TRA LA PAROLA POETICA E LA MUSICA- Sergio Pasquandrea: Così vecchio, così giovane.

john f. kennedy e bob dylan

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Qualche settimana fa, nel bel mezzo della pandemia, Bob Dylan ha rotto un lungo silenzio come autore (non pubblicava un inedito da otto anni) con “Murder Most Foul”: una canzone – o meglio, una lunghissima perorazione musicale di quasi diciassette minuti – che, parlando dell’assassinio di Kennedy, va a rimestare nel grande rimosso della cultura americana, quella colossale perdita dell’innocenza che rimane tuttora un oscuro e mai elaborato trauma collettivo.

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Murder Most Foul

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Avevo pensato di dedicare questa puntata della rubrica a quel brano, ma poi ho desistito: a parte la lunghezza, il testo è di una densità e molteplicità di significati tale da rendere la traduzione quasi impossibile, a meno di dedicare a ciascun verso una o più note esplicative. 

Allora mi sono ricordato di “My Back Pages”: che è una delle sue canzoni più famose e contiene uno dei suoi versi più celebri (“Ah, but I was so much older then, I’m younger than that now”), ma che io conobbi per la prima volta attraverso una versione jazz, realizzata da Keith Jarrett per uno dei suoi primissimi dischi da leader, “Somewhere Before” (Atlantic/Vortex, 1968).

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My Back Pages, versione di Jarrett

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“My Back Pages” uscì nel 1964 su Another Side of Bob Dylan, disco che segna la transizione dal suo primo stile, ancora legato ai modelli del folk politicamente impegnato (ai primi di quello stesso anno era uscito The Times They Are a-Changin’), verso un songwriting più maturo. In realtà, a livello musicale sembrerebbe a tutti gli effetti un pezzo del primo Dylan, basato com’è su uno scarno accompagnamento di chitarra acustica: ma il testo presenta un primo saggio di quelle metafore enigmatiche e di quell’andamento apparentemente erratico che d’ora in poi saranno una delle sue cifre distintive.

È difficile dire con precisione di che cosa parli un testo così visionario, ma si tratta senz’altro di una riflessione sull’America del tempo, vista con gli occhi di un giovane – Bob aveva all’epoca ventitré anni – che sta già rifiutando le sue “pagine passate”.

Ve la presento prima nella versione originale e poi in una bella cover di Jackson Browne e Joan Osborne.

(La traduzione è meramente indicativa, vista l’ambiguità del testo e la tendenza di Dylan a forzare la sintassi e la semantica.)

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Versione di Dylan

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Cover di Jackson Browne

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Le mie pagine passate

 

Fiamme cremisi mi attraversavano le orecchie
strotolando alte e possenti trappole
piombando in fiamme su strade brucianti
usando le mie idee come mappe
“Ci incontreremo presto sul margine” dissi
fiero sotto la fronte infervorata
ah, ma ero tanto più vecchio allora
adesso sono molto più giovane

Pregiudizi mezzo distrutti balzavano avanti
“Fate a pezzi tutto l’odio” gridai
bugie che la vita è bianca e nera 
mi parlavano nel cranio, sognai
romantiche gesta di moschettieri
in qualche modo radicate in profondità
ah, ma ero tanto più vecchio allora
adesso sono molto più giovane

Volti di ragazze formavano le strade che avanzavano
da ipocrite gelosie
al memorizzare le politiche 
della storia antica
scagliate da evangelisti cadaverici
impensate eppure in qualche modo pensate
ah, ma ero tanto più vecchio allora
adesso sono molto più giovane

La lingua di un professore autonominato
troppo seria per ingannare
vomitò che la libertà
non è altro che l’uguaglianza nelle scuole
“Uguaglianza” pronunciai la parola
come un voto matrimoniale
ah, ma ero tanto più vecchio allora
adesso sono molto più giovane

In posa da soldato, puntai la mano
ai cani bastardi che insegnano
senza temere di diventare il mio nemico
nel momento stesso in cui predico
la mia esistenza guidata da barche di confusione
ammutinamenti da poppa a prua
ah, ma ero tanto più vecchio allora
adesso sono molto più giovane

Sì, rimasi in guardia quando minacce astratte
troppo nobili per trascurarle
mi ingannarono facendomi pensare 
che avessi qualcosa da proteggere
il bene e il male, posso definirli
con chiarezza, senza dubbio, in qualche modo
ah, ma ero molto più vecchio allora
adesso sono molto più giovane

 

Sergio Pasquandrea

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bob dylan

1 Comment

  1. Tra le strade di cartesensibili per un musicofilo come me lo spiazzo di Sergio è uno dei miei preferiti. Grazie per essere stato sul pezzo, come si suol dire, con la nuova song di Dylan, ma grazie soprattutto per “My back pages” che esprime perfettamente nel testo la confusione ideologica dei nostri tempi. Questi sono giorni in cui, invece di far risuonare l’inno nazionale bisognerebbe mandare a ripetizione un altro dei miei brani preferiti, “confusion will be my epitaph”, dei King Crimson.Sarebbe meno retorico, più realistico e sincero.

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