentrica, fuori dal centro, eversiva, eretica, fuori dal canone.

Tuttavia, nell’opera, avrei voluto un nome e cognome responsabile del progetto di curatela e la narrazione del lavoro. Anche l’indicazione di varianti trovate che tornano e si innestano nei versi di Cavallo.

Ciò che mi ha folgorato nella poesia di Cavallo è sempre stata l’ irriverente libertà di svincolarsi da ogni forma abituata nel concepire la parola e la versificazione, creando un ritmo potente, un impasto lessicale e sintattico personalissimo. Il tragico esistenziale fa improvvisamente una capriola divenendo infantilmente gioioso e recuperando vita. Un furore di parabole, che passano i registri dell’ira, della disperazione, del desiderio, della tenerezza dolcissima. Una scrittura che assorbe l’oralità e al tempo stesso saetta in sintesi vertiginose, limpide. Ogni cosa della vita è degna di essere cantata, non ci sono parole che non possono entrare in poesia. E’ proprio il tutto che entra e si spalanca.  

Cavallo è un artista intero. Vivere la sua poesia è incontrare l’interezza della sua persona.  Studiarla, goderla, offrirla a voce ridistribuendola, fa bene non soltanto per la sua qualità, ma perché in un certo senso igienizza un mondo letterario inquinato, autoreferenziale, invaghito di sé stesso e della propria posizione nelle classifiche accreditate. 

 

Incontro a Castelporziano  

Mia cara fica

lucciola lanterna cicala stella nuvola sogno papavero orzata

fica

ti scrivo dalla garbatella dove passeggiavo con una maglietta

gialla e il cielo era pieno di rondini. Ma era verso sera e

all’epoca della prospettiva Nevskji.

Mia adorata sono stanco e ho bisogno dei tuoi capelli

e delle canzoni dell’estate 1979 e in di una campagna acquisti

che mi ridia speranze di coppa Uefa.

Com’era atroce l’inverno sull’orlo della serie B!

Mia cara fica

non credo a niente

i prezzi del pane e del latte sono troppo alti

e il campo di bocce del forlanini è pieno d’immondizia

e i giardini di piazza S. Eurosia pieni di vetri rotti e cacche di volpini

E tutti gli stronzi in giro

e lisa gattoni che m’ignora

e la rivoluzione che bestemmia sulla pista assolata del rock and roll.

ti amo. E se tu non me la arai mi ucciderò con una overdose.

I can get no satisfaction

e sono io nel merdoso cimitero degli specchi

a vegliare la fica in equilibrio tra le stronzate

io tra gli stanchi bagnanti notturno che recitano michelangelo

e le pompinare americane che mordono i gondolieri

e l’1 a 0 di trevor francis al bar della fenice e gli angeli

e questo angolo di piscio dove m’inculo il mondo.

Mia cara fica

Spero di incontrarti sulla spiaggia di castel porziano.

io ti incontrerò perché tu emani luce ultrarealistica

e tu mi riconoscerai perché indosserò profonde occhiaie e

una collanina azzurra. Fuggiremo lontan dal vietnam

verso la divina pietralata. Verso la tuscolana pazza e disparata.

 

Pubblicata su Quotidiano di Poesia n.1 1979. 

 

Ha sempre galoppato più veloce del successo che lo inseguiva, indisponibile a farsi incastrare in comode rendite di posizione, non chiudendo le parentesi, sfottendo grammatica, sintassi e buon senso così scrive Massimo De Feo. 

 Sta per finire maggio

 

Diventerà un altro mese ma non più maggio 1997

e solo ora mi dico quel famoso boh

oh mio cuore apriti come ultima rosa

respira questo profumo di cielo sparisci

voga per sempre come una rondine invisibile

carezza tutte le sise gli incubi i giardini

tra chiasso lucciole caccole (…) essi waterloschesco

                                    Essi tenero

come la gioia dura

 

Anna Maria Farabbi

 

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Note sull’autore

 

 

 

Victor Cavallo, Non è successo niente- ‘round midnight edizioni 2020

2 Comments

  1. Sai quando ti ricordi di una faccia vista una volta in un film? Oppure ti ricordi di un nome strano e ci lavori sopra con la fantasia…da ragazzetto questo era per me questo attore poeta che adesso ritrovo e riconosco. Poesia spudorata e sincera, sgarbatella…ouh, ce ne fossero.

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