ISTANTANEE- Anna Maria Farabbi: A proposito di “Quaranta poesie” di Michail Jur’evič Lermontov

boris kustodiev

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Ho sempre avuto molta attenzione per l’occhiello introduttivo del traduttore o della traduttrice in cui narra il suo approccio, l’officina del suo lavoro, la sua impostazione metodologica e bibliografica verso l’opera originale. Al di là delle sue premesse, di fatto chi legge può verificare fin da subito il rigore della tessitura da una lingua all’altra e, soprattutto, se  la traduzione è azione meramente tecnica oppure un vero e proprio viaggio complesso e aperto. Un viaggio, appunto, dentro cui agiscono contemporaneamente vie di conoscenza e esplorazione non solo linguistiche, ma culturali nel senso più profondo e esteso del termine, non esclusivamente all’interno della personalità dell’artista studiato, ma di tutto il mondo in cui è immerso. 

Ogni volta che Roberto Michilli si impegna nella cura e traduzione di un’opera incontra l’intero. Lo attraversa. Nessuna semplificazione, nessuna scorciatoia, nessuna tregua per la sua penna viva né per chi lo accompagna nella lettura.

Qui, Roberto Michilli compie un lavoro armonicamente multiplo, ponendo centralmente l’opera poetica di Michail Jur’evič Lermontov, lavorandola in traduzione specchiata all’originale e, nutrendola con gli infiniti confronti e approfondimenti. Questa è la magnifica unicità della sua arte d curatela e traduzione: vivere il corpo di un’opera e di un autore, (Lermontov qui in Italia risulta purtroppo ancora quasi sconosciuto) entrando nel ventre della Russia nel pieno della sua potenza romantica. Puškin e altri nomi luminosi della grande letteratura russa sono qui arpeggiati, pizzicati, come fili d’oro, sempre con precisione e necessità e motivata citazione, così come il ricco ventaglio di altre traduzioni e studi messi a disposizioni da Michilli, s/tesi sulla pagina in tappeti percorribili. Tra tutti, scelgo le firme di quattro nomi maestri: Tommaso Landolfi, Angelo Maria Ripellino, Serena Vitale e Pia Pera.   

Ammiro lo stile colto e personalissimo di Roberto Michilli che offre ai lettori strumenti di fruizione dell’opera non solo visivi ma anche sonori, indicando piste di ascolto in rete. 

Le note ai singoli testi sono miniere dentro cui accedere tra dettagli bibliografici e tensioni narrative che oltrepassano la misura del testo per dilatarci tra le infinite impronte del paesaggio letterario russo.

Michilli ha una cifra magistrale, che mai ostenta conoscenza, mai appesantisce il lettore anzi lo trascina nelle spirali del fascino della personalità di Lermontov, mai cede alla sublimazione vacua, sempre sostiene la parola con trame di fatti e documenti.

Una vera e propria impresa, un contributo alla letteratura russa, non solo all’opera di Lermontov, sancita giustamente dal riconoscimento della Menzione d’Onore alla VIII edizione (2014) del Premio letterario internazionale “Russia-Italia. Attraverso i secoli”.

Nato a Mosca nel 1814 e morto giovanissimo nel 1841, a Pjatigorsk, nel Caucaso, Lermontov è stato uno dei maggiori artisti del XIX secolo: poeta drammaturgo, narratore, pittore. Nel 1840 esce Un eroe del nostro tempo, il suo capolavoro in prosa. La sua opera poetica Il demone sarà pubblicata postuma.

Questa antologia coglie le poesie della maturità, prevalentemente inedite in Italia.

 

Anna Maria Farabbi

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michail jur’evič lermontov

 

 

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Michail Jur’evič Lermontov – La morte del poeta

Michail Jur’evič Lermontov (1814-1841)
Traduzione di Roberto Michilli (versione del 7 gennaio 2014).

                         

Vendetta, Principe, vendetta!
Cadrò ai tuoi piedi:
Sii giusto e punisci l’assassino
Il suo supplizio nei secoli a venire
La tua giusta Corte ha annunciato alla posterità
Perché gli scellerati vedano in esso l’esempio.

 

Il Poeta è morto! – schiavo dell’onore –
è caduto, calunniato,
col piombo nel petto e assetato di vendetta,
ha chinato la testa orgogliosa!…
Non ha sopportato l’anima del Poeta
il disonore delle offese meschine,
contro la società s’alzò
solo come prima… ed è stato ucciso!
Ucciso!… a che serve piangere ora,
intonare inutilmente vacui elogi,
e balbettare patetiche scuse?
Si è compiuta la sentenza del destino!
Forse che per la prima volta avete perseguitato così ferocemente
la sua libera, coraggiosa voce
e per puro divertimento
avete soffiato sul fuoco quasi nascosto?
Ebbene? divertitevi… egli la tortura finale
non poteva sopportarla:
si spense, come una fiaccola, il genio miracoloso,
come una ghirlanda appassì.

A sangue freddo il suo assassino
ha scaricato il colpo… non c’è scampo:
il cuore vuoto batte normalmente,
nella mano non ha tremato la pistola.
Perché stupirsi?… da lontano,
simile a centinaia di fuggiaschi,
a caccia di fortuna e gradi
gettato a noi dalla mano del destino;
ridendo, ha sprezzato con impudenza
della terra altrui la lingua e i costumi;
non poteva salvare la nostra gloria;
non poteva capire in quel sanguinoso istante,
su cosa aveva alzato la mano!…

Ed è stato ucciso – e preso dalla tomba,
come quel cantore, sconosciuto, ma amabile
preda della sorda gelosia,
cantato da lui con tale meravigliosa forza,
abbattuto, come lui, da una mano spietata.

Perché da tranquilli piaceri e semplice amicizia
è entrato in questa società invidiosa e soffocante
per un cuore libero e ardenti passioni?
Perché ha dato la mano a miseri calunniatori,
perché ha creduto a parole e carezze false,
lui, che fin dalla giovinezza aveva capito gli uomini?

E togliendo la precedente corona – una corona di spine,
intrecciata con l’alloro, hanno messo su di lui;
ma le spine nascoste severamente
hanno ferito la gloriosa fronte;
avvelenati i suoi ultimi istanti
da perfidi bisbigli di beffardi ignoranti,
è morto – con una vana sete di vendetta,
con segreto dispetto per le tradite speranze.
Si spensero gli echi dei magici canti,
non risuoneranno più:
angusta, tenebrosa è la dimora del Poeta,
e sulle sue labbra è apposto un sigillo.

 

E voi, alteri discendenti
di padri celebrati per la nota viltà,
che con piedi servili calpestate le vestigia
di famiglie offese dal gioco della fortuna!
Voi, turba di ambiziosi che circondate il trono,
carnefici della Gloria, della Libertà e del Genio!
Vi nascondete all’ombra della legge,
tacciono per voi giustizia e verità!…
Ma esiste, esiste pure, amici dissoluti, un tribunale divino!
Un giudice terribile, che vi aspetta,
inaccessibile al tintinnio dell’oro,
che conosce in anticipo i pensieri e le opere.
Allora ricorrerete invano alle calunnie:
non vi soccorreranno nuovamente,
e non basterà tutto il vostro sangue nero per lavare
il sangue innocente del Poeta!

1837

Scritta per la morte di Aleksandr Sergeevič Puškin, avvenuta il 29 gennaio (10 febbraio) 1837 in seguito alla ferita riportata nel duello sostenuto due giorni prima con Georges D’Anthes. L’epigrafe è tratta dal Venceslas di Jean Rotrou.

 

Смерть Поэта

Отмщенье, государь, отмщенье!
Паду к ногам твоим:
Будь справедлив и накажи убийцу,
Чтоб казнь его в позднейшие века
Твой правый суд потомству возвестила,
Чтоб видели злодеи в ней пример.

Погиб поэт! — невольник чести —
Пал, оклеветанный молвой,
С свинцом в груди и жаждой мести,
Поникнув гордой головой!….
Не вынесла душа поэта
Позора мелочных обид,
Восстал он против мнений света
Один как прежде…. и убит!
Убит!… к чему теперь рыданья,
Пустых похвал ненужный хор,
И жалкий лепет оправданья?
Судьбы свершился приговор!
Не вы ль сперва так злобно гнали
Его свободный, смелый дар
И для потехи раздували
Чуть затаившийся пожар?
Что ж? веселитесь… — он мучений
Последних вынести не мог:
Угас, как светоч, дивный гений,
Увял торжественный венок.

Его убийца хладнокровно
Навел удар… спасенья нет:
Пустое сердце бьется ровно,
В руке не дрогнул пистолет.
И что за диво?… из далека,
Подобный сотням беглецов,
На ловлю счастья и чинов
Заброшен к нам по воле рока;
Смеясь, он дерзко презирал
Земли чужой язык и нравы;
Не мог щадить он нашей славы;
Не мог понять в сей миг кровавый,
На что он руку поднимал!…

И он убит — и взят могилой,
Как тот певец, неведомый, но милый,
Добыча ревности глухой,
Воспетый им с такою чудной силой,
Сраженный, как и он, безжалостной рукой.

Зачем от мирных нег и дружбы простодушной
Вступил он в этот свет завистливый и душный
Для сердца вольного и пламенных страстей?
Зачем он руку дал клеветникам ничтожным,
Зачем поверил он словам и ласкам ложным,
Он, с юных лет постигнувший людей?..

И прежний сняв венок — они венец терновый,
Увитый лаврами, надели на него;
Но иглы тайные сурово
Язвили славное чело;
Отравлены его последние мгновенья
Коварным шопотом насмешливых невежд,
И умер он — с напрасной жаждой мщенья,
С досадой тайною обманутых надежд.
Замолкли звуки чудных песен,
Не раздаваться им опять:
Приют певца угрюм и тесен,
И на устах его печать.
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А вы, надменные потомки
Известной подлостью прославленных отцов,
Пятою рабскою поправшие обломки
Игрою счастия обиженных родов!
Вы, жадною толпой стоящие у трона,
Свободы, Гения и Славы палачи!
Таитесь вы под сению закона,
Пред вами суд и правда — всё молчи!…
Но есть, есть божий суд, наперсники разврата!
Есть грозный судия: он ждет;
Он не доступен звону злата,
И мысли и дела он знает наперед.
Тогда напрасно вы прибегнете к злословью:
Оно вам не поможет вновь,
И вы не смоете всей вашей черной кровью
Поэта праведную кровь!

1837

 

Dal sito L’arme, gli amori, di Roberto Michilli

https://larmegliamori.wordpress.com/2012/01/06/michail-jurevic-lermontov-la-morte-del-poeta/

 

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Michail Jur’evič Lermontov, Quaranta poesie– Galaad edizioni 2014

Traduzione e cura di Roberto Michilli

 

 

 

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