PASSAGGI CON FIGURE- Elianda Cazzorla: Capita che nei due mesi di Corona

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26 febbraio 2020

… non posso far finta di quella cordicella d’inquietudine che ogni tanto mi tira il polso e porta la mano alla fronte, pensierosa, mentre continua un suono di sirena lontano e aspetto il corriere con il pacco da tre giorni. Lui lascia i messaggi del suo passaggio e io non lo vedo. Né squilla il campanello. E il pacco gira per la città. Intanto la sirena continua e si allontana. Cosa sarà? Qualcuno colpito dal Covid 19? Differenza tra paura e percezione del pericolo. Non dimenticarla. Mi ripeto. Qui a Padova: le strade sono deserte. Alle sette di sera nel quasi buio ovattato di nebbia sembra che i lampioni si siano allungati perché mancano nella via i riferimenti mobili: le auto. Non c’è uomo o donna che cammini e le luci lontane sono sospese nel vuoto. Lunedì sera, in cerca di una pizzeria, i tacchi sull’asfalto davano il ritmo al tempo fuori dal tempo di sempre. Due locali chiusi. Sarà per il turno? Dici a chi ti cammina accanto. Certo è possibile. E se non lo fosse. Hanno paura anche loro? Gli osti? Un bar davanti al Duomo, con i tavolini all’aperto ha un gruppo di giovani che ride, stravaccati sulle sedie, incuranti del silenzio e dell’umidità. Nessuna insegna accesa, nessuno che serve Spritz. Sembra di vivere in una zona di reclusione metafisica. E mi sovviene “Cecità” di Saramago e tutti i brividi che non mi hanno fatto terminare la lettura di quel romanzo distopico. Aspettiamo che muti. 

29 febbraio 2020 

Invoco la mia Vis Comica, in qualche angolo si sarà nascosta.  E chissà perché mi arriva alla mente la Battaglia di Zappolino, combattuta nel 1325, tra bolognesi e modenesi che si risolse, secondo la leggenda (e chissà come andò) con la conquista di un secchio. Uno dei più memorabili scontri della storia medioevale, per la gran quantità di fanti e cavalieri coinvolti, più di 40 mila uomini si risolse con la conquista di un secchio. Repetita iuvant. La confusione fu tale che a un certo punto i cavalieri bolognesi, non avendo spazio di manovra in campo, per il gran numero di fanti del loro stesso esercito, inciamparono tra di loro. Una caduta collettiva. I modenesi, che nel frattempo avevano distrutto diversi castelli e si sentivano vincitori, si accamparono davanti alle porte di Bologna e si diedero a feste e giostre. Forse non se la sentivano di attaccare. Nella confusione generale, riuscirono a rubare un secchio ai bolognesi e a portarlo in trionfo. Il memorabile bottino di guerra fu incatenato è messo in trono nella Torre della Ghirlandina nella città di Modena. Alessandro Tassoni narrò in versi tragicomici “La secchia rapita” la battaglia di Zappolino. 

Nell’ultimo giorno di un mese bisestile nel 2020 cosa vedo? Tre eserciti in una battaglia in cui governa Regina Confusione. Del resto, lo abbiamo appena visto, è sempre lei che governa in tutte le battaglie. I tre eserciti sono: Corona Virus, Corona Politicus e Corona Tamponis. I Corona Virus hanno i super poteri, sono invisibili e moltiplicabili. Puntini rossi, leggeri e micidiali, in continua metamorfosi. I Corona Politicus hanno un solo condottiero a comando, ma i governatori di regione provano a togliergli la scena, attualmente è in auge quello dai mille topi in testa in movimento circolare, con un seguito di fanti Verdi in mascherina, in movimento ondulatorio. Ed è un continuo e vano spostarsi d’onde e circoli. Mentre il Corona Tamponis continua la sua battaglia con la disposizione a ventaglio di provette e tamponi per colpire ai fianchi il nemico, convinto che la conquista della “Bacchetta rapita” sia il bene supremo. Rapita a chi? Sicuramente all’ignoranza. Mentre il popolo attende la soluzione degli scontri e si sente sempre più in gabbia… che fa uno dei governatori del Corona Politicus? Schiocca colpi a vanvera, dice che ha visto un popolo lontano e orientale mangiare “Topo vivi”. Poi s’accorge della gaffe, s’inchina e si ritira. Ricomparirà con qualche altra sciabolata. Tra trecento anni qualcuno scriverà, il poema della “Bacchetta rapita.” E ci sarà da ridere.

Cosa porteranno in trofeo i vincitori della battaglia del duemila e venti che non ha nulla di medioevale, ma è ancora governata da Regina Confusione? Non si sa. Siamo nelle mani dell’esercito Corona. Corona Politicus e Corona Tamponis non possono far altro che allearsi: scienza e politica assieme. Altrimenti morte.

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8 marzo 2020

Sarà l’ultima passeggiata in bici lungo il fiume? Me lo chiedo perché Padova dichiarata zona rossa non è presa sul serio dai suoi cittadini. Padova la Rossa è in metamorfosi cromatica. E affolla gli argini. Migliaia a spasso con cani, bimbi e bici per sentirsi parte di un tutto. Sentirsi Verdi con l’erba che brilla al sole. Non c’è da esagerare. Perché Padova la Rossa diventa Vermiglia con l’Aperol nei bicchieri, i tavolini pieni di gente e un’infinita spensieratezza. Troppo vicini. Troppo uniti. Troppo infettabili.

Così si vince la paura o si favorisce l’incoronamento collettivo? 

 

15 marzo 2020 

Quarta domenica dall’allerta codivid, in Veneto, terza domenica di marzo, seconda domenica chiusi in casa con il sole crudele che fuori dà luce all’erba nuova. Brillante. Leggo in maniera disordinata, saltabeccante, ogni riga mi sembra senza senso. Vivo in una realtà non realtà in questa bolla distopica. Mi pare di non concludere nulla.  Continuo a pulire i pavimenti, a disinfettare i piani, a far biscotti. “Speriamo di diventare degni di quel che accade”. ( Gilles Deleuze)

26 marzo 2020

Sprizzy è sul divano tra le stoffe che modello tra i cuscini. Voglio cambiare d’abito il divano. Il tempo c’è e la macchina per cucire, anche. Sono andata a cercarla in cantina, l’ultima a usarla, nonna. Trent’anni fa o forse più. Dispongo di un jersey bluette del tempo in cui ballavo flamenco, avanzato per le balze, di un pantalone turco, di una vacanza in Grecia, celeste in seta, e di un lungo sari indiano arancione con rombetti blue. Sono colori vivi, per questo tempo morto. Sprizzy dal divano mi manda il suo occhietto interrogativo.

“Quando la smettono le sirene?”
“Quando ti vedrò meno triste?”
“Quando finisce questa storia?”

Una sola risposta Sprizzy:

“Vorrei il mare infinito senza orizzonti e senza salvagenti di nessun tipo. Non chiedermi perché? So che questo perimetro di casa è limitato. Tu mi chiedi tempo, io rispondo spazio.

27 marzo 2020

Rimarrà memorabile la ieratica figura in Piazza San Pietro sotto la pioggia inclemente del Papa Solo. La preghiera di un uomo che pare avere perso tutta la sua santità e incoraggia la grande comunità di credenti e non credenti con la sua invocazione al cielo. Tutti chiusi in casa e il cero s’accende nelle migliaia di televisori delle migliaia di case di Venerdì Santo. Vale la pena ripeterlo con Matteo 6,34: “ Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.” 

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30 marzo 2020

Oggi Sprizzy vuole giocare. Approfitta del mio raptus da pulizia profonda per saltare sullo sgabello che è sul davanzale, per il totale sgombro del pavimento. Sprizzy l’attraversa. L’annusa. Si struscia. Si pianta a quattro zampe su per nuovi punti di esplorazione dall’alto, anche se sono solo cinquanta centimetri in più. E poi scende e poi risale. In lontananza l’abbaiare di un cane e la rincorsa del vento tra i rami, la distrae. 

Intanto le mie mani sempre più screpolate, stringono lo straccio che schiuma Lysoform, perché il mocio Vileda non è detto che pulisca bene, ma proprio bene come riescono a fare le mani, lì negli interstizi dove può annidarsi. Ma si annida?
Certezze, dubbi e raptus da Corona.

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31 marzo 2020

Capita che non ti sopporti più. Ora vuoi uscire, ora vuoi entrare. Mangi qualche crocchetta. Balzi sul tavolo. Ritorni alla finestra. Miagoli. Apro la finestra. Vuoi uscire per annusare qualche filo d’erba. Guardarti attorno circospetta. Ti fermi. Le orecchie ti girano la testa. È la presenza di Nina in giardino? Poi alzi lo sguardo al cielo, l’ombra di un merlo ti distrae, mentre lei abbaia e abbaia. E tu che fai? Rincorri il merlo? Vai verso Nina? Macché! Un tempo, sì. Solo l’indecisione della scelta ti avrebbe portato di qua o di là. Invece ora rimbalzi sul davanzale. Di nuovo! E vuoi entrare. E vuoi che io stia a tuo servizio. No, cara resta lì! La pazienza ha un limite. Continua a suonare il campanello della zanzariera. Oggi non ti sopporto. La pazienza ha un limite. O dentro o fuori! E che fai? Cavolo che fai? Non posso farti un video. Se no come scrivo? Ho le prove. I frammenti di foglie. E un bocciolo del ciclamino rosso. I morsi, i tuoi taglienti dentini, di gatta nervosa, sanno come farmi aprire la finestra. E lo faccio per non diventare testimone di una strage in diretta di un vaso sul davanzale per pura vendetta traversa, mentre aspetto come tutti che l’invisibile diventi rintracciabile.

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3 aprile 2020

Anche oggi è nervosetta. Batte la coda come mio nonno batteva le dita sul tavolo. Ritmo uno due tre. Pausa Uno due tre. Pausa. Mio nonno meditava. Sprizzy medita? O ascolta le parole della nuova circolare che di lei non parlano. E per fortuna! I cani e i bambini a passeggio. Concesso. I gatti come gli uccelli sono liberi. Ma lei perché batte la coda guardando attraverso i vetri? Cosa vede che io non vedo

4 aprile 2020

Chiusa nel suo silenzio, il muso nel piumino, nessun movimento. La chiami e non si volta. La chiami. Resta Immobile. Né un miagolio né un saltello. Solo ciambella di gatto. Sprizzy è sabato! Che dici andiamo a fare i biscotti con il cremore di tartaro? Come li faceva nonna, con una punta di bicarbonato? Dai, dai un bel salto! Fai No. No. Con la testa. Mi dici che non va bene! O mamma mia, non ti permettere sai. Rischi il linciaggio, micia ribelle! Devi dire: andrà tutto bene. Ripeti con me. Andrà tutto bene e disegna un bell’arcobaleno. Oh! Mi vuoi rispondere!

12 aprile 2020

Ecco un bel colpo di reni per un tuffo memorabile. Un gruppo di novanta persone, di quasi tutte le regioni d’Italia, legge il “Gabbiano di Jonathan Livigston”.  E io sono nel coro di voci diverse, di uomini e donne che assieme donano la voce e il tempo a chi soffre e non può leggere. In cambio? Un qualsiasi contributo per la Croce Rossa di Brescia. Ci coordina il regista Stefano Fanzutti, che nei giorni precedenti la Pasqua monta le musiche, i disegni e le voci. Un lavoro complesso e lungo, lui lo fa con tutta la dedizione che chiede il teatro e il desiderio di solidarietà. Caricate le tre parti in yuotube. Vediamo quel che succede.

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18 aprile 2020


Stamattina, alle 10:30, in piazzale Cuoco per accedere al mercatino rionale c’era una fila lunga cinquanta mascherati con piedi in asse movente lento. La faccio non la faccio? Mi sono chiesta, con quella indecisione di chi in tempi di Corona non sa mai che fare. Eppure si muove il brucone. Aspetto e compro la verdura a km zero? O vado via? Dopo aver superato i duecento metri da casa mia in bici. Attraversato il ponte bianco e svoltato davanti al Porto Astra. Chiuso e barricato. Povero Cinema… E io che fo’? Aspetto o Vo’. Che fai? Non pronunciare il nome del focolaio invano che ieri fu e oggi è la novella del non si sa. Aspetto. E sotto il sole, si muove il brucone. Dai! Non è tanto lento. Mi dico. Si può. E cammina e cammina, non è persa la mattina, quando arrivo davanti alle transenne ci sono le donzelle che t’infilano i guanti, ti dicono, mi raccomando non vada dai rivenditori con gente in fila. Il tutto con un sorriso negli occhi perché la bocca non c’è, è dentro la mascherina. Ma d’un tratto, ma proprio un tratto, scorgi un auto a centro piazza, il cofano è aperto! È nuova lucida brillante. Non può essere portatrice di sventura e poi c’è il sole! Ti avvicini piano e scorgi dentro cassette di buste bianche piene… Osservi meglio e vedi due bottiglie ai lati delle ruote. Ma cos’è? Cosa può essere? Le maschere nascondono i sorrisi. Si capisce poco. E piano piano attorno all’auto si crea un cerchio largo e largo e un signore inizia a parlare e dice che loro sono i volontari che proteggono la piazza. Sono quelli di Padova Capitale. Quelli che prendono la spesa sospesa per le famiglie del quartiere e l’auto nuova, donata da Ferri, va per la distribuzione dei viveri nelle case. E vogliono fare un brindisi. Sì. Evviva! E allora tu resti senza parole e ti ricordi quando due sabati fa, sei arrivata in piazza e non c’era nessuno. Solo il banco del pesce. Tutti quanti spariti e t’aveva preso lo sconforto. Tutte le statuine con la borsa della spesa, la smorfia dietro la maschera e l’interrogativo riccio sul capo. Che succede? Dov’è il banco del pane? E quello delle erbe officinali, il cicorino e gli asparagi? Dov’è il mio omino del cavolo nero? Il macellaio. Nessuno. Quando finirà questa pandemia? 

E oggi, di nuovo la piazza con i tendoni verdi della CIA. James Bond non c’era stamattina. Chissà dove s’è perso? Ma tanta buona volontà ed euforia per una piccola ripresa, anche se con le transenne e il nastro bianco e rosso attorno ai banchi dei venditori ambulanti e quello giallo e nero per terra. E la lunga fila. Questa sì, è Padova bella! 

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25 aprile 2020

Non ci sarà nessun festeggiamento per il 25 aprile.  Gli assembramenti sono pericolosi. I morti non cessano. Ma i bolognesi, del  “Pratello” hanno reagito in modo originale. Dar valore alla presenza attraverso il proprio sembiante fermato nei portici a Bologna, lì dove ci sarebbe stata la manifestazione vengono attaccate con il nastro adesivo i visi in bianco e nero e a colori di chi ci sarebbe andato. Donna, uomo, bambino, giovane. Quattrocento cinquanta scatti, leggo da Repubblica, sono arrivati e altri possono essere aggiunti. Quelli del “Pratello” sanno che la presenza digitale è diventata reale nella quotidianità del codivid. Ed è valore anche questo.

 Elianda Cazzorla

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