FINESTRE: IL BRASILE CHE VEDO- Elisabetta Chiacchella: La finestra di Querida, a Barra

elisabetta chiacchella-parete dei rosari da querida

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La pioggia è stata devastante: ha fatto danni soprattutto nello stato di Minas Gerais. Le immagini dei crateri aperti nelle strade, delle case sventrate, delle decine di morti e delle persone sfollate nelle scuole, che ringraziano Dio per aver avuto salva la vita, fanno il grosso del racconto nei media nazionali.
Con il mio amico professore ci siamo spostati nello stato del Mato Grosso, a Barra do Garças, dove vive sua madre Querida. Lì la televisione è quasi sempre accesa, perché la mamma passa dal seguire la messa, trasmessa al mattino da São Paulo, ai notiziari e alle novelas del pomeriggio/sera. Quindi le informazioni sono il cuore dei nostri quattro giorni a Barra.
Conosco Querida da parecchio tempo e ancora mi sorprende per l’allegria e la lucidità, oltre che per le tante sedie dove si sdraia durante il giorno, fra pareti piene di rosari, santi, papi, immagini di Madonne. E ha tre figli, tutti atei.
Unica cosa sul muro che si distingue dalla religiosità degli altri arredi è una cornice con un diploma di cittadina barragarçense notevole, premiata per alte qualità umane dimostrate verso la comunità, che ha sostenuto in mille forme.
La nostra conversazione di anno in anno immagazzina nuovi temi e quando ci salutiamo la sera ogni volta ci diamo un bacio grande, quasi da novela das nove (la più vista, perché viene dopo il telegiornale).
Quest’anno l’argomento in più che affrontiamo è il fatto che ogni sera arriva suo figlio José e l’attacca per dieci minuti alla bombola d’ossigeno, per farla dormire senza affanno, dopo una polmonite che l’anno passato l’aveva tenuta in ospedale sotto Natale.
Allora io le chiedo se è dipendente dall’ossigeno, e lei con logica cristallina mi risponde che tutti lo siamo, no?
Io, ridendo di gusto, mi rendo conto di quanto le deve essere sembrata assurda la mia domanda. Penso anche che ha proprio ragione lei: io da europea tendenzialmente lamentosa valuto sempre le carenze individuali, mentre lei da brasiliana grata e riconoscente vede subito la semplicità unificante. Proprio bello..

elisabetta chiacchella- acque calde a barra

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Quando non stiamo con lei, ce ne andiamo a fare il bagno alle acque calde (aguas quentes), che qui sono pubbliche e costano circa un euro a persona (cinco reais). Immerse nella natura tropicale, sono uno spettacolo indicibile, e alla portata di ognuno.
Così i corpi del popolo brasiliano, di tutti i colori, forme, peso, età, si muovono fuori e dentro le piscine deliziose. C’è pure una vasca lunga, stretta e sinuosa dove si può fare il morto, e si viene trasportati dalla corrente senza muovere un dito: è il fiume della pigrizia (rio da preguiça) che scorre sotto maestosi alberi di mango e piante di ogni varietà.
Questo argomento del popolo brasiliano e dei corpi con le loro forme come esempio di ricchezza e diversità si trova nei saggi di Gilberto Freire e Darcy Ribeiro, studiosi che sono un riferimento sicuro; me ne consiglia la lettura il mio amico professore, se vorrò capire davvero il concetto di povo brasileiro.

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elisabetta chiacchella-panorama sui fiumi fra goiás e mato grosso

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Un pomeriggio andiamo nella serra, in alto, a vedere la città e i due fiumi che si incontrano sotto di noi. Sono il Garças e l’Araguaia, fiume quest’ultimo che segna il confine fra lo stato di Goiás e quello del Mato Grosso. La vista è bella, ci sono un Cristo e una Madonna a proteggere la visuale e il territorio. In mezzo a tanti ripetitori di antenne e telefonia.
Chi guida sicuro la nostra macchina verso il rilievo è un maestro di capoeira, mestre Jaguar, che abilmente evita le pozzanghere e i dislivelli del terreno. Io l’avevo già incontrato in altre occasioni, quindi sono contenta che ci sia venuto a trovare, sapendo che eravamo in città. È infatti un gran parlatore, sempre in bilico tra filosofia e momentanee ispirazioni, interessante e diverso. In più si vede che ha tanto piacere di passare il tempo in compagnia del mio amico.
Disponibilissimo e felice di poter guidare felpato fra i tornanti, ci parla della sua vita nella foresta, dove ritrova la calma, il senso delle cose, la forza che poi gli permette di dedicarsi alla cura del corpo delle persone a lui affidate. Infatti, per conto del Comune, fa lezione di ginnastica anche nelle acque calde.
Invecchiando, ci spiega infervorato, la gente smette di muovere il collo, non riesce più a girarlo. Questo per lui è l’inizio del declino, perché la rigidità è il contrario della salute.
Il segreto sta nel collo, tutto nel collo, ripete più volte. E noi convinti (io addirittura quasi folgorata), gli crediamo sulla parola.

Elisabetta Chiacchella

4 thoughts on “FINESTRE: IL BRASILE CHE VEDO- Elisabetta Chiacchella: La finestra di Querida, a Barra

  1. Grazie Stefi, il desiderio è la molla necessaria. Vedremo quando sarà il tempo di riuscire a esaudirlo.

  2. Cara Prof.ssa Elisabetta ha la capacità di far vibrare le corde dei ricordi anche laddove i ricordi non ci sono ancora. Sembra di rivivere quello che ancora non si conosce; calpestare il terreno ancora non calpestato. Un testo pieno di volontà e di possibilità.

  3. Monia, il Brasile è una terra che unisce: nonostante il momento difficile che il Paese sta vivendo, è importante vedere il sogno dietro la realtà. Hai ragione tu: ci sarà la possibilità di calpestare il terreno non calpestato, di vivere quello che non si conosce. Prima o poi, sarà un desiderio che si avvera. Grazie per le tue parole.

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